FRANA, ILLUSTRATA LA SITUAZIONE AL PIEDE E AI LAGHETTI


Nella mattinata di oggi erano previste ben due conferenze dei servizi sulla frana. Una, con inizio alle ore 9.00, l’altra alle ore 11.00, intervallate da una breve pausa. Per una serie di equivoci, la prima è slittata di quasi un’ora, per cui si può ben dire che, sebbene gli argomenti in esame fossero due, l’incontro è risultato unico nell’insieme. Nel dettaglio il primo incontro ha riguardato gli interventi di stabilizzazione del piede frana, mentre il secondo gli interventi per il pompaggio delle acque a monte della corona.

Presenti tutti i soggetti interessati: il dottor Nicola Dell’Acqua e l’ingegner Angelo Pepe, della Protezione civile, il professor Antonio Di Santo, presidente dell’Autorità di Bacino, i vertici di Anas e Ferrovie, il sindaco di Montaguto, Giuseppe Andreano, e quelli di Savignano e Greci, Oreste Ciasullo e Bartolomeo Zoccano. Sono arrivati anche i responsabili il Genio Civile di Ariano Irpino.
Stefano Nadotti, portavoce dei centri di competenza studi e progetti frana (Università degli studi di Firenze, Ingeo, Consiglio nazionale delle ricerche e Università del Sannio) ha ben delineato la situazione attuale nella zona del piede frana e ha illustrato i futuri lavori utili e necessari per una risoluzione se non definitiva, tenuto comunque conto della portata della calamità, per lo meno tenace ed efficace  per quel che riguarda il movimento franoso. Così, stabilendo innanzitutto che l’intero ammasso debba essere diviso in quattro settori ben distinti fra di loro e che i settori riguardanti il piede frana sono il settore C e D, rispettivamente zona sinistra e zona destra, e decretando il settore D quale area in cui si è registrato il più alto tasso di movimento terra (fino all’80-85%). Ben si può comprendere come i lavori debbano essere maggiori in questa fascia. Il progetto, nato dopo studi, sondaggi e monitoraggi con sistemi all’avanguardia ed altamente innovativi, prevede quindi complessivamente un’opera divisa in moduli con la sistemazione di trincee pluridirezionali a seconda della zona e della necessità, più concentrate nel settore D e meno nel settore C, essendo quest’ultimo contraddistinto da una maggior stabilità con la necessità di interventi più che altro di risagomatura. Le trincee saranno caratterizzate da strutture in acciaio macrogabbiate a croce di Sant’Andrea con conseguente collocazione di piastre e tappeto drenante. Perplessità in merito ai tempi di esecuzione da parte dell’Autorità di Bacino.
"Dal punto di vista cantieristico e tecnico abbiamo stimato di potter portare a termine un modulo al giorno, per cui serviranno almeno tre mesi, che debbono comunque tener conto dei tempi burocratici", ha risposto in conclusione di intervento Stefano Nadotti. La parola è passata, dopo qualche minuto di pausa e dopo l’inizio ufficiale della seconda conferenza, al professor Francesco Maria Guadagno (Università del Sannio) e a Luigi Giammattei (Centro Competenza di Firenze) per delineare gli interventi a monte della Corona.
"Premesso che il rallentamento del movimento franoso è dovuto all’efficienza delle opere di drenaggio a monte finora effettuate, c’è da precisare che è necessaria la realizzazione di pozzi a monte per evitare l’ulteriore destabilizzazione degli obiettivi finora raggiunti". Ha esordito così Guadagno che, dopo questo primo intervento e dopo aver ricordato che l’emergenza di un anno fa è da rintracciare a ritroso nel tempo e comunque nella presenza di acqua in terreno profondo e non solo o soprattutto alle acque piovane, ha passato la parola al suo collega Giammattei, il quale ha reso noto che i pozzi previsti nella zona alta dal progetto sono in totale cinque e che tali pozzi saranno, una volta ultimati, ubicati anche sulle planimetrie catastali. Tutte le opere realizzate avranno bisogno però di manutenzione futura da parte delle diverse amministrazioni e in teoria anche da parte della Comunità montana. A livello qualitativo, quantitativo si è cercato di ottimizzare il rapporto costi-benefici ed allo stato attuale si sima una spesa massima di due milioni e 364mila euro per gli interventi al piede frana e di 900mila euro per un totale complessivo di quasi tre milioni e 300mila euro.
Da rilevare la presenza e l’intervento di Ida Giannarelli per la sovraintendenza dei beni archeologici che, rifacendosi al decreto legislativo 1637/06  in materia, ha richiesto la documentazione archeologica preventiva dell’area oggetto degli interventi (art95) e dei saggi archeologici preventivo, oltre che il controllo archeologico nella fase di lavorazione dell’opera. Questo perché, come molti forse non sanno, il nostro territorio è una ricca miniera di reperti archeologici. Basti ricordare gli scavi cominciati, per ciò che riguarda Montaguto, nella località Montagna Spaccata che hanno portato al ritrovamento di alcuni reperti appartenenti ad un santuario di origine sannita.
L’inviata Monica De Mita
FOTO RIPRODUCIBILI PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

2011-05-03 10:05:41

0

Commenti

comments

Lascia un commento