FRANA, 22 APRILE 2010 | Viaggio nel cuore della frana: ecco le immagini del lago scattate a Contrada Pannizza 10 anni fa


Ripercorriamo il periodo di liberazione dalla frana. Correva l’anno 2010. Ecco l’articolo del 22 aprile.

Spaventoso. Imponente. Maestoso. Gli aggettivi si sprecano e rotolano giù a valle insieme al corpo frana. Oltre dieci milioni di metri cubi di terra, vale a dire un intero costone della parete montuosa sradicato. Dal 2005 è iniziato un processo irreversibile, che ha modificato la morfologia montagutese. Una volta qui era tutta montagna, adesso c’è una splendida, incantevole valle incastonata in un paesaggio che riporta la mente a tempi andati. Cronaca di una giornata trascorsa là dove spazio e tempo s’incrociano, cancellando ogni riferimento.

Ieri pomeriggio, siamo andati ad affacciarci a monte della frana, dove tutto è cominciato. E ci siamo avventurati fin giù, al famigerato ‘laghetto’ tenuto sotto controllo da un idropompa affinché l’acqua non tracimi. Cronaca di una giornata trascorsa in un posto magico, senza età, che racconta anni e anni di erosioni dovute all’acqua.

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Partendo con un trattore da Montaguto, ci siamo inerpicati su per via Sorgenti. Da lì a contrada Pannizza a piedi, passeggiando nella natura in compagnia di mucche e cani che ci salutavano abbaiando. Siamo arrivati in cima a scattare alcune foto e poi, non contenti, abbiamo deciso di arrivare proprio sulla sponda del lago. Ci si arriva a piedi, con qualche difficoltà, seguendo un percorso che sembra disegnato apposta. Attraversando la macchia di alberi che si vede dall’alto, ci siamo soffermati sui particolari che venivano offerti alla nostra vista. Addirittura, stando in silenzio è possibile ascoltare lo scroscio, potente, dei flussi acquatici sotterranei. Qualcosa d’impressionante. E guardando con attenzione la parete sgretolata si possono notare le venature scure dell’acqua che continua a erodere la parete. Arrivati al lago, la visuale è spettacolare. Nel limpido e freddo specchio d’acqua, sul quale si riflette la parete rocciosa circostante, sono addirittura presenti diverse rane.

Un paesaggio d’altri tempi, quasi giurassico. A tenere sotto controllo la situazione, come detto, l’idropompa piazzata a poca distanza dalla riva, che per forza di cose non può svuotare tutto all’improvviso altrimenti rischia di tirarsi giù tutta la montagna. Accatastati sulla terra, tubazioni rosse e nere e grossi bidoni di latta. Più in là, si vedono le prime opere di canalizzazione, segno che quassù si è effettivamente iniziato a lavorare. Il ronzio dell’idropompa e i getti d’acqua, insieme alle folate di vento, sono gli unici rumori che si ascoltano quassù, dove sembra davvero che il tempo si sia perduto. In lontananza, scorgiamo il corpo della frana che, per 3,5km, si snoda fino ad arrivare sulla SS90: nel tragitto, s’intravedono diverse pozze d’acqua, che saranno risucchiate a poco a poco. Adesso la terra si sta lentamente compattando, e questo ci ha facilitato la discesa e la risalita.

In venti minuti siamo di nuovo su e torniamo al nostro trattore, mentre laggiù alcune piccole rane giocano a rincorrersi in quello che è diventato il nemico numero uno da combattere: il lago che alimenta la frana.

Michele Pilla

Leonardo Schiavone

2010-04-22 12:10:32

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