FRANA, SABATO 31 MARZO 2007 | Montaguto sulle pagine de ‘La Repubblica’ in un articolo di Antonio Corbo sulla frana

Ecco un pezzo a firma di Antonio Corbo apparso il 31 marzo 2007, esattamente dodici anni fa, su La Repubblica di Napoli.

“La lingua nera di terriccio umido si avvicina al binario unico degli Eurostar Roma-Bari. Ne passano quattro al giorno. L’Italia ha dimenticato la sua frana più grande al confine tra Avellino e Foggia: lunga tre chilometri, alta come una casa a due piani, incombe con 100mila metri cubi sulla linea ferroviaria che collega Tirreno e Adriatico. Scivola lentamente, spinta a monte da una sorgente. Nel silenzio di una burocrazia senza memoria.”

Tra le rotaie e il greto di un torrente arriva mezz’ora prima una vedetta delle Ferrovie. Conferma che la frana è ancora lontana dal binario, il treno può passare, semaforo verde, “ci risentiamo al prossimo”, l’Italia spensierata può trascurare la sua frana più grande. E’ stata intanto cancellata una strada. Km 43 della Statale 90, la Nazionale delle Puglie che da Napoli, zona Poggioreale, va fino all’Adriatica. Andava. “Da Pasquetta del 2006 è stata bloccata anche la bretella: sui ciottoli, piano piano, i pullman passavano. Ci siamo, è di nuovo Pasqua, questa tragedia ha già un anno”, lancia l’allarme Domenico Gambacorta, sindaco di Ariano Irpino, oltre ventimila abitanti, la città più colpita. “Un disastro per l’economia, chiudono ristoranti, negozi, distributori di benzina”. Raccontano che si passa solo d’estate: sul letto secco del fiume.

Al km 43 arriva ogni giorno Damiano Delvino, 71 anni, 516 euro di pensione. Lui di qua, oltre la frana a 150 metri è rimasta la sua motozappa. Viene a vedere il suo podere comprato con i risparmi di una vita. “La mia campagna sta morendo, non posso coltivare. Per 150 metri faccio un giro di 40 chilometri”. Le province di Foggia e Avellino sono divise dalla frana. Venti paesi isolati. Non solo Ariano, anche Greci, Montecalvo, Caslabore, Villanova del Battista, Zungoli, Castelfranco Moscano, Portaova, Troia, altri. I sindaci manifestano domani proprio sulla frana. “E’ un giro terribile andare sull’autostrada. Ma quale frana dimenticata? Questo è un pezzo d’Italia dimenticato”, protesta Gino Cassano, assessore di Ariano Irpino, tra le sue deleghe c’è pure l’emergenza frana. Di emergenze si intende Guido Bertolaso, Protezione Civile. E’ venuto due volte. “In elicottero”, subdola la precisazione di un cronista di Canale 58, viene spesso a misurare la distanza tra la frana e il binario, si accorcia dopo ogni pioggia. “Siamo a dodici metri”. La paura si confonde con la speranza. “Se la terra finisce per fermare i treni, con la linea bloccata qualcuno si accorgerà di noi”, confidano in paese, dove Montaguto.com scrive giorno per giorno il diario di una vergogna. Nel pomeriggio arriva un uomo seguito dal suo cane. Controlla che il maresciallo non ci sia. E’ diffidato: non può avvicinarsi, la sua casa fu sgomberata, la sola abitata. A Montaguto ci sono più case che uomini: 577 abitanti, 277 famiglie, 927 abitazioni. Censimento del 2001.

“Ma come si fa a non venire?”, chiede comprensione Mario Perrazzo, 72 anni, agricoltore da sempre. Aveva 5 mucche, 2 pecore, qualche gallina. “Ho quasi regalato il bestiamo dopo averlo salvato”. Per un paio d’ore viene a riprendersi la vita, per lui si è fermata quel giorno di febraio, quando la sorgente dal nome inquietante, Acquatorbida, tracimò sulla schiena del Monte Cervaro, travolgendo alberi di frutta e ulivi. Sono nudi, anneriti, secchi sulla terra bruma. L’immagine di una natura ferita a morte.

Chi interviene, nessuno? “No, si muovono in tanti, nessuno fa nulla. La provincia si astiene, l’Anas progetta una galleria di 700 metri da 30 milioni, ma non è compito suo. Di Pietro, il ministro interpellato da Cusano, fa rispondere al Genio Civile. A maggio il governo stanziò due milioni e mezzo, il 21 luglio è tornato Bertolaso, “in elicottero”, per dire ai sindaci che dal 13 luglio Prodi aveva nominato Sassolino “commissario straordinario”. Ha ribadito che “il territorio è monitorato costantemente” dai Vigili del fuoco di Grottaminarda. La frana non è stata rimossa: dove mettere 100mila metri cubi di terra? L’Anas ricorda che è a due passi Difesa Grande, ancora sequestrata. Può essere riaperta. Una discarica in cambio di una strada? Forse c’è anche questo nell’Italia che si è fermata a Montaguto.

Antonio Corbo – La Repubblica

2007-04-01

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