FRANA, A ROMA UN INCONTRO SUL MONITORAGGIO E I PROGETTI


Si è tenuto il 27 giugno scorso, nella sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile, una giornata di studio dedicata agli interventi strutturali e non strutturali realizzati in seguito al riattivarsi nel 2010 della frana di Montaguto (AV) e alla dichiarazione dello stato di emergenza nell’aprile dello stesso anno, prorogato poi fino al 2012.

L’incontro si rivolgeva principalmente alle strutture nazionali, interregionali e regionali che hanno competenza in materia di protezione civile e difesa del suolo, con l’obiettivo di fornire un quadro completo sulle attività di studio e monitoraggio, sulle linee progettuali, sull’affidamento e la conduzione dei lavori e sull’efficacia degli interventi realizzati. 
Nel marzo del 2010 le incessanti piogge riattivarono la frana di Montaguto (in movimento dal 2006) ed il coordinamento per la messa in sicurezza dell’area e il contenimento della frana (che causò l’interruzione dei collegamenti ferroviari per la Puglia da Napoli e da Roma) fu affidato alla Protezione civile. Si tratta di un movimento franoso di oltre 3 km di lunghezza, con una superficie di oltre 670.000 m² e un fronte di circa 400 metri ed un volume superiore ai 10 milioni di metri cubi di terra.
Dal 2010 la velocità della frana viene monitorata grazie ad un sistema integrato che consente di misurare gli spostamenti superficiali del dissesto e di programmare gli interventi per la messa in sicurezza dell’area e delle infrastrutture coinvolte. Questo sistema acquisisce continuamente i dati elaborando un’immagine radar ogni 4 minuti e permettendo così il monitoraggio in tempo reale del dissesto.
"Gli studi multidisciplinari condotti dai Centri di Competenza del Dipartimento – illustra una nota del DPC – hanno permesso di comprendere la complessità del fenomeno, di monitorarne costantemente l’evoluzione, di progettare gli interventi di mitigazione e di verificare l’efficacia delle opere che venivano via via realizzate, anche nell’ottica della sicurezza dei lavoratori impiegati nei cantieri. Nella prima fase emergenziale, parallelamente al monitoraggio del movimento franoso, sono stati realizzati interventi di drenaggio e di asportazione di materiali di frana che hanno consentito un rapido ripristino della circolazione sulla SS 90 e sulla ferroviaria Napoli-Bari. Nella seconda fase emergenziale sono stati progettati e realizzati sull’intero corpo di frana interventi di drenaggio superficiale e profondo, e opere di consolidamento al piede, che hanno portato ad una sostanziale stabilizzazione della frana, non ancora completata. Uno dei risultati più significativi raggiunti attraverso gli interventi è la convivenza, con margini di sicurezza accettabili, tra una frana ancora attiva e le infrastrutture stradale e ferroviaria".

2013-07-06 01:49:55

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