FRANA, IL PROGETTO DELLA PROTEZIONE CIVILE


Continuano i lavori di rimozione del materiale franoso dalla bretella di raccordo a Montaguto. Dallo scorso fine settimana, mezzi e uomini sono al lavoro per il trasbordo del terreno presso il cantiere per l’esecuzione della discarica nel territorio comunale di San Tammaro (Caserta), denominata ‘Maruzzella 3’.
A fare chiarezza sulla vicenda si registra oggi l’intervento di Bruno Orrico, responsabile della Protezione Civile Campania, struttura commissariale incaricata fino al mese di dicembre di fronteggiare il dissesto idrogeologico in territorio comunale di Montaguto.

“La problematica in questione riguarda una fenomenologia franosa del tipo colata, di formazioni a prevalente carattere argilloso-limoso – afferma Orrico – Una frana, dunque, che per caratteristiche cinematiche, è catalogata quale ‘frana lenta’, con ordini di grandezza dei valori di velocità certamente contenuti, ma con una evidente continua evoluzione del corpo di frana. Per caratterizzare quantitativamente il fenomeno franoso, è appena il caso di evidenziare l’entità dei volumi in questione; ebbene, è stato stimato che il volume totale di materiale potenzialmente mobilitabile ammonterebbe a più di una decina di milioni di metri cubi, di cui un paio di milioni immediatamente mobilitabili. Cifre, dunque, che inequivocabilmente rappresentano l’entità della criticità, senza alcun ulteriore commento. Attualmente la frana sta manifestando una palese fase parossistica, di proporzioni ben maggiori rispetto a quanto già mostrato qualche anno fa, al punto tale che l’evoluzione del cumulo al piede ha coinvolto la locale variante della SS90, causandone anche l’interruzione della viabilità. Per ottemperare ai propri obblighi istituzionali, e per quanto di competenza ai sensi della menzionata OPCM, il settore di Protezione Civile ha disposto un articolato percorso per mitigare le conseguenze scaturite dalla criticità in parola. In seguito alla recente riattivazione avvenuta agli inizi del mese scorso, sono state disposte in somma urgenza attività principalmente finalizzate al contenimento dell’evoluzione verso valle del cumulo della frana ed alla mitigazione delle conseguenze dell’invasione della sede stradale, ad opera del materiale argilloso riattivato. Il contenimento dell’occupazione della sede stradale, ad oggi ha comportato la movimentazione di diverse decine di migliaia di metri cubi di materiale allontanato dal cumulo e trasportato in due siti selezionati sia per lo stoccaggio, che per le prossime operazioni di pre-lavorazione del materiale argilloso diretto alle discariche in Campania. A tal proposito, infatti, le attività poste in essere dal Settore di Protezione Civile hanno anche compreso l’avvio di un iter finalizzato a verificare la possibilità di impiego del materiale rimosso. In particolare sono stati presi contatti con il Sottosegretariato all’emergenza dei rifiuti in Regione Campania, volti a valutare la compatibilità di impiego del materiale rimosso con il fabbisogno per la preparazione dei fondi e delle pareti delle più vicine discariche presenti in Campania. Allo stato le prove di laboratorio condotte in proprio dal Settore di Protezione Civile hanno evidenziato l’idoneità di impiego del materiale, sia sotto l’aspetto della impermeabilità che del costipamento. In termini economici, dunque, tutta l’operazione si potrebbe tradurre in un doppio vantaggio, in un’ottica di risparmio di preziose risorse economiche pubbliche; infatti, da un lato si eviterebbe l’inutile sottrazione – a titolo oneroso – alla destinazione agricola di innumerevoli fondi locali privati per l’accumulo di un materiale che annullerebbe tale vocazione del suolo adibito allo stoccaggio, dall’altro si potrebbero approvvigionare al solo costo del trasporto (essendo a costo zero la materia prima) i cantieri delle discariche dei rifiuti, grandi consumatori di un materiale costipabile e, soprattutto, di elevata impermeabilità. È evidente, tuttavia, attesa l’entità dei volumi della frana in gioco, che la soluzione della criticità non può trovare riscontro solamente nella rimozione del materiale al piede della frana; è necessario finalizzare azioni volte all’attuazione di un intervento specifico di sistemazione del versante. Parallelamente alle attività di cantiere finalizzate a fronteggiare l’occupazione della sede stradale, il Settore di Protezione Civile ha predisposto una task force, che prevede anche la preziosa collaborazione di sommi esperti di rilievo internazionale, diretta alla definizione degli interventi di sistemazione idrogeologica da attuare su scala temporale. E’ doveroso evidenziare che oltre ad essere stati condotti innumerevoli sopralluoghi nelle aree interessate dalla frana, sono stati eseguiti rilievi specialistici principalmente volti alla caratterizzazione delle dinamiche di apporto e di deflusso idrico delle acque superficiali, nonché rilievi aerofotogrammetrici e con sistema Lidar; sono state inoltre elaborate cartografie tematiche di dettaglio prodromiche per una prima modellazione del fenomeno franoso. All’esito dei rilievi e dei propedeutici studi condotti dallo staff e dai consulenti del Settore, sono stati individuati – per step successivi – gli interventi di prima sistemazione idrogeologica, ivi comprese le opere finalizzate al drenaggio dell’acqua, al momento ritenuto principale motore della riattivazione del cinematismo della frana. La consulenza specialistica alla progettazione degli interventi di somma urgenza, prodotta dai consulenti, ha individuato nel dettaglio i primi interventi di stabilizzazione da attuare nei prossimi mesi; in particolare, gli interventi da realizzare ridurranno, da una parte, gli apporti idrici superficiali e, dall’altra, la pendenza dell’intero cumulo di frana. La captazione delle acque superficiali nelle aree di monte limiterà, in misura significativa, sia gli intensi fenomeni erosivi e sia l’insorgere di situazioni locali che potrebbero ulteriormente aggravare le fenomenologie in atto. La riduzione della pendenza consentirà, inoltre, un migliore bilanciamento tra le forze stabilizzanti e le instabilizzanti, con conseguente incremento del coefficiente di sicurezza sia delle porzioni sommitali, sia del cumulo della frana. La riprofilatura del versante comporterà la rimozione di masse di quantità dell’ordine di qualche centinaia di migliaia di metri cubi. Si ritiene, inoltre, che in seguito all’ultimazione degli interventi definitivi la risorsa acqua che si renderebbe disponibile (di ottima qualità), potrebbe essere utilizzata a fini idropotabili, procurando, di conseguenza, anche un ulteriore vantaggio ambientale ed un miglioramento dell’intera zona sotto l’aspetto dell’approvvigionamento idrico. Queste in breve le attività fino ad ora realizzate dal Settore per fare fronte ad una criticità peraltro ben nota da secoli, e poste in essere attraverso un percorso articolato e, purtroppo, complicato finora da una sottovalutazione di gli Enti e Istituzioni a vario titolo competenti”.

(Irpinianews – Giovedì 23 luglio 2009)

2009-07-25 15:31:38

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