ARIANO, LA PROTESTA DI 6 MILA MANIFESTANTI


Seimila persone in marcia da Ariano fino a Pustarza: venti chilometri a piedi, per la maggior parte in salita e con all’attivo un posto di blocco strappato alla polizia.

IL POSTO DI BLOCCO FORZATO
Il primo duro braccio di ferro tra celerini e manifestanti si è consumato a contrada Orneta, dopo circa un’ora e mezza di marcia: una decina di auto e camionette di polizia e carabinieri avevano sbarrato la strada (la Provinciale 10 che porta a Difesa Grande); una cinquantina di agenti in tenuta antisommossa si erano schierati con i caschi, gli scudi e i manganelli, e con l’ordine categorico di non cedere di un passo. Erano schierati per tutta la larghezza della strada e anche oltre il margine della stretta carreggiata, sconfinando in una piccola stradina sterrata che affianca in quel punto la Provinciale 10. Il blocco ha resistito due minuti: mentre al centro della strada i leader dei manifestanti parlamentavano con i funzionari della questura, nella stradina sterrata affianco un primo gruppetto di manifestanti era riuscito intanto a trovare un varco e a passare. Da quel momento non si è capito più nulla: caos totale per due o tre minuti. E’ partita anche qualche manganellata, ma questa volta senza causare feriti. Ormai c’era poco da fare: i manifestanti erano passati in grande quantità e il cordone di polizia è stato sciolto; la lunga marcia per Pustarza è così proseguita tra gli applausi per l’impresa appena compiuta. E’ stato questo il momento più critico della prima parte della manifestazione.

LA PARTENZA DA RIONE MARTIRI
La marcia era partita quasi in sordina, con la paura di non raggiungere un numero sufficiente di manifestanti. A fare da sfondo e supporto al corteo erano pronte dieci ambulanze, duecento auto private e due o tre pullman che sarebbero poi serviti per riportare indietro da Pustarza i manifestanti: tutto programmato per ottenere la massima partecipazione e il massimo risultato utile. Ma alle 15:30, al concentramento di rione Martiri, i manifestanti erano solo qualche centinaia, tanto pochi che si temeva che la protesta anti discarica fosse ormai solo da archiviare. Si sono messi lo stesso in marcia e già durante i primi chilometri si sono iniziati ad aggiungere diversi gruppetti di persone, provenienti da altre zone di Ariano. In testa e in coda al corteo c’era un piccolo servizio d’ordine con i carabinieri e i poliziotti di Ariano e delle caserme vicine: il grosso dei celerini stava invece nel frattempo prendendo possesso dei vari posti di blocco disseminati lungo la strada per Pustarza. In realtà nessuno pensava che i manifestanti arrivassero a percorrere quei 20 chilometri: nelle comunicazioni del giorno precedente il sindaco di Ariano Domenico Gambacorta aveva infatti comunicato che la manifestazione si sarebbe esaurita nel percorso da rione Martiri fino al bivio di Villanova. Ma al bivio alla fine ci sono rimasti solo il sindaco Gambacorta e gli altri politici; la gente ha proseguito a piedi senza pensarci due volte: «Dobbiamo andare a riprenderci la nostra terra». E a dare nuovo vigore alla protesta c’era il fatto che il corteo era arrivato intanto a contare oltre quattromila persone. Al bivio di Villanova si erano aggiunti anche i manifestanti provenienti da Savignano, che quando hanno visto arrivare i “fratelli” arianesi li hanno accolti con gli applausi. E altri manifestanti ancora stavano avvisando telefonicamente che sarebbero poi arrivati con le auto a Pustarza. Da qui la lunga salita per la Provinciale 10 (e il primo pericoloso scontro con la polizia a contrada Orneta).

