FIORELLO, UN OTTIMO VARIETA’


Prendete un teatro Sistina qualunque, vuoto fino alle 20.55, e riempitelo nei dieci minuti che restano all’inizio dello spettacolo. Fatto? Bene, ora prendete un pubblico. Fatto? Bene, e dove cavolo l’avete preso un pubblico? Nel tubetto della colla vinilica? Fatto? Ecco, ora prendete un ponte della musica di Roma, 190 metri costruito sul catetere dell’ipote… no, quello è un altro genio. Dicevamo, prendiamo questi 190 metri di ponte costruito in quindici anni. Bene, fatto? E dove diavolo ce l’avevate il ponte? 190 metri! Complimenti!

Ricominciamo! Sto Muciaccia si infila ovunque (e pensate che c’era già il ponte!)
Ricominciamo! Io non posso restare seduto in disparte… no, quello era un altro Pappalardo. Bene, ci siamo! Riordiniamo le idee. Teatro Sistina di Roma, seratina fresca di inizio giugno. Tipica giornata primaverile che si appresta all’estate… e piove! Tipica in Groelandia. Il signor Giuliacci è pregato di fare ordine. Ci si prepara al buon varietà. Già, il varietà. Tempi andati. Morti e sepolti. Forse. Chissà. L’eco dello spettacolo televisivo per eccellenza aleggia incombente sul Sistina (pur non sapendo di essere incombente, a dire il vero). I manifesti, all’esterno, lo testimoniano: sarà un “Buon varietà”. E certo, per 35,70 euro di biglietto dev’essere almeno discreto! E siamo in galleria! Il tutto, in diretta radio (no, non Radio Maria!) ((sì che siamo in galleria, ma questo si sente ovunque)). Ricapitoliamo: lunedì 6 giugno 2011, penultimo appuntamento del Buon Varietà di Fiorello al teatro Sistina, in diretta su Radiouno (che si prende sia in galleria che in platea, dove il biglietto costa deppiù!). Le luci si soffundono (qual è il presente?) ((saperlo sarebbe un regalo!)) (((questa è per palati fini))) (((per quelli spessi, e volentieri, consultate wikipedia)))), dicevo, si soffundono alle 21,20. Partono gli applausi ed entra in scena Marco Baldini. Già, quel Baldini, il Baldini di Fiorello&Baldini di Viva Radio 2. Per anni, sono stati una cosa sola, per poi ritrovarsi sul palcoscenico del teatro in questione. Neanche inizia a parlare, che arriva la telefonata del premier: “Pronto? Chi vuoi che sia? Sono io!” Lui, basta soltanto chiamarlo Lui. Come disse il nostro nello show di Sky, c’è Lui, suo figlio Pier Lui, i parenti Pier Loro (copyright Fiorello Show) ((sia mai ci leggesse, evitiamo Pier querele)) (((questa era mia, Pier Mikey… hip hip… vabbé))).
L’inizio promette scintille. Si parla della chiusura di Annozero su Raidue. “Pé pé pé pé pé pé, pé pé pé pé pé pé, pé pé pé pé pé, pé pé… Annozero, prr…”: canticchiando come quando si fanno i trenini per festeggiare il Capodanno, con tanto di trombette e di pernacchie, il Fiorello-Berlusconi.
Si è parlato poi della sua successione nel Pdl e del nucleare: “Adesso basta sono tutti contro di me cribbio e stracribbio… Tutti fanno a gara per essere il mio successore… quando si cerca il successore vuol dire che il predecessore è alla fine dei suoi giorni… e allora io metto la mano sui miei ballottaggi. Ecco – ha aggiunto – i nomi degli avvoltoi: Alemanno, Alfano, Tremonti, Formigoni, Fabrizio Corona, Marina Berlusconi… chi è questa che si chiama come me? Chi è? Ah, è mia figlia!”. E ancora, referendum: “È un referendum inutile… Basta, tutti con questa paura sul nucleare… adesso per dimostrare che non fa male mi siedo a culo nudo su un nocciolo nucleare, fa bene pure all’artrosi”. E Baldini: “Non crede sarebbe meglio investire sulle energie rinnovabili?”. Pronta la risposta: “Allora produce più elettricità il maglioncino acrilico di Enzo Paolo Turchi che 20 pannelli fotovoltaici…”. E poi, non ci sono rischi: “Ma quale rischio, al limite sulle centrali mettiamo un salva la vita Beghelli”.
