FRANA, ANCORA UNA SPEDIZIONE DI GEOLOGI A MONTAGUTO


Ancora i geologi in visita alla frana. Martedì 28 giugno a Montaguto si è portata una delegazione dell’Ordine dei geologi della Campania. La frana è ancora un caso da studiare, e lo sarà per parecchio tempo ancora. Il gruppo, armato di zainetti e macchina fotografica, si è recato in primis sulla Ciccotonno, all’altezza dell’interferometro (LEGGI QUI), lo strumento che registra i movimenti della terra.
Poi tutti giù sulla SS90, al piede della frana, e successivamente ci si sposta a mezz’altezza. Qui, le prime opere di drenaggio in pietra che scendono verso valle. Foto, commenti e poi su, verso l’Appannizza, col pullman, e infine a piedi per un chilometro circa. Prima, una veduta dall’alto, poi ancora una camminata fino al laghetto, che adesso non è più un laghetto ma un bacino essiccato dove sono state fatte opere idrauliche. L’acqua è drenata in un pozzo e portata a valle. Opere provvisorie che saranno sostituite da drenaggi in pietra. I tubi, quelli, saranno utilizzati solo in emergenza.
"L’intervento è fatto bene e risponde ai requisiti richiesti – dice Egidio Grasso, geologo delegato dall’ordine per questo corso di formazione -. Allontana le acque superficiali e di profondità. In questo tipo di materiale è sempre l’acqua che alimenta il movimento verso valle".
I numeri parlano chiaro e infondono ottimismo. Da ottobre sono caduti 410 millimetri di acqua e la frana non si è mossa, ne si è ricreato il lago che conteneva 25.000 metri cubi di acqua. Questo fa ben sperare. Di qui l’idea di studiare la frana ma anche l’intervento effettuato dalla Protezione civile. "Questa giornata è la diretta conseguenza del seminario di studio sulle frane a cinematica lenta – dice Paola Revellino, ricercatrice di geologia applicata all’Università del Sannio -. E’ un caso di studio unico in Europa e forse nel mondo. Come Università stiamo lavorando su questa frana da diversi anni, e rappresenta un esempio di risoluzione del problema con opere sperimentali".
Per il geologo Lorenzo Benedetto, tesoriere dell’Ordine dei Geologi della Campania, si tratta di "una lunghezza di ben 3000 m, una superficie di oltre 670.000 metri quadri ed un volume superiore ai 6.000.000 di metri cubi. Questi i numeri della frana di Montaguto che interruppe i collegamenti con la Puglia. Si tratta, quindi, di un fenomeno, la cui complessità è legata sia all’aspetto dimensionale che a quello cinematico-evolutivo. Durante la visita, oltre alla definizione del modello geologico – ha proseguito Benedetto – abbiamo approfondito gli aspetti inerenti le applicazioni finalizzate alle problematiche di protezione civile, di pianificazione di settore ed interesse strategico di viabilità. In particolare, sono state illustrate le principali procedure di intervento adottate durante le fasi di emergenza e di post-emergenza e le opere di presidio realizzate per la messa in sicurezza della strada statale 90 delle Puglie e l’annessa linea ferroviaria Benevento-Foggia. Il fenomeno di frana di Montaguto si colloca nel sistema morfoevolutivo della media valle del torrente Cervaro ed in ambito più ampio in quello dell’appennino Dauno. In questo settore dell’Appennino, tipica è l’evoluzione dei versanti per frana con meccanismi cinematici per colate di terra caratterizzate da aree di alimentazione articolate e complesse generalmente con controllo strutturale. Frequenti sono però anche i movimenti di tipo complesso e composito e le aree soggette a franosità diffusa".
FOTO DI ANGELO CORVINO / IRPINO.IT
Le opere di drenaggio in pietra a mezz’altezza

2011-06-30 17:44:57

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