FRANA, 13 APRILE 2010 | Dieci anni fa le telecamere di La7 a Montaguto, cronaca di una giornata fangosa: ecco il servizio integrale


La7, Sky Tg 24, Ansa, Telenorba, La Gazzetta del Mezzogiorno. Martedì 13 aprile 2010 fu una mattinata mediatica, per la frana di Montaguto. Che, per l’occasione, si rifece il trucco. Le piogge degli ultimi giorni resero infatti complessi i lavori di contenimento del piede della frana.

In occasione del servizio della collega Raffaella Di Rosa, di La7, per il programma “Reality“, andammo a fare un giro all’interno del sistema franoso, salendo fino a monte, dalla parte di Contrada Pannizza, dove si era generato il disastro, in compagnia dell’instancabile commissario Mario De Biase, che illustrò la situazione. Non solo. C’è una piccola novità di cui non si era ancora parlato: il processo di canalizzazione era stato avviato, per consentire di smaltire i laghi che si sono formati a un terzo del corpo della frana.

pallinoverde REALITY – “IL TACCO SPEZZATO” – Prima parte (19 aprile 2010)

pallinoverde REALITY – “IL TACCO SPEZZATO” – Seconda parte (19 aprile 2010)

Ecco l’articolo di sei anni fa pubblicato su Montaguto.com.

“Questa mattina, insieme ai colleghi di La7, abbiamo incontrato il professor Francesco Maria Guadagno, Ordinario di Geologia Applicata nella Facoltà di Scienze MM.FF. e NN. presso l’Università degli Studi del Sannio, e già collaboratore della Protezione Civile Nazionale. Nel 2006, infatti, il professor Guadagno fu nominato consulente tecnico dalla Protezione Civile a livello nazionale e lanciò precise disposizioni, che sono state poi disattese.

Le situazioni da lui paventate si sono poi puntualmente verificate. È proprio quello che ha raccontato ai microfoni della collega Raffaella Di Rosa, in un’intervista realizzata sulla strada Ciccotonno, per effettuare una ripresa panoramica della frana. Ma Guadagno ha detto anche qualcos’altro, qualcosa di inquietante. «Se non si ferma la frana, se non si impedisce alla terra di arrivare al Cervaro, si rischia una nuova Valtellina».

Già, un disastro. Nel luglio del 1987, il centro lombardo fu sconvolto da una serie di drammatici eventi naturali che causarono alcuni morti e numerosissimi danni all’intera valle. Il giorno 28 luglio 1987 l’abitato di Sant’Antonio Morignone, frazione del comune di Valdisotto, rimase sepolto sotto una vastissima frana staccatasi improvvisamente dal vicino Pizzo Coppetto. L’enorme quantità di rocce e detriti accumulatisi sul fondovalle a causa della frana ostruì il letto del fiume Adda. Per garantire il regolare deflusso delle acque, nei mesi seguenti la Protezione Civile fu costretta a realizzare un percorso in gallerie sotterranee come alternativa all’originale letto del fiume.

Un ulteriore disastro da evitare senza indugi. È proprio quello che vuole il commissario Mario De Biase, che si era dichiarato un po’ deluso dall’impegno di Trenitalia. I lavori proseguono, ma troppo a rilento. E le piogge di questi giorni non aiutano. Proprio l’acqua piovana ha reso il terreno sempre più cedevole e il piede frana si muove a vista d’occhio.
E anche la nostra esplorazione nel cuore della frana è stata difficoltosa. A un terzo del fronte, come documentano le immagini nella galleria che vi proponiamo, è stato realizzato un lavoro di cui ancora non si era parlato: i primi interventi di canalizzazione delle acque, che regolano il flusso dei laghetti situati in quella zona del corpo-frana. De Biase, con impermeabile e stivali, si è mosso senza problemi nel terreno melmoso e ha illustrato tutte le opere realizzate sinora e quello che sta succedendo con precisione.

Da lì, siamo saliti fin su in cima, laddove sorge il mostro, in Contrada Pannizza. Ed è stato uno spettacolo meraviglioso e avvilente. Il lago è lì, splendido specchio d’acqua nella vallata prodotta in cinque anni da madre natura, cullato dal vento e incastonato tra le pareti della montagna. Sono loro le responsabili dell’alimentazione della frana: sgretolandosi di continuo, a causa anche dell’acqua piovana, producono terreno argilloso che rotola verso valle. Abbiamo chiesto al commissario se sia possibile svuotare il lago: «Sì, ma solo con estrema lentezza e con molta pazienza. Non si può prosciugare tutto d’un tratto, c’è il rischio che si tiri dietro tutta la montagna». Dunque, i primi “tubi” sono stati installati e la pompa che tiene sotto controllo il livello del lago è in funzione e il suo rumore riecheggia nell’intera valle. c’è bisogno di un lavoro certosino, ci illustra il commissario.

D’altra parte, sessant’anni della storia recente di Montaguto ce l’ha insegnato: la natura non ha fretta. Se vuole vendicarsi, sa attendere. E, spesso, lo fa con crudeltà…”

pallinoverde GUARDA LE FOTO DELLA GIORNATA – 13 APRILE 2010

Michele Pilla

2010-04-13 15:57:10

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