DON FEDERICO, CHE LA TERRA TI SIA LIEVE


Caro Don  Federico,
Partecipando recentemente ad un rito funebre nella nostra chiesa a Montaguto, leggevo una locandina che comunicava il lutto della comunità  parrocchiale per la tua morte. Naturalmente lo sapevo già, ma la comunicazione rendeva in qualche modo più presente la tua assenza. Per tutta la durata del rito guardavo, ascoltavo don Rocco, ma il mio pensiero andava sempre a te, un  sacerdote un po’ particolare:  un vecchio bambino capace di entusiasmi, meraviglie, ingenuità come solo i bambini e gli animi puri sanno fare…

Chi ti voleva bene sorrideva del tuo essere un po’ naif e ti guardava con affetto sapendo che quello che  tu avevi e che molti di noi adulti abbiamo perso, era un di più non una minorità. Ascoltavo don Rocco e pensavo alle tue omelie: scomode, impopolari, controcorrente; avevi stufato con i tuoi richiami alla ricchezza interiore, gli inviti a valutare le persone non a cilindrata, a ettaro, a conto in banca.
Ma dove vivevi?  Che ne capivi  tu delle cose del mondo?
Come  potevi pensare di essere ascoltato?
Non ti veniva riconosciuta autorevolezza alcuna.
Predicavi come san Giovanni nel deserto.
E invece…caro don Federico una crisi epocale ci sta travolgendo a causa della nostra sfrenata bulimia e ora anche il Santo Padre richiama quei valori così urticanti e scomodi per noi tutti.
Forse starai dicendo: “V lu dicev io…”
Eri generoso, avevi un cuore grande: l’accoglienza e il danaro dato ai bisognosi che bussavano alla tua porta, i torroni in dono a tutti noi, l’uovo di Pasqua gigantesco al Papa, la statua del cuore di Gesù…
Gesti, gesti semplici, per alcuni anche incomprensibili che avevano come cifra distintiva l’attenzione verso l’altro, la parabola del buon samaritano applicata, e… forse anche il bisogno di farsi voler bene dall’unica famiglia che avevi.
Eri cocciuto e starti accanto non era semplice, ascoltavi poco i consigli anche delle persone che ti volevano bene, penso alla signora  Pupetta che ti considerava ormai una persona di famiglia. Tu eri fatto così…
La tua missione pastorale a Montaguto non è stata una passeggiata di salute; ti abbiamo dato tanti dispiaceri, ci sono state incomprensioni, però sono convinta che, come ogni buon padre di famiglia, hai capito e perdonato magari riconoscendo anche alcuni tuoi limiti.
Nonostante tutto eri un ottimista, il bicchiere lo vedevi sempre mezzo pieno, credevi nella bontà dell’uomo ma soprattutto eri convinto che, come tu dicevi, “Lu Padr’tern m’ vol ben”.
Avevi ragione. Il Signore ti ha voluto veramente bene: quando i tempi per te diventavano sempre più scanditi dalla solitudine e dalla sofferenza fisica e facevi fatica a trovare una sistemazione idonea, ti ha fatto il regalo di chiamarti per  farti godere del Suo abbraccio.
Che la terra ti sia lieve, Don Federico.

Tina Garofalo

2009-03-06 17:19:33

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