COMUNITA’ MONTANA, IL TRASFERIMENTO ASSICURA UN RISPARMIO DI 18MILA EURO ANNUI


E’ avvilente dover essere costretti a rispondere ad accuse false e prive di ogni fondamento. Ma – quello di sparare sulla Comunità montana dell’Ufita – sembra essere diventato il passatempo preferito di politicanti e faccendieri. Ormai, dopo essere stati presi di mira per aver dato un’opportunità occupazionale a 227 giovani della zona, non ci stupisce nulla. Nemmeno il tentativo di far passare una notevole riduzione della spesa in uno spreco di denaro pubblico.

Capiamo il risentimento e il rammarico del signor Manfredi D’Amato – assessore al commercio del comune di Ariano Irpino – per la decisione della Comunità montana di cambiare sede: la "Iannarone – D’Amato" – di cui è socio – perderà un’importante entrata mensile. Ma questo non legittima e non giustifica il tentativo messo in atto di mettere in cattiva luce e gettare discredito sul presidente Oreste Ciasullo e sull’Esecutivo dell’ente. E’ bene, dunque, evidenziare un aspetto fondamentale: dal trasferimento presso la struttura che già ospita alcuni locali dell’Asl, la Comunità montana ottiene un risparmio di 18mila euro annui. Un risultato importante e significativo, che dovrebbe essere accompagnato da parole di apprezzamento, soprattutto perché arriva in un momento difficile, in cui gli enti – in primis quelli montani – si vedono costretti a fare i conti con continui tagli delle entrate. Altro che 1575 euro cui D’Amato fa riferimento nella nota inviata alla stampa e pubblicata – guarda caso – dal solito quotidiano che, da mesi, concede ampio spazio ai delatori e detrattori dell’ente guidato da Ciasullo. La differenza tanto sostanziale si spiega con una chiave di lettura che D’Amato si è ben guardato dal fare emergere: il rapporto non deve essere effettuato tra le due offerte pervenute al bando di gara, ma tra quanto oggi l’ente paga e quanto andrà a pagare dai prossimi mesi. Quegli stessi locali che la "D’Amato – Iannarone" ha offerto a 3,50 euro al metro quadrato, sono costati fino ad oggi poco meno di 5 euro a metro quadrato. Avete capito bene: la Comunità montana paga un fitto di 4250euro al netto di Iva, cioè 5100 euro al mese. Considerato che il fitto della nuova sede costerà 3600 euro, Iva compresa, il risparmio è di 1500 euro al mese che, per dodici mesi, diventa di 18mila euro. Il prezzo fatto trapelare dall’assessore D’Amato nelle sue dichiarazioni non deve, dunque, trarre in inganno: la società proprietaria dell’attuale sede ha fatto un’offerta di 15 centesimi di euro a metro quadrato superiore all’altra società e, dunque, ha perso la gara. Discorso semplice e lineare, che fa sorgere una domanda: se gli stessi locali – che vengono offerti a 3,50 euro al metro quadrato – sono costati fino ad oggi poco meno di cinque euro al metro quadrato (i prezzi sono da intendersi al netto di Iva), forse il loro valore è stato sopravvalutato all’atto della stipula del precedente contratto. Quanto all’eventuale richiesta di risarcimento che Manfredi D’Amato vorrebbe mettere in atto, è bene inserirla in un contesto più generale, partendo dalla decisione – assunta dalla precedente Amministrazione dell’ente – di prendere in fitto locali nati per ospitare un centro commerciale, adattati ad esigenze di ufficio solo per poter ottenere un contratto di fitto. Quanto poi ai costi per il trasferimento, è bene rassicurare tutti, questi verranno ammortizzati nel giro di qualche settimana, altro che 19 anni. L’ennesimo chiarimento che operiamo – e che ci vede costretti a difenderci per la decisione di risparmiare sul fitto della sede – speriamo possa coincidere con l’ultimo tentativo di mettere in cattiva luce l’Ente, il Presidente, la Giunta e i dipendenti che non è da escludere possa avere anche strascichi giudiziari. Sarebbe bastato chiedere una replica immediata alle accuse. Ci saremmo limitati ad un esempio: se una persona paga mille euro di fitto al mese e trova una casa bella uguale, a poca distanza e della stessa grandezza a 600 euro, è giusto che si trasferisca? Anche se il padrone di casa gli dice: "non te ne andare, ti abbasso il fitto a 650 euro?". In ultimo, una riflessione. Non trova rispondenza la vomitevole accusa di aver riaperto i termini per favorire una nuova offerta: l’ente ha operato una ricerca di mercato, indicando un termine che era tutt’altro che perentorio. Il successivo bando di gara, poi, è stato ristretto e limitato alle due società che avevano risposto all’indagine.

2011-05-20 19:46:12

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