Da 70 anni la famiglia Pucillo attende il corpo di Castellino, caporale sparito in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale


Da 70 anni la famiglia Pucillo cerca un corpo da piangere. «Era il desiderio di nonno Aristide – ci racconta la pronipote Barbara Ciarcia – avere le spoglie dell’unico fratello che non ha fatto più ritorno dalla Russia».

Riavvolgiamo il nastro. Aristide Pucillo, maestro elementare morto vent’anni fa, ha atteso tuttala vita il ritorno dalla Russia delle spoglie di Castellino, caporale universitario della Fanteria, sparito nella gelida e infernale campagna russa durante il secondo conflitto mondiale. Di Castellino alle pronipoti resta oggi solamente una cartolina militare, inviata dal fronte russo. Una poesia vergata dal giovane studente di Giurisprudenza mentre il “cannone tuona e la neve cade”.

Il pensiero di Castellino Pucillo correva “alla quiete della mia Castello: chissà se Iddio mi salverà”. Si conclude così la poesia testamento del caporale universitario che a soli 21 anni è stato travolto dalla grande storia.

Ai familiari non resta che la speranza di avere ancora qualche brandello di notizia dal sacrario di Redipuglia dove ciclicamente giungono resti mortali di soldati italiani rinvenuti nelle fosse comuni della steppa del Don.

Qualche anno fa, racconta ancora Barbara, la famiglia contattò anche un sacerdote triestino che si occupa del sacrario militare friulano, ma di Castellino Pucillo non vi era ancora alcuna traccia. Settant’anni, e ancora nessun corpo è rientrato dalla Russia.

(Ha raccolto il testo Gianni Vigoroso)

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