25 aprile a Montaguto, una storia minore della Liberazione


Oggi, martedì 25 aprile, si festeggia l’anniversario della Liberazione dal Fascismo. Anche Montaguto ha la sua storia da raccontare e la riproponiamo proprio oggi. (La foto è del 1948, tre anni dopo la liberazione).

Questa storia i giovani l’avranno letta da qualche parte. I più vecchi se la ricorderanno, perché l’hanno vissuta.  Allora erano dei ragazzi.  Accadde quando i tedeschi cominciarono a scappare verso il nord, incalzati dalle truppe americane e da squadre di partigiani. Un battaglione di soldati tedeschi, con camion, carrarmati, camionette, motociclette, un bel mattino arrivò a Montaguto. Vi si accampò. Mitraglie e cannoni poco sopra il cimitero. E così pure sulla costa del Calvario.  La gente era impaurita ma anche incuriosita.  Gli uomini e i giovani, quei pochi che non erano al fronte, si nascosero nelle campagne. Le donne, i ragazzi restarono.  Anche intimoriti, si affacciavano sulle strade. Guardavano. C’era silenzio. Qualcuno temeva atti di sabotaggio e di violenze verso la popolazione. Si sapeva di stragi altrove.

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Difficile decifrare le intenzioni dei temuti fuggitivi. Parlavano tedesco e a Montaguto si parlava il montagutese.  Il podestà di allora, Guido Ranieri, che ancora amministrava il paese, sapeva che tra i rifugiati c’era una giovinetta, forse una studentessa universitaria, che conosceva la lingua tedesca. Fece in modo che il capo del battaglione incontrasse la giovinetta. La incaricò di dire che egli era disponibile a venire incontro ad eventuali esigenze di rifornimento dei soldati (cibo, acqua, vino), purché non arrecassero danno alla popolazione. L’incontro avvenne nei pressi della Piazza della Fontana. Il comandante tedesco era robusto, alto, ancora più alto per il berretto militare che indossava. La giovinetta si fece largo tra la gente che era accorsa in Piazza. Per parlare salì su un gradino di una casa, lì vicino alla Fontana Nuova. All’inizio di Via Antonio Pepe. Alzava la testa per guardare in faccia il giovane ufficiale.  Leggeva da un foglietto. Forse tremava.  Ma la voce era ferma. Si sentiva chiara nel silenzio della gente ammutolita.

Il tedesco annuiva. Poi disse qualcosa. E la giovinetta spiegò: non ci faranno niente! Disse.  La gente si rasserenò.

Se ne andarono come erano venuti. La sera stessa. Un fragoroso rombo di motori.  Se ne andarono per la Via di Orsara.

Si seppe che si erano fermati ancora verso la Fontana Paolina. Forse ci rimisero le penne un po’ di galline. Alcuni maialetti furono fatti salire a forza sui camion. Dissero.

Un po’ più di spavento ci fu qualche giorno dopo. Passò un camion pieno di fascisti.  Portavano il fez nero in capo. Parlavano italiano. Vociavano, minacciavano, cantavano. Si fermarono dinanzi alla Fontana Nuova.  Qualcuno di essi tirò fuori una pistola. La puntò contro uno che stava lì a guardare. Ma non colpì.

Si sentirono alcuni spari, un poco dopo. Fu preso di mira un pollastro che razzolava da quelle parti e un gatto. Gli spararono. Si sentì miagolare sotto il ponticello lì dove era ed è il Parco della Rimembranza.

Niente di più grave. Era una bella giornata di sole. Montaguto aveva vissuto di passaggio quella grande e terribile storia che fu la seconda guerra mondiale. Ma, lontani, alcuni i suoi figli non tornarono mai più al loro Paese. Sia gloria a loro in quest’anniversario di ricordi.

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