Ciao a Pietro De Michele, adesso il cielo ha un nuovo messaggero


di Michele Pilla

Conosco solo un modo per superare questo dolore immenso. Mentre le lacrime bagnano la tastiera, le dita si muovono incuranti degli occhi arrossati, degli spasmi, del cuore che accelera. Incuranti della infinita tristezza che da oggi avvolgerà il mondo. Un mantello nero difficilmente scrollabile. C’è solo un modo, ed è ciò che tu mi stai obbligando a fare. Riesco quasi a sentirti, mentre dici: “Embé? E’ quist lu mod d reagì? Scrivi! Dai sfogo con le parole. Qua nun c’amma chiang n’guoll, amma fa cocche cos!”

pallinoverde RIGUARDA LA DIRETTA CON PIETRO DE MICHELE (3 novembre 2011)

Sì, sei tu che in questo momento, alle 21, un quarto d’ora dopo aver saputo della tua ascesa al cielo, mi stai spronando a smettere di piangere e darmi un contegno. Okay, sto scrivendo, ma le lacrime è impossibile fermarle. Le dita vanno avanti, la tastiera scricchiola sotto il loro movimento e nella testa la tua voce rimbomba. Non è possibile che non ci sei più e non ci sarai più, non può essere. Non dev’essere. Non esiste. Non è giusto. Ma forse c’era bisogno di te, Lassù. Forse avevano bisogno di qualcuno che sapesse alzare la voce, che sapesse dar voce agli altri, che sapesse raccontare allo stesso modo in cui facevi quaggiù.

Pietro De Michele si è spento ieri sera a San Giovanni Rotondo e chi scrive, Michele Pilla, è infinitamente scosso da tutto ciò. Si dice che il giornalismo debba essere asettico e impersonale, ma spero mi perdonerete. Questa è una lettera che scrivo a un amico, una lettera che sarà letta e che dunque vorrei fosse scritta al meglio. Ma l’emozione domina, in questo momento, e scrivere è l’unica cosa che posso fare per esorcizzare tutto. Non sono un parente di Pietro, almeno non a livello sanguigno. Ma in un certo senso mi sento suo figlio putativo. L’ho conosciuto l’anno scorso, a Panni, ma è come se fosse passata una vita. Mi ha dato tanto, cose che le scuole di giornalismo o tutte le redazioni di questo mondo non possono insegnare. Sono cose che si apprendono solo se si hanno maestri immensi, che non ti fanno una lezioncina e via. Maestri che condividono il loro sapere. Pietro De Michele era, E’, tutto questo. Perché Pietro De Michele è salito in cielo ma ha lasciato un mondo intero, qui. Quindi sarà sempre con noi.

Non è la stessa cosa. No, non è affatto la stessa cosa. Ecco, Pié, ora il dolore torna a farmi male e le dita hanno qualche difficoltà. Dammi ancora una volta voce, sgridami, dimmi che devo continuare a scrivere. Per favore, fatti sentire. Non siamo poi così lontani, giusto? No, tu sei qui. E devi dirmi cosa devo dire. Voglio dire quello che volevi dire tu. Voglio essere un tramite. C’è bisogno di tantissimi Pietro De Michele, in questo mondo. Ce ne saranno sempre troppo pochi. Oggi Dio ha deciso di prendersi quello migliore che c’era, l’originale.

Ho paura di aprire la tua pagina Facebook. Forse non è giusto farlo, ma non riesco a farne a meno.

Ho paura di aprire “Il Castello” (“IL CASTELLO” DI PANNI). Non ci troverò più nulla. Non è giusto. L’ultimo articolo è datato 18 agosto. E’ un articolo allegro, raccontavi di un matrimonio. “Il Castello” era la mia lettura quotidiana. Il tuo giornale era una gioia. Portavi la Pannesità alla gente. Eri fiero di farlo. Avvicinavi i paesani al loro luogo natìo. Non c’è niente di più bello.

E adesso? “E mo ‘ea scriv’ tu!”. Sì, ti sento mentre me lo dici. La tua voce continua a rimbombare nelle mie orecchie. Penso a tua moglie. Penso ai tuoi figli. Tu sarai con loro. Mi ti immagino, Lassù, che dici a San Pietro: “Ma che cavul, ma proprij mo’?” E penso anche che avrai la possibilità di “scendere” tra noi. Lo chiederai a gran voce, non potranno negartelo. Adesso il Cielo ha un nuovo messaggero, il più importante. Purtroppo, il mondo ha dovuto perderlo. Ti voglio bene, maestro di somma virtù. Tuo allievo per sempre, Michele.

Montaguto.com si stringe intorno alla famiglia De Michele. SENTITE CONDOGLIANZE

2012-08-23 20:18:41

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