Frana, la situazione in cima oggi

ESCLUSIVA MONTAGUTO.COM | «Se la frana di Montaguto si muove è perché non sono stati ultimati gli interventi previsti nel piano»

Intervista esclusiva di Montaguto.com all’ingegner Paolo Barsotti, progettista e direttore dei lavori degli interventi effettuati sulla frana dal 2010 al 2014

© Montaguto.com – È possibile riportare il contenuto dell’intervista in toto o in parte previa citazione della fonte. 

INTERVISTA DI MICHELE PILLA

«La frana di Montaguto non è una minaccia. La frana di Montaguto è già, nuovamente, in movimento.»

A lanciare l’allarme è l’ingegner Paolo Barsotti, 24 anni di esperienza maturata nel campo della gestione ambientale del territorio, dell’ingegneria idraulica e civile, ma soprattutto nel settore della difesa del suolo e della bonifica e consolidamento di dissesti gravitativi di grandi dimensioni, come quello di Montaguto. L’ingegner Barsotti è stato il direttore dei lavori degli interventi effettuati sulla frana dal 2010 al 2014, quelli propedeutici alla sistemazione definitiva.

Contattato dal dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, per tramite del professor Nicola Casagli, Barsotti ha lavorato alla frana fino al 2014.

«Ma ci tengo a dire che ho beneficiato delle competenze di Protezione Civile, Università Firenze, Università del Sannio e Irpi-Cnr. Eravamo un’ottima squadra.»

Ingegner Barsotti, la frana è tornata a muoversi. Colpa della mancata manutenzione?

«Purtroppo no, non è solo un problema di mancata manutenzione. Il fatto è che non sono stati ultimati gli interventi previsti nel piano.»

Ovvero?

«Nel 2010 furono progettati interventi di prima fase, quelli necessari per riaprire la strada e la ferrovia nel giro di pochi mesi, e poi alcuni di seconda fase, propedeutici alla sistemazione definitiva. Quando li progettai, dovevano essere il più efficienti possibile, ma forse, paradossalmente, sono stati fin troppo efficienti.»

In che senso?

«Tutti hanno pensato che fosse una frana “risolta”, cosa che per me sarebbe stata sicuramente un fiore all’occhiello. Ma né io né tantomeno tutti coloro con i quali ho lavorato l’hanno mai considerata risolta. Ottenemmo ottimi risultati, all’epoca, soprattutto in considerazione del budget che avevamo a disposizione. Ma poi successivamente bisognava effettuare altri interventi, peraltro già progettati e approvati. Sto parlando, in particolare, del “campo pozzi”, un progetto che prevedeva la realizzazione di cinque pozzi, in testa alla frana, che sarebbero dovuti servire per “emungere” le acque che rendevano i terreni della sommità molto umidi, soggetti a cedere come avevano fatto nelle riattivazioni precedenti. C’erano poi da progettare gli interventi della “sistemazione definitiva”, alla luce dei risultati ottenuti da quelli ultimati nella fase di emergenza».

Campo pozzi che però non è mai stato fatto?

«No, e l’abbiamo ricordato, assieme al professor Francesco Maria Guadagno e al Sindaco di Montaguto, Marcello Zecchino, anche al Prefetto lo scorso ottobre, quando sono stato a Montaguto. Questo intervento non fu mai realizzato. Nell’ambito degli interventi della seconda fase, subito dopo l’urgenza, c’era un progetto già approvato dalla Protezione Civile contestualmente a quello del piede, poi realizzato, già oggetto di conferenza di servizi».

Quindi gli interventi di seconda fase venivano subito dopo quelli di somma urgenza, giusto?

«Sì. Nel 2013 ci fu un’ordinanza che trasferiva le competenze dalla Protezione Civile nazionale alla Regione, la situazione si era stabilizzata e la frana dava segni di “salute”: al piede non si muoveva e non si muove a tutt’oggi, le opere attualmente sono nella stessa configurazione da quando sono finite, e anche sul corpo di frana la situazione è buona. In sommità invece, da dove sempre hanno avuto origine le riattivazioni,  la situazione si stava complicando già allora, e dal 2015 iniziarono piccoli movimenti. Lassù la situazione era preoccupante. Il campo-pozzi era un intervento che, per la sua peculiarità, quella di drenare le acque dall’alto, sarebbe stato a mio avviso determinante. Ma non è stato realizzato e purtroppo la presenza di acqua in testa alla frana non è stata ridotta».

