“Come balliamo in Giappone”, l’amica Lucia Andreano ci racconta i terremoti e le conseguenze nel Sol Levante


L’amica Lucia Andreano, cui facciamo tantissimi auguri per il suo compleanno di qualche giorno fa, ci ha inviato questa meravigliosa testimonianza su come funziona in Giappone con i terremoti, anche per sfatare un po’ di luoghi comuni che si apprendono su Internet. Buona lettura!

Anche il 2016 sta finendo e come ogni anno arriva il periodo dei bilanci, nel lavoro, nella vita privata, nel sociale. Mi verrebbe da dire che quest’anno sia stato un anno letteralmente movimentato, non tanto nel mio privato, quanto per il bellissimo pianeta su cui viviamo. Mi riferisco ai sismi che, a partire da quello drammatico di Amatrice, si sono fatti sentire con conseguenze visibilmente differenti in diverse parti del mondo.

Ad ogni sisma avvenuto in Italia quest’anno sono seguiti quasi in automatico l’elogio al Giappone e alle sue costruzioni antisismiche e la preghiera che il popolo nipponico ci insegni a costruire. Perciò spero non vi dispiacerà se vi parlo un po’ di queste costruzioni e di come affrontiamo le calamità naturali da queste parti.

LE ABITAZIONI NIPPONICHE

Tradizionalmente le abitazioni giapponesi erano fatte di legno e paglia, con l’altezza del soffitto e il numero e l’ampiezza delle camere che variavano in base al rango sociale degli inquilini. Non si tratta di un passato lontano, queste costruzioni ci sono ancora oggi e si confondono tra le abitazioni moderne introdotte dall’occidente, copiate dall’occidente e adattate al loro gusto e alla loro tradizione, il che vuol dire utilizzando il più possibile legno, paglia, carta da parati che le rendono facilmente incendiabili, mantenendo i soffitti di 210 cm e le camere piccole, dato che la nobiltà non esiste più. (^ . =).  I grandi palazzoni moderni che animano l’immaginario un po’ di tutti, sono presenti solo nelle grandi città nipponiche, che per molti aspetti sono molto meno tecnologiche di quel che si possa credere. I palazzi sono in cemento, le piccole casette, di solito a 2 piani, numerose sia in città sia ovviamente in campagna, sono prefabbricati.

Il costo del lavoro per questo tipo di costruzioni è molto basso e il valore dell’abitazione è dovuto quasi esclusivamente al suolo, alla zona e alle sue comodità. Proprio a causa della facile deperibilità dei materiali utilizzati il privato deve pagare continuamente per una adeguata manutenzione e gli incendi sono all’ordine del giorno, tant’è che appena acquistata casa ho dovuto subito stipulare un’assicurazione per incendi e terremoti. Inoltre ad un certo punto, quando ormai la manutenzione non può più fare miracoli, diventa inevitabile e probabilmente meno costoso per questo tipo di costruzioni buttare giù tutto e ricostruire, sempre a spese del privato.  Potrete facilmente capire quindi che in Giappone di vecchio, antico, storico non c’è assolutamente niente; tutto bruciato, deperito, crollato, ricostruito. Non è così per noi. Dai nostri monumenti millenari fino alle mura delle nostre case noi italiani viviamo immersi nella Storia e nell’Arte.

Vien facile capire che non possiamo buttar giù e ricostruire con la stessa facilità con cui lo fanno qui, possiamo rinforzare le nostre strutture e costruire nuove strutture antisismiche, però. Per quanto riguarda il rafforzamento della struttura, mi verrebbe da dire che una casa ultracentenaria che ha già subito tanti traumi nel tempo non può essere eterna e il subire danni o meno non dipende solo dalla struttura e dall’intensità di un terremoto, la magnitudo che ci piace tanto nominare, ma da vari fattori come la profondità dell’epicentro, la conformazione del terreno, ecc. A proposito delle nuove abitazioni costruite con sistemi antisismici vorrei invece citare il parere di adulti e anziani giapponesi che spesso mi spiegano che le costruzioni vecchie, i palazzi tirati su in Giappone negli anni 60 e 70 sono più solidi e sicuri di quelli costruiti successivamente fino ai giorni nostri. Sapete perché?

Perché quelli erano gli anni della bolla economica, c’erano i soldi e non si risparmiava sui materiali e sui lavori come invece hanno iniziato a fare successivamente. Che dire? Tutto il mondo è paese, ma l’erba del vicino è sempre la più verde. (U.U)

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I TERREMOTI NELLA TERRA DEL SOL LEVANTE

Il Giappone è una delle zone più sismiche del mondo, come tutti saprete. Eppure ripercorrendo a ritroso i grandi terremoti che la mia memoria e la mia esperienza diretta o quasi possano ricordare, torno al vicino 1995: terremoto di Kobe, magnitudo 6.8. Una città distrutta e oltre 6000 morti. Palazzi, case e autostrade sopraelevate++ venuti giù erano costruzioni recenti e antisismiche, ci credereste? La città di Kobe è stata rasa al suolo dal terremoto e ricostruita. Oggi è molto bella, europeggiante e speriamo più sicura.

