2 AGOSTO 1980 | Alla stazione di Bologna c’erano Lucia Scapato, Tonino e Bruna D’Urso: «Salvi grazie a un treno da Parigi»


Alle ore 10.25 di sabato 2 agosto 1980 avvenne il il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra. Nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, venne fatto esplodere e causò il crollo dell’ala Ovest dell’edificio. La bomba era composta da 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta «Compound B», potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina a uso civile).

L’esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d’altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala Ovest, allo scopo di aumentarne l’effetto: l’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l’edificio. L’esplosione causò la morte di 85 persone e il ferimento o la mutilazione di oltre 200.

Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari, tra cui Valerio Fioravanti. Gli ipotetici mandanti sono rimasti sconosciuti, ma furono rilevati collegamenti con la criminalità organizzata e i servizi segreti deviati (ricostruzione tratta da Wikipedia).

Alla stazione di Bologna, sabato 2 agosto 1980 alle 10 del mattino erano presenti anche tre montagutesi: l’amico Tonino D’Urso, sua sorella D’Urso e la loro madre, Lucia Scapato.

«A Bologna ci sono le strisce coi nomi delle vittime ma da un lato è più corta. Mancano i nostri nomi.»

Tonino D’Urso ci racconta questa storia da brividi. «Siamo salvi grazie a un treno straordinario proveniente da Parigi e diretto a Lecce. Eravamo alla stazione di Bologna, quel caldissimo sabato 2 agosto 1980. Era mattina ed eravamo arrivati da Prato, pronti a partire per Foggia. Il 3 agosto dovevo fare le fotografie al matrimonio di Michele Ricci. Dovevamo scendere in macchina con Giovanni Milano, ma ebbe problemi per strada e decidemmo di prendere il treno. Mentre mamma e Bruna erano nell’androne, io gironzolavo per la stazione e notai questo treno straordinario che veniva da Parigi diretto a Lecce. Era semivuoto. Dissi a mamma di prendere quello, che saremmo stati più comodi, così caricammo le valigie e partimmo. Erano circa le 10.15.»

Poi, a Pescara, le prime avvisaglie. «Un tizio mi chiese cosa fosse accaduto a Bologna, perché non c’era più la stazione. Pensai: ma come, quando siamo partiti c’era. Arrivati a Foggia, in stazione c’erano tutte le televisioni collegate con il notiziario che raccontava della strage. Allora non c’erano telefonini o cose simili. Tutti i parenti sapevano tutti che eravamo a Bologna, e probabilmente ci avevano dati per morti. Arrivati a Montaguto, mia cognata Giovanna (moglie di Angelo D’Urso) appena ci vide si mise a piangere.»

Una storia da brividi, un racconto allucinante che si conclude con una battuta nello stile di Tonino D’Urso: «Senza quel treno da Parigi chi le avrebbe scattate le foto al matrimonio di Michele Ricci?»

La stele con le vittime della strage di Bologna

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