In questo documento del 27 giugno 2013, “Giornata di studio – Gli interventi realizzati sulla frana di Montaguto”, a cura della Protezione Civile nazionale, si legge: “Nella seconda fase emergenziale sono stati progettati e realizzati sull’intero corpo di frana interventi di drenaggio superficiale e profondo, e opere di consolidamento al piede, che hanno portato ad una sostanziale stabilizzazione della frana, non ancora completata.” – http://www.protezionecivile.gov.it/resources/cms/documents/programma_frana_montaguto.pdf)

Com’è ora la situazione?

«Voglio fare una premessa. Io adesso non mi occupo della frana di Montaguto. Non ho incarichi specifici in tal senso, anche se vengo spesso contattato per la conoscenza che ho dei luoghi e della situazione, avendo trascorso praticamente quasi quattro anni sulla frana. Montaguto è stata una delle esperienze umane e professionali più importanti che ho fatto. Continuo quindi ad occuparmene volentieri, lo faccio per interesse scientifico e per attaccamento a quella terra. Mi ci sono affezionato. Sono in stretto contatto col professor Guadagno. Lui mi aveva informato dei movimenti, mi aveva mandato anche dei dati di monitoraggio e ho ravvisato la gravità di ciò che stava accadendo. L’attuale terreno in movimento sta andando a incombere sulle opere realizzate dalla Protezione civile sotto la mia direzione. Le opere sono già danneggiate, e man mano che passa il tempo si rischia che si aumentino i danni irreversibili sulle opere realizzate, che nella zona alta sono, per buona parte compromesse».

Possiamo dire che la situazione è preoccupante?

«Sì, per i movimenti che abbiamo rilevato nell’ultimo periodo. Ma intervenendo tempestivamente qualcosa per limitare i danni è possibile fare».

Anche se non ha incarichi, si sarà fatto un’idea su cosa si potrebbe fare…

«Intanto, credo che la prima cosa che andrebbe ripristinata sono i monitoraggi, che attualmente non sono in atto. Ce n’è uno realizzato a cura dell’Università del Sannio, ma per quanto ne so, solo a fini scientifici. La frana è sempre stata monitorata e le informazioni ci davano le indicazioni importanti sull’efficacia dei nostri interventi e ci suggerivano, in tempo reale, le correzioni da apportare. Poi, per quanto attiene al progetto del “campo pozzi”, l’intervento andrebbe rivisitato anche alla luce dei recenti movimenti e dei danneggiamenti alle opere. Lassù in cima potrebbero esserci zone non più accessibili. Ci sono accumuli d’acqua a monte, come avvenne nel 2006 e nel 2010. Bisognerebbe capire come trattarli e drenarli. Ma per avere un’idea precisa è necessario passare un po’ di tempo sulla frana».

Cosa succederà da qui in avanti?

«Difficile dirlo con certezza. In primis, bisogna guardare a ciò che è già successo: alcune delle opere realizzate dalla Protezione civile sono state danneggiate in maniera irreversibile, e questo è un fatto. Sono in corso di danneggiamento altre opere, perché il movimento è in atto. E questa è un’altra certezza».

Ma la frana potrebbe tornare a invadere nuovamente la statale e la ferrovia?

«Questo non possiamo dirlo, ma il mio invito è a rivolgere lo sguardo al passato. Se in passato è già successo… Ovvio che, rispetto a situazioni precedenti, adesso la terra trova una situazione che è differente, perché sono stati effettuati lavori importanti, però attenzione: le opere di contenimento al piede sono scavalcabili, e le opere realizzate lungo il corpo di frana sono essenzialmente opere di regimazione delle acque, quindi drenanti superficiali ed episuperficiali. Ma l’acqua è un “carburante” per i movimenti franosi e la compromissione delle opere di monte, dove veniva effettuata la prima raccolta, pone dei seri interrogativi su quanto potrà avvenire a valle… e siamo a febbraio. Questo, fino all’estate, è un periodo critico per il volume delle precipitazioni e per le nevicate. Lo ripeto ancora una volta: questa non è una frana “risolta”».

© Montaguto.com – È possibile riportare il contenuto dell’intervista in toto o in parte previa citazione della fonte.

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