Dall’Irpinia la campagna per la sicurezza nell’olivicoltura: prevenzione contro gli infortuni nella filiera olivicola


In Italia l’olivicoltura, si caratterizza per una persistente e marcata frammentazione produttiva legata, alla difficile situazione orografica della localizzazione delle superfici olivicole (67% in collina ed 11% in montagna), ed alla scarsa mobilità fondiaria che caratterizza l’agricoltura. La coltivazione delle olive, diffusa in tutti i paesi del Mediterraneo, è importante per l’economia rurale, il patrimonio locale e l’ambiente.

Nel 2015 la superficie coltivata ad oliveti in Italia era all’incirca di 1.148.000 ettari, situati per 80% nel Mezzogiorno e per il 8% in Campania. Nel settore lavorano 1.160.000 addetti in Italia, mentre in Campania sono occupati circa 100.000 addetti. L’olivicoltura è la principale fonte di occupazione e attività economica di molte regioni produttrici, il settore è composto da coltivatori, cooperative, frantoi, raffinatori, miscelatori e aziende che si occupano a titolo diverso della commercializzazione. In molte aree, l’olivicoltura è ancora condotta come attività di sussistenza a basso reddito, con costi di produzione molto elevati e con produzioni che non raggiungono, in termini di qualità e quantità, livelli all’altezza delle potenzialità possedute. In alcune realtà meridionali, inoltre, la redditività della coltura è correlata esclusivamente ai premi alla produzione.

La proposta progettuale “OLEARE LA SICUREZZA” vuole valutare i rischi dell’intera filiera olivicola, dalla produzione alla trasformazione. Nonostante l’introduzione delle normative sulla sicurezza riguardino, da tempo, anche il settore agricolo con l’applicazione di esse a tutte le imprese che impiegano un lavoratore subordinato o ad esso equiparato, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda, ed interessando alcune norme anche i coltivatori diretti e le aziende agricole a gestione familiare, il fenomeno degli infortuni sul lavoro in agricoltura evidenzia un andamento ancora preoccupante se confrontato con l’industria ed l’artigianato. Dopo una costante crescita degli indici di frequenza degli infortuni sul lavoro in agricoltura, dagli anni ’50 alla fine degli anni ’80, nel corso degli ultimi anni l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali in agricoltura è in diminuzione.

Ciò nonostante l’agricoltura in Italia, come in Europa, resta una delle attività a maggiore rischio. Secondo gli ultimi dati a disposizione dell’Inail, gli incidenti in agricoltura denunciati nel 2014 sono stati 39.189, di cui circa il 5% si sono conclusi con un danno permanente. I due grandi cambiamenti che hanno mutato il volto dell’olivicoltura sono rappresentati dallo sviluppo vorticoso dell’uso dei prodotti chimici (fungicidi, insetticidi, diserbanti, concimi, disinfettanti) e dalla meccanizzazione di molte operazioni prima effettuate manualmente. Se tali mutamenti hanno portato una forte riduzione della fatica fisica e dell’impiego di manodopera, hanno nel contempo provocato uno sconvolgimento nella gerarchia dei rischi.

Nel settore agricolo i rischi principali sono oggi, accanto a quello infortunistico da meccanizzazione, quello da uso di fitofarmaci, con tutta la problematica di attualità legata alle possibili patologie cancerogene e degenerative e quello da rumore legato all’uso delle macchine. Ruolo determinante hanno i trattori, le macchine operatrici e gli utensili. Per quanto riguarda la modalità di accadimento si registra una maggiore incidenza delle cadute dall’alto e degli infortuni alla testa. Per gli infortuni mortali il trattore svolge il ruolo principale nel determinare l’evento (50% dei casi). Se è vero che la meccanizzazione e l’innovazione tecnologica sono alla base di questo fenomeno si rileva che proprio in questi ultimi anni si stanno riducendo gli infortuni che hanno le macchine come agente materiale, mentre stentano a ridursi quegli infortuni che nascono dai comportamenti errati. Ciò può spiegarsi con l’evoluzione delle tecnologie che sempre più tendono ad inglobare elementi di sicurezza alla fonte, mentre più difficile è intervenire sui comportamenti scorretti.

Esistono difficoltà oggettive legate alla stagionalità dei lavori, al turn over dei lavoratori stessi, ed ora anche alle difficoltà di comunicazione dovute all’ingresso nel mondo del lavoro agricolo di tanti lavoratori stranieri. Un ulteriore fattore di rischio da considerare nella lavorazione delle olive è rappresentato dalla movimentazione manuale dei carichi. L’attività muscolare può comportare sforzi fisici dovuti, ad esempio, a sollevamenti o spostamenti di pesi e al mantenimento prolungato e/o alla ripetizione di particolari posizioni di lavoro (carico di lavoro eccessivo).

Schematicamente il progetto sarà realizzato per fasi distinte: a) conoscere meglio il settore e le sue potenzialità economiche di mercato, la sua capacità innovativa, le dimensioni occupazionali, le modalità produttive, tipiche della regione Campania, gli indici di infortuni nel settore, i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori impegnati; b) avviare contatti per intervenire con analisi di campo e poter tenere insieme i due livelli di macro e micro analisi del settore e dei suoi rischi.. c) interviste aperte, focus group, colloqui con gli imprenditori individuati per capire la loro percezione del rischio relativa al rapporto alla coltivazione degli ulivi, all’uso dei macchinari, all’uso dei fitofarmaci, degli indumenti e dei mezzi personali di protezione, alla conoscenza, la percezione e la sensibilità verso le tematiche della sicurezza; d) produzione di 2 volumi sui risultati della ricerca e creazione di manuali operativi sulle buone prassi per un lavoro sicuro in tutto il ciclo produttivo della olivicoltura; creazione di un cd-rom informativo; e) sensibilizzazione dei produttori alle tematiche della sicurezza; f) distribuzione e diffusione del materiale prodotto.

Commenti

comments

Lascia un commento