Pochi minuti e Baldini lascia spazio al mattatore. Fiorello entra in scena in un tripudio di applausi. Lo show parte dall’attualità. Dal referendum al cetriolo il passo è stato breve (il passo, non il cetriolo!). “C’è stata la mucca pazza, poi il cavallo deficiente… l’anno prossimo avremo la pasta! Il tortiglione killer”. Dal cetriolo al ponte (bravi, QUEL ponte!) ((190 metri, buongustai!)) il passo è stato più lungo. “In Cina hanno costruito un ponte di 42 chilometri in quattro anni. Un applauso ai cinesi”, ulula Fiore. Poi si ferma e ride: “Qua a Roma, due settimane fa… hanno inaugurato un ponte! Il ponte della musica: 190 metri, quindici anni!” E vai tra le risate generali (che immaginiamo abbiano coinvolto tutte le amministrazioni capitoline) ((un capitolino a parte che non tratteremo qui)). Che poi, si chiama ponte della Musica perché “collegherà lo stadio Olimpico all’Auditorium. È chiaro che a fine partita gli ultrà dicono: ‘E adesso andiamo all’Auditorium a sentire un po’ di musica classica”.
Tra battute e sketch, i primi vips in platea (“Tanti amici”, grida Fiorello, “che sono entrati gratis!”) I primi sono la Marcuzzi e il mio mini Pooh, quel Dj Francesco che tanto ci ha fatto sognare. “Facch inetti… ma come si scrive? Fuck inetti?” E poi, alla bionda Alessia: “Allora, sarà una femminuccia? Sì? E farà Facchinetti di cognome? Chiamala Rosy! Rosy Facchinetti!” Trattenere le risa è compito arduo. “È vero che avete pensato a Morgan come babysitter? La potete chiamare Piccola Katy”.
Poi, un passaggio sul calcio-scommesse: “Hanno scoperto solo ora i sonniferi nel calcio? In prpolitica li usano da tempo: D’Alema già li dava a Prodi”. Fiorello insiste: “Non ci posso credere – dice – pensate alla faccia di quelli che facevano l’antidoping ai giocatori e li trovavano sotto effetto dei calmanti. Avranno pensato che erano cretini… Quando l’arbitro fischiava questi sbadigliavano e cercavano la sveglia. E, alle esultanze per i gol, alzavano la maglia e usciva il pigiama sotto”.
A ‘na certa, è entrata in scena anche Elisa. Prendete un’Elisa, trasportatela in Sicilia, “tra il profumo degli aranci, le granite… minchie di qua e minchie di là!”. Poi mettetele in bocca la voce di Carmen Consoli (dieci a uno che avete pensato male!). Fatto? Bene. Elisa che canta Consoli è uno choc. Poi trasformatela in Mina! Bum! Lo choc diventa show esplosivo (e io divento sciocc e bast!). Via Elisa (cercate sul Tom Tom), arriva Adriano Celenterato. Nel vero senso della parola. “Pronto, Michele?” (No, non a me). Al Celentano di Annozero viene fatto il verso: “Mentre voi ballate e cantate, il mondo affoga nel cemento… Siete dei qualunquisti qualunque. Moriremo tutti” Lo ripete più di una volta: “Moriremo tutti!” Alché Baldini gli fa: “Questo l’hai già detto!” “Ah, sì… allora tutti moriremo!”
Via il Celenterato, arriva Emma! EmmaMarrone! La salentina che lo fa meglio di tutti (il canto, aridaje!). Emma che canta coi Modà, con Checco dei Modà, un tipo demodé (non potevo non dirla!). Fiorello duetta col maestro Enrico Cremonesi (guardare su gliutubb per crederCi).
