Filatura e tessitura, un mestiere nato con l’uomo: da Savignano una composizione di qualche anno fa


Filatura e tessitura – Ecco una composizione di alcuni anni fa, a cura di Michele Savignano, contenente esperienze personali e tradizioni.

Questo era un mestiere che le donne erano talmente esperte che manovravano uncinetti e Gliommeri (gomitoli) ad occhi chiusi e al solo bagliore del ceppo serale

Le nostre montagne, anche se non alte, sono da sempre esposte al vento che, se refrigerante d’estate, diventa ghiacciato d’inverno. Gli indumenti dei nostri Primitivi, leggeri o pesanti, furono prima le pelli ricavate da animali di cacciagione e poi da animali di allevamento.

La selce per scuoiare non mancava e i nostri primitivi la sapevano lavorare.

Alla caccia, all’agricoltura e alla pastorizia i nostri antenati affiancano nuovi mestieri e tra i primi fu la tessitura. La lana era lì, sulle pecore e c’era già qualche coltello in metallo, oltre a quelli in selce, per tosare e spellare.

Il ritrovamento di oggetti caratteristici ed esclusivi del corredo femminile legati alle varie fasi della lavorazione di fibre vegetali e della lana, quali conocchie (su cui veniva avvolta la lana ancora grezza), pesi in terracotta dalla caratteristica forma tronco piramidale, fusi e contrappesi che servivano per la filatura e la tessitura ci documentano che la lavorazione della lana nelle nostre zone ha occupato un posto importante fin dall’età del bronzo, XII secolo a.C. Nel mondo romano le domus e le ville ospitavano lavorazioni a metà tra la normale routine domestica e la vera produzione artigianale.

Prima immagine pecore al bagno prima della tosatura
Seconda: pecore in attesa della tosatura-
Poi arnesi archeologici usati dai nostri antenati per la lavorazione della lana, a testimonianza delle nostre antiche attività.
Fusi degli anni 50 usati da mia madre e ancora intatti

 

Il telaio è lo strumento utilizzato per ottenere tessuti incrociando i filati, prima tendendo i fili dell’ordito e quindi facendo passare i fili della trama nella direzione opposta, incrociandoli e accavallandoli ai primi.

Il telaio poteva essere realizzato in vari modi anche molto semplici, come quello orizzontale a terra, usato già nell’Egitto predinastico, che consisteva in due bastoni fissati a quattro picchetti piantati a terra. Ma i pesi che abbiamo rintracciato si rifanno ai telai verticali e servivano per tenere tesi i fili dell’ordito durante l’incrocio con la trama.

Fuseruole e pesi in terra cotta ne sono state trovate nelle zone di Pagliarone/Pustarza, S.Angelo, Li Cese, Cesine, Cave, Ferrara, Sierro Palumbo quindi in tutti i luoghi abitati e se in qualche zona non né abbiamo trovate sono convinto che è solo perché non sono state visitate dietro l’aratro.

L’industria della lana nei nostri territori e in tutto il circondario era agevolata dal continuo via-vai delle greggi in transumanza sui tanti tratturi e relative diramazioni secondarie.

A maggio le pecore, ritornando dalla Puglia, dove avevano già allattato il loro agnellino e dato anche qualche spizzico di latte per la “masciottola” (forma di formaggio) da grattare (grattugiare) sui maccheroni, venivano prima avagnate (abbagnate) facendole passare varie volte nella briglia del Cervaro (fosso) piena di acqua per lavarle la lana.

Poi con apposite forbici venivano carusate (tosate), per far passare loro un’estate più fresca e recuperare il suo prezioso vello che veniva portato a Buonalbergo per la cardatura. Era un’eredità della transumanza rimasta ancora a Buonalbergo che si trova sul tragitto del Regio tratturo. A proposito la transumanza negli anni ’50 era ancora in uso e ricordo che mandrie di vacche e pecore partivano per la Puglia a novembre e tornavano ad inizio maggio (S.Michele) quando veniva tolta la paratura al bosco di Savignano e gli armenti potevano godere del prodotto loro riservato per festeggiarne il ritorno.

Le nostre donne degli anni 1950/60, erano delle ottime filande e durante le lunghe serate invernali tessevano tutto l’occorrente per il vestiario familiare facendone prima fili e gomitoli e poi calze, calzettoni, gilè, giubbini, pantaloni e “cauzabrache” per ragazzini.

“Li cauzabrachi” erano pantaloncini completi di calze con un’apertura fra le gambe per consentire i servizi igienici senza preoccupazioni.

-Abbiamo degli indumenti che potremmo giudicare preziosi come le magliette per bambini gentilmente concesseci da Lina

La quasi totalità della lana era bianca e, all’occorrenza, veniva tinta facendola bollire assieme a scorze di noci.

Spigolando tra i terreni arati di Savignano si possono ancora rintracciare oggetti che, se pur appartenuti ad una società arcaica, erano ancora in uso qualche decennio fa:

– La fusaiola di S.Angelo 1984 è un oggetto in argilla ben depurata, contenente mica e altro materiale grossolano, di forma biconica abbastanza regolare e probabilmente costruita a calco avente le due basi appiattite e perforazione centrale.

Superficie esterna ben levigata di colore antracite con riflessi bluastri.
– Le fusarole Ferrara 1978 e Pagliarone 2008 sono delle sfere in pasta rossiccia. Hanno una superficie grossolana e rugosa.
– La fuseruola S.Angelo 1987 in argilla rugosa ha una forma biconica formata da quattro lobi da renderla più elaborata. Colore rossiccio scuro, presenta alcune chiazza più scure dovute alla erosione posizionale che ha intaccato lo strato superficiale

Fuso: asta di legno, utilizzata per torcere la fibra grezza avvolta sulla conocchia e trasformarla, mediante un movimento rotatorio, in filo.

Fusaiola: peso inserito nella parte inferiore del fuso per dare la rotazione necessaria durante la filatura. In tempi recenti la lana, prima della filatura, veniva portata a Buonalbergo dove c’erano ottimi “scarda lana”.

Michele Savignano

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