Terremoto magnitudo 9 e tsunami Fukushima 2011. L’epicentro è in mare, sarebbe bene specificarlo, perché altrimenti sarebbe potuta andare ancora peggio. Le vittime accertate sono 16000.Incendi, smottamenti e tanti danni sono stati registrati subito dopo il terremoto, ma la catastrofe provocata dallo tsunami di 40 metri ha rubato la scena al dramma del sisma che è passato in secondo piano nell’immaginario collettivo. Da questo momento nella stessa zona si susseguono quasi giornalmente piccole e medie scosse. Ma quest’anno ballano anche le zollette più vicine alla mia città. Ad Aprile c’è stato un terremoto fortino a Kumamoto, , una città dell’isola del Kyushu, magnitudo 7, profondità 10 km. Kumamoto pur essendo una città moderna ha comunque subìto danni notevoli. Si stanno ancora raccogliendo le offerte per i terremotati.

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Da ottobre, invece, si susseguono le scosse intorno alla mia zona. E’ cominciato tutto con una bella scossa forse di 6 gradi circa nella prefettura di Tottori vicino alla mia, una bella scossa avvertita forte anche a Osaka e man mano l’epicentro dei terremoti si è avvicinato fino alle 11:48 di Sabato 19 Novembre, quando sono saltata dal divano per infilarmi sotto al tavolo della sala da pranzo. L’epicentro questa volta era a 60 km da casa mia. La scossa è stata così improvvisa che l’allarme del cellulare che dovrebbe avvertire l’arrivo del terremoto qualche secondo prima, non ha fatto in tempo ad attivarsi e ha cominciato a suonare fortissimo a terremoto iniziato, mentre una scritta in rosso lampeggiava intimando di mettersi al riparo. Le finestre della mia casa anni settanta dagli infissi vergognosamente inutili tremavano e io sotto il tavolo mi chiedevo se restare lì o afferrare lo zaino di sopravvivenza pronto all’ingresso e scappare fuori affrontando 3 piani di scale (il palazzo è sprovvisto di scale antincendio) per raggiungere lo spiazzale del mio cortile. Certo mia madre doveva essere riuscita a uscire in fretta, con me piccina in braccio avvolta da una copertina ricamata a mano come solo le nonne di una volta sapevano fare, quella sera del 23 novembre del 1980, quando la sua casa a Montaguto aveva cominciato a tremare. E mentre questo racconto che mi pareva esser senza tempo mi tornava in mente la terra si è assestata, mentre il mio corpo continuava a vibrare.

Magnitudo 5 Shindo 4

Il Giappone divide il metodo di misurazione dei terremoti in magnitudo e shindo. La magnitudo è ovviamente l’intensità dell’energia sprigionata nell’epicentro. E il mio terremoto ha raggiunto i 5 gradi. Lo Shindo è l’intensità di oscillazione che è importante conoscere per quantificare in fretta i danni possibili, non soltanto nell’epicentro, ma in tutte le zone raggiunte dal terremoto. Lo shindo si divide in 10 livelli, da 0 a 3 non ci sono problemi, il livello 4 (quello di questa mattina) implica un forte spavento, ma pochi danni, poi i livelli 5-,5+,6- e 6+ presuppongono ingenti danni e vittime e l’ultimo livello, il 7, la catastrofe. La scala shindo è usata in Giappone e a Taiwan ed è differente da quella Mercalli. Effettivamente, essendo consapevole che la mia casa è molto vecchia mi sono un po’ agitata. Devo ammettere che se fossi stata sul posto di lavoro o nei grandi magazzini o in un palazzo moderno per un terremoto di livello 4 (magnitudo 5) non mi sarei messa sotto il tavolo J

Lo zaino di sopravvivenza

All’ingresso del mio appartamento, sulla scarpiera bianca è riposto il fedele zainetto di sopravvivenza, probabilmente molto più utile in caso di tsunami, quando si ha almeno una mezz’ora di tempo per poter scappare, che in caso di terremoto, improvviso e imprevedibile. Ad ogni modo vige l’usanza di preparare uno zaino con i beni di prima necessità utili in caso di calamità. Nel mio zainetto c’è un litro d’acqua, 2 pacchetti di snack, coperta, medicine, una torcia,un carica batterie portatile per il cellulare. Speriamo di non averne mai bisogno 🙂

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LE ESERCITAZIONI

Una buona abitudine giapponese è quella di organizzare periodicamente delle simulazioni in caso di terremoto o altre calamità naturali, non solo nelle scuole, come dovrebbe essere d’obbligo anche da noi, ma anche nei condomini e in generale nelle varie aree abitative. Il terremoto è improvviso e l’essere preparati, il sapere come muoversi, l’individuare zone sicure in cui rifugiarsi (ogni area deve avere uno spazio aperto dove poter stare sicuri di non prendere una tegola in testa per esempio) l’essere consapevoli del da farsi può salvare molte vite.

E LA NUOVA ZELANDA?

Nel mese di novembre anche in nuova Zelanda c’è stato un devastante terremoto di magnitudo 7.5 che ha fortemente modificato la conformazione del territorio, ma che non ha riscontrato danni a cose o persone. Una provocazione: costruiamo le case come in Nuova Zelanda! (‘0’)

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