IL BIVIO DI MONTELEONE
L’unico altro posto di blocco incontrato dai manifestanti è stato quello al bivio per Pustarza. Qui le forze dell’ordine erano schierate soltanto con due camionette e una decina di agenti in tenuta antisommossa. Anche qui si temeva il peggio, soprattutto quando uno dei leader della manifestazione si è avvicinato ai poliziotti con tono aggressivo: «Vi levate? O vi leviamo noi?» Evidentemente gli ordini ricevuti dai poliziotti non erano quelli di reagire, perché anche qui il cordone si è aperto e i manifestanti sono passati senza colpo ferire. Anche questa seconda prova di forza era vinta.

L’ARRIVO A PUSTARZA
Sono le 19 quando anche l’ultimo posto di blocco viene passato. Mancano solo gli ultimi due chilometri per arrivare al sito occupato dalle ruspe del commissariato per l’emergenza rifiuti. Intanto scende la notte. Al buio i seimila “NO” arrivano fin quasi davanti al cancello della nuova discarica: sembra quasi che non ci sia ormai più nessuna resistenza da parte delle forze dell’ordine, ma non è così. Parcheggiate ai lati della strada ci sono decine e decine di auto di carabinieri e polizia. E altre decine sono parcheggiate in fondo, nei terreni agricoli requisiti da De Gennaro. Circa un migliaio tra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa. Qui non si passa. I piedi sulla terra requisita non si possono mettere. Ma il messaggio è lanciato: Savignano e Ariano non vogliono morire di spazzatura.

