GIANNI VIGOROSO: POLIZIOTTI? NO, BELVE!


Gianni Vigoroso, anchorman e redattore di punta di Canale 58 (nonché collaboratore di Ottopagine) è il giornalista ferito negli scontri di ieri mattina. E’ stato ricoverato all’ospedale di Ariano dopo una manganellata alla testa, e dimesso con una diagnosi di trauma cranico lieve e disturbi di pressione. E’ lui stesso a raccontarci la turbolenta giornata di ieri, ripercorrendola fin dalla prima mattina: «Dalle otto in poi mi sono iniziate ad arrivare telefonate da persone che avevano avvistato la trivella dell’Arpac in autostrada, seguita da una lunga coda di camionette di polizia e carabinieri…

Credevo fosse un falso allarme, perché c’era una verbale del prefetto di Avellino che sospendeva ogni tipo di attività a Pustarza in attesa di un colloquio con i sindaci della zona. Ma quando ho visto che le telefonate iniziavano ad essere più di una, anche da fonti attendibili, mi sono precipitato sul posto con l’operatore Francesco Lignite. Siamo arrivati rapidamente a Pustarza, e già lungo la provinciale 10 abbiamo notato che i mezzi delle forze dell’ordine giungevano passando dal territorio di Villanova – Zungoli, dopo aver imboccato località Orneta di Ariano. A Pustarza abbiamo trovato una nube nera, di fumo denso: era una balla di fieno incendiata dai manifestanti del presidio permanente che si stava riscaldando dalla notte. Fumo che fungeva anche da richiamo e da allarme per la gente che mano a mano ha iniziato a precipitarsi sul sito. Poi sono arrivati sul posto i reparti e i battaglio di carabinieri e polizia. Davanti, ad aprire la colonna delle forze dell’ordine c’era un mezzo dei vigili del fuoco e una pala meccanica. La pala ha cominciato a rimuovere le pietre e altri ostacoli che nel corso della notte erano stati posizionati dalla gente de presidio permanente. Il sindaco Ciasullo con la fascia tricolore si è avvicinato ai poliziotti schierati ed ha avuto un colloquio con il responsabile delle forze dell’ordine sul posto, il funzionario di polizia Giovanni Trabunella; gli ha chiesto di soprassedere perché c’era il verbale della prefettura nel quale si sospendevano tutte le attività, ma dalla radiotrasmittente della polizia si è sentita una voce determinata che diceva “non ci sono ordini di questo tipo, andate avanti”. Da quel momento in poi non c’è stato più alcun colloquio. I reparti antisommossa hanno cominciato a marciare verso i manifestanti, costringendoli ad arretrare in tutta fretta. Non si sono fermati neanche quando un disabile si è steso per terra, di traverso; lo hanno evitato e sono passati avanti. Poi hanno cominciato a brandire scudi e manganelli, e a caricare la gente che si era fermata e aveva alzato le mani e le braccia in aria in segno di non violenza. Nelle file d’avanti c’erano anche molti manifestanti anziani. La gente ha iniziato a cadere a terra. Nonostante le braccia alzate, la polizia non si fermava, e picchiava con i manganelli. Tra le gente si vedevano le prime maschere di sangue: tutte immagini catturate dalla telecamera di Francesco Lignite e diffuse grazie a noi anche alle televisioni nazionali. Io continuavo a raccontare quanto stava accadendo. Mi è stato detto “la stampa si faccia da parte”. Un poliziotto mi ha detto “togli questo microfono, si tolga”. E poi mi sono trovato tra due scudi, quasi schiacciato come i piatti delle orchestre musicali. Mi hanno scaraventato via prima con una manata al petto, spingendomi nel terreno, e poi con violenza da dietro le spalle sono stato colpito da una manganellata alla testa. Erano belve quando colpivano. Mi sono accasciato a terra ed ho perso i sensi. Il primo a soccorrermi è stato il capitano dei carabinieri Pasquale D’Antonio, mi hanno portato verso un’auto dell’Arma per medicarmi con del ghiaccio. Poi per la voglia di continuare a registrare, sono tornato sul posto, nonostante la ferita alla testa, ma mi sono sentito di nuovo male. Sono stato accompagnato dall’ispettore Giuseppe Ciasullo verso un’ambulanza del 118 e della Pubblica Assistenza Vita, con gli operatori che stavano medicando già altre persone. E poi la squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Ariano, con l’ispettore Squarcio, mi ha accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Ariano. Qui ho trovato grande attenzione dei sanitari del pronto soccorso, dal dottore Massimo D’Avanzo e la dottoressa Patrizia Savino, e da tutto il personale infermieristico. Con me si sono ricoverati mano a mano anche gli altri feriti. Come Mario De Rienzo, che sembrava il più grave e perdeva molto sangue dalla testa. Come pure Franco Lombardi e via via gli altri: Luciano De Lillo, Luigi Lombardi, Antonio Volpe