Finito il canto, Fiore rimembra i tempi del Tempo delle mele e chiede se tra il pubblico ci sia un’attrice. L’attrice c’è e si chiama Claudia. È la Gerini. È uno dei momenti più risai della serata. La Gerini è chiamata a interpretare Sophie Marceau (Sofì Marsò, ndr) nella scena del ballo in discoteca. Baldini è lo sfigato che ci prova con lei, quando poi arriverà Fiorello, le metterà la cuffia e ballerà con lei. Già. Solo che la Gerini è fin troppo sfrenata, e la cuffia (così come il ben noto cetriolo, non quello killer, che finisce sempre all’ombra dell’ortolano) finisce sulle orecchie di Baldini. E via in un movimento lento e romantico. La coppia si ricompone. Fiorello&Baldini insieme, a ballare e sfregarsi sul palco (e qui, se mi leggono, so cacchi).
Torna allora in scena Elisa, dopo che Fiore si è esibito in un repertorio canoro e balloro. Elisa, gustosa rivelazione della serata, interpreta “Luce, tramonti a Nord est”, per poi trasformarsi in Caterina Caselli in una comica imitazione che potrebbe avere delle ripercussioni (in realtà non sarà così, ma ogni tanto ci piace darci un tono ed era bello dire “ripercussioni”).
Penultimo ma non ultimo (questa è ancor più raffinata), in ordine di apparizione, Gino Laudi, il re dell’avanspettacolo. Il regista dei varietà, che chiede per quale motivo non ci sia un corpo di ballo. Questo dà il la a Fiore per rimembrare i ballerini del passato. Altro momento ilare.
Ultimo ma ultimo (perché ultimo) il pianista sul Piceano, Ascoli Piceano. Il capello per eccellenza (Cesare Ragazzi gli fa un baffo e una basetta):
Giovanni Allevi. Arrivano prima le doppie punte e poi le dita. In t-shirt e jeans. “L’abito più elegante che hai, stasera sei in smoking!” E via a ridere. “Di dove sei?”, gli chiede Fiore. “Di Ascoli Piceno”, risponde. Per proseguire: “Sai che Ascoli dichiarò guerra a Roma… e due giorni dopo fu rasa al suolo?”
“E tu sai che hai un senso dell’humor splendido? È una cosa divertentissima! Io le battute me le scrivo, a te vengono naturali! Complimenti!” Lo show sta per concludersi, non prima di aver permesso ad Allevi di cimentarsi su una tastiera (“Prendiamo quella di Gigi D’Alessio!”). Il Buon Varietà si chiude col duetto al piano tra Fiorello e il buon Giovanni. L’Allevo ha superato il maestro.
Non è stato un Buon Varietà. È stato un Eccellente Varietà. E non è per fare lecchinaggio. Non è per ingraziarci Fiorello.
Caro Rosario…
No, no. È pura realtà. 35,70 euri (galleria sinistra, fila N) spesi ottimamente. Tanto da mangiarci le mani che sia già finito (con 35,70 euri spesi, giusto le mani possiamo mangiarci. Mani con…dite). Abbiamo riso (crudo) dalla prima all’ultima battuta. Abbiamo versato qualche lacrima (io più d’una, congiuntivite di m…!) Abbiamo ammirato l’uomo, il comico, lo showman, il ballerino, il cantante. E poi c’era Fiorello. Sembrano ben lontani i tempi del codino che girava l’Italia con un microfono blu in mano, un maxischermo in tasca e parole che si coloravano a ritmo di musica (il ponte, quello, ancora non c’era). Questo Fiorello meriterebbe un posto in prima linea nel mondo della Televisione. Ci piace pensare che da lassù, il buon vecchio Mike, col quale hanno inscenato duetti divertenterrimi, abbia riso con noi. Già, il buon vecchio Mike. La Storia della tivvù italiana, per il quale lo stesso Fiorello ha messo in scena uno spettacolo a Milano di solidarietà, per lanciare un appello: restituite la salma. Chiudiamo questa parentesi ma ne apriamo un’altra: Fiore, non stancarti mai. Ormai, di grande, ci sei rimasto solo tu (gli scongiuri sono ammessi!)
Michele Pilla

2011-06-07 01:25:24

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