DALLA BATTAGLIA ALLA TRATTATIVA
Stretti in trappola come topi, per aver esitato. E la trappola non è un budello, una forca caudina, una strettoia. E’ una piana immensa, dove il vento arriva da tutte le direzioni. Sguarnita, scoperta, senza neppure un albero, una siepe, un cespuglio per ripararsi. Terra che si è fatta fango. Una poltiglia di erba e zolle smosse, che si attacca alle scarpe e rende i piedi macigni da trasportare correndo. I seimila di una marcia infinita sono arrivati ancora carichi di entusiasmo e rabbia. Non hanno mai marciato a passo lento. Quattro ore per raggiungere quello che già sapevano campo di battaglia. Conquistate le ultime centinaia di metri, quelli che erano in testa al corteo si sono lanciati a viso aperto verso lo schieramento di polizia. Stanchi, ma ancora convinti di giocare la partita fino in fondo. Una corsa di un gruppo sparuto, che non ha voluto aspettare che tutto il corteo si compattasse in contrada Pustarza. Soltanto qualcuno, come Giovanni La Vita e Guglielmo Ventre hanno cercato prima un colloquio con il funzionario della questura. Ma neppure il tempo di cercarlo che un gruppo aveva già percorso la stradina che porta al cantiere aperto solo due giorni fa. Una corsa nel fango dei campi e si sono trovati di fronte allo sbarramento di celerini. Duecento, forse più con caschi, scudi e manganelli. Loro, i manifestanti, disarmati. E i primi tafferugli, con i primi feriti. Uno è Anselmo La Manna. Contusioni e una distorsione al piede. Per gli altri solo contusioni, ma niente di grave. La Manna, leader storico del movimento anti discarica viene allontanato e portato su un’ambulanza. Ma ha ancora la forza per urlare: “Io da qui non me ne vado!”.
Nel frattempo sul campo di fronte il corteo che aveva occupato centinaia e centinaia di metri di strada si è radunato. Occupa gran parte del campo e in molti si dirigono verso il capannello che si è formato all’ingresso del cantiere. La polizia lancia fumogeni. Ma la zona è troppo aperta, il campo è umido e fangoso e c’è vento. I fumogeni non hanno effetto. Spaventano solo. Qualcuno viene sparato con una parabola piuttosto orizzontale. E la folla si allontana. La celere guadagna metri e il fronte si sposta dal cantiere. E’ sul terreno opposto. Sono passate ormai le venti. La stanchezza è tanta, la tensione è forte. E’ una battaglia, ma la pausa snerva e i più esagitati, di tanto in tanto lanciano qualche pietra.
Sono continui, incessanti invece i cori, gli insulti le urla contro le forze dell’ordine. C’è un momento in cui un gruppo più avanzato si avvicina troppo e un poliziotto lancia un paio di fumogeni. Il primo disperde un gruppo, il secondo vola troppo basso. E il poliziotto viene fermato dai suoi stessi colleghi. I funzionari cercano di tenere a freno i più tesi. Ma ormai polizia e carabinieri circondano con uomini e mezzi tutta la zona. I manifestanti sono sotto assedio. Adesso bisogna trattare, ma sindaci, amministratori non ci sono. E nella folla c’è rabbia: si sentono tutti traditi, abbandonati e soli dove tutto può succedere. Più che il buon senso, prevale la stanchezza. Qualcuno, mestamente, intorno alle 21,30 comincia ad abbandonare Pustarza. Testa bassa, anche perché è il buio più pesto e comincia a piovere. La temperatura è rigidissima e il vento taglia la faccia. E’ troppo per i più anziani e per i bambini, che pure avevano marciato tutto il pomeriggio. Ma in migliaia sono ancora lì e non intendono andar via.
Tanti cominciano a pensare che la battaglia è persa e che bisogna trattare. I funzionari di polizia cercano i più ragionevoli. Alla fine il contatto con le istituzioni lo stabilisce un giornalista. Gianni Vigoroso, di Canale 58, riesce a contattare il vescovo di Ariano, monsignor Giovanni D’Alise. Il prelato assicura che contatterà il prefetto. Passano pochi minuti e il vescovo richiama per dire che non è stato possibile rintracciare il prefetto ma lancia un appello al buon senso, a evitare scontri con le forze dell’ordine e a rientrare. Vigoroso contatta anche il questore di Avellino, Antonio De Jesu, ma il messaggio che
arriva non può rincuorare la folla: le forze dell’ordine non abbandoneranno il campo e i rinforzi sono in arrivo da tutta Italia.
Una sconfitta cocente, anche se i manifestanti sono ancora compatti, schierati di fronte alla celere. Poco dopo le 22 arriva a Pustarza il sindaco di Ariano, Domenico Gambacorta. Aveva marciato da rione Martiri fino al bivio di Villanova, mantenendo la testa del corteo. La sua manifestazione si è conclusa lì: da sindaco non poteva proseguire per un tratto non comunicato e non autorizzato. E per questo ha ricevuto contestazioni da tutto il fronte anti discarica.
Ma quando la situazione si è fatta tesa e pesante, non ha esitato a tornare sulle sue decisioni e assumersi la responsabilità di trattare. A Pustarza Mimmo Gambacorta ha cercato di convincere gli irriducibili a ritirarsi, nel frattempo ha contattato il prefetto di Avellino, Ennio Blasco e la presidente della Provincia, Alberta De Simone. Un altro estenuante capitolo di una giornata infinita: da Blasco è arrivata l’unica notizia che ha convinto i manifestanti al dietro front. La presidente De Simone ha avuto un contatto con il vice ministro degli Interni Marco Minniti. Oggi potrebbe aprirsi un tavolo di trattative con il Viminale. L’obiettivo è uno soltanto: ottenere la sospensione dei lavori per la discarica di Savignano. E in mattinata a Palazzo Caracciolo si terrà una riunione.
All’annuncio è cominciato il lento rientro a casa per tutti. Intorno alle 22,30 a Pustarza sono arrivati dei pullman messi a disposizione dal comune di Ariano. E’ stato il sindaco Gambacorta a chiederli. Buio pesto e freddo glaciale avrebbero reso impossibile una marcia verso casa per i manifestanti che erano ancora moltissimi.
Amareggiati, ma già pronti a organizzarsi per il giorno seguente: oggi pomeriggio, forse, si terrà un’assemblea nel palazzetto dello sport di Ariano. La conferma si avrà solo in mattinata.

Fonte: Ottopagine.it

LEGGI L’ARTICOLO DI OTTOPAGINE.IT

IL RACCONTO DEI NOSTRI UTENTI

L’EDITORIALE DI MARCELLO ZECCHINO

IERI INVESTITO UN MANIFESTANTE PACIFICO!

2008-04-04 21:29:40

3

Commenti

comments

Lascia un commento