L'inaugurazione della casa museo, sabato 11 agosto 2012

Casa-museo, com’era la vita a Montaguto tanti anni fa

L’anno scorso, sabato 11 agosto a Montaguto fu presentata la prima casa-museo, sita in corso Antonio Pepe, 14. Realizzata da Giovanna Strollo, Giulio Bruno e Antonio Angino, la casa-museo non solo raccoglie tantissimi oggetti della tradizione classica montagutese, ma è realmente organizzata come un’abitazione della Montaguto del passato.

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In più, ecco anche la bottega del barbiere e quella del calzolaio, che consentono di rivivere anche il fascino antico dei mesteri dell’epoca.

La casa-museo è un vero e proprio gioiello, all’interno del quale è possibile ritrovare il tempo che fu. Montaguto è qui, racchiuso in queste mura, conservato nelle tazze, nei callari, tra le lame affilate del barbiere e i ferri arrugginiti del calzolaio, racchiuso in un filo con l’ago della sarta e nel gomitolo di una vecchia zia che vive nella sua cucina, profumatamente raccolto nella pipa e nella scatola di tabacco di suo marito che le fa compagnia. Oltre agli oggetti, infatti, ci sono anche dei manichini, realizzati rigorosamente all’uncinetto perché, spiegano gli organizzatori, la plastica stonava. E la realizzazione, certosina, è stata di Anna Schiavone.

Il progetto originario risale al 1996, quando fu realizzato il museo, che però era composto di un’unica stanza (LEGGI QUI). Dopo un po’ di anni durante i quali il museo, rilevato dall’Amministrazione comunale, è stato abbandonato a sé stesso, Giovanna, Giulio e Antonio hanno deciso di riprenderne le redini, e in sette mesi circa hanno tirato su questo splendido spaccato del paese di tanti anni fa. «Abbiamo deciso di fermare un angolino di tempo – ci hanno raccontato –. Volevamo mostrare i sacrifici che hanno dovuto effettuare la gente del passato, che hanno tratto grinta da quella povertà. Le nostre radici non dobbiamo perderle, e da esse dobbiamo prendere forza. Basta guardare quanti pochi oggetti avessero per andare avanti. C’erano poche cose, pochi valori ma erano autentici. Prima il tempo era lento e semplice».

Montaguto è qui, è nel recipiente dell’impasto e nei cocci per la pasta, nelle piante ornamentali e nelle vecchie fotografie. L’eco di canzoni passate riverbera negli altoparlanti delle radio d’epoca che riportano anche l’udito al tempo che fu. Gli effluvi caserecci vengon fuori da antiche pentole che hanno sfamato decine di famiglie e i cucchiai di legno raccontano di pranzi e cene povere ma appaganti: anche chi non ha vissuto questo tempo, può tornare indietro con la mente e rivivere ore e ore trascorse intorno a un tavolo, dove la parola e il contatto umano cementavano rapporti familiari dai valori autentici. Infatti, è proprio questo lo spirito che avvolge e avviluppa la casa-museo. Ogni oggetto è al posto giusto e spiega tante cose della vita passata.

«Dobbiamo dire grazie ai montagutesi – concludono gli organizzatori –. Sono loro che hanno fatto questa casa-museo, noi abbiamo soltanto catalogato i loro oggetti. Il museo è aperto tutti i giorni, e anzi chiediamo alle persone di portarci ancora altri oggetti. Qui è tutto in progress. I montagutesi sono stati generosissimi. Siamo felici della presentazione, è andata alla grande e ancora oggi c’è un via vai continuo. Molta gente è andata via piangendo, commossa».

Montaguto è qui, è ora, è prima, è tutto insieme nello stesso istante, racchiuso in queste quattro mura che contengono uno spazio infinito e un tempo eterno. Le grosse chiavi appese al muro sono i passpartout di questo mondo passato, nascosto e magico, e tutti gli oggetti custoditi in questo posto quasi fiabesco rappresentano i fili con cui muovere il tempo.

E un grazie, detto col cuore, agli organizzatori viene spontaneo anche da parte di chi, “quel tempo”, non l’ha vissuto. “Quel tempo” andava fermato e riportato indietro. Ci siete riusciti a meraviglia. E, forse, anche la zia e lo zio, la sarta e il barbiere e il calzolaio, dovunque essi si trovano, avranno un motivo per dire grazie. E, se la crisi di oggi vi sembra insormontabile, provate ogni tanto a guardarvi indietro. Se ce l’hanno fatta i nostri avi, ad andare avanti, non dobbiamo che rimboccarci le maniche!

Michele Pilla

L'inaugurazione della casa museo, sabato 11 agosto 2012

L’inaugurazione della casa museo, sabato 11 agosto 2012

2013-09-26 11:18:44

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