FALO’ DI SAN GIUSEPPE, RIPORTIAMO QUESTA TRADIZIONE NUOVAMENTE A MONTAGUTO


Ogni paese ha dietro di sé radici e tradizioni, tramandate di padre in figlio, di generazione in generazione. Ci sono tradizioni che diventano un punto di incontro, un modo per far conoscere oltre le proprie "mura" quei piccoli paesi che non hanno altro da offrire se non avvenimenti come questi, di enorme suggestione e di immense emozioni. Avvenimenti che in città non sono più assicurati, ma che a viverli rinvigoriscono l’anima.

MINGUCCIO LU COR E QUIRU FAON D SAN GIUSEPP

Certo è un arduo compito mantenere vivi determinati folclori, ma se tutto ciò con il passar del tempo va scolorendo come un’antica foto ormai abbandonata, che se ripresa avrebbe molto da raccontare, dobbiamo assicurarci che le generazioni attuali e quelle che verranno conoscano la propria storia. In fondo non si può avere un presente senza aver avuto un passato.
L’accensione dei falò è un rito che va dalla notte dei tempi ed è un mix tra culto pagano e cristiano. Al fuoco si assegna un ruolo importante, labbondanza del raccolto, la floridezza degli uomini e degli animali, il compito di scacciare, bruciare, tutte quelle energie negative, e inoltre ha il dono della luce.
Molti sono i paesi che praticano ancora l’usanza del falò, evento di grande rilevanza non solo per l’alta spiritualità a cui vengono associati ma anche per una valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Tra questi, possiamo ricordare: la notte del Fuca Coste e Cocce Priatorije ad Orsara, un grande evento legato alla tradizione per la festa di Ognissanti; il falò di San Giuseppe a Bovino; il falò dell’Immacolata, detto "Fucagliun", a Savignano Irpino; la notte dei falò a Nusco; il falò di San Sebastiano ad Accadia.
A Montaguto, uno dei falò che è stato tramandato è quello in onore di San Giuseppe. La scelta di dedicare un falò a questo Santo non è del tutto causale: a Montaguto c’erano tanti falegnami, e poiché San Giuseppe è il falegname per antonomasia veniva fatto il falò in occasione del giorno dedicato al Santo falegname.
Solitamente questo rito veniva preparato dinanzi le abitazioni situate nelle campagne o nei terreni, mentre in paese andava in scena nella piazza principale dove i giovani del posto si prodigavano a cerare il materiale da posizionare. La meticolosa preparazione avveniva qualche settimana prima, spesso nell’occasione della potatura degli ulivi, compito che veniva affidato al capofamiglia, mentre il resto della famiglia procedeva con la raccolta delle frasche, facendone un mucchio altissimo, come segno di prosperità. Si aspettava con ansia l’accensione, un grande avvenimento, un modo per ritrovarsi tutti insieme raccolti vicino al fuoco. Le donne preparavano qualche buon dolcetto da consumare durante il rito. Quando ormai di tutta quella legna arsa non restava altro che la brace, si passava alla cottura di carne o di altri prodotti, sempre nell’unione familiare.
E’ da qualche anno che non si scorge più questo avvenimento.
Certe usanze dovrebbero essere coltivate come un seme bisognoso di cura per poter diventare un albero e produrre frutti, e non come spesso accade considerarle erbacce che devono essere sradicate sul nascere. E’ dunque all’amministrazione comunale e a tutti i cittadini che ci rivolgiamo: cerchiamo di fare della tradizione la storia e l’attrazione per un piccolo paese, facendolo vivere in ogni modo!

Marianna de Mita

2011-03-14 12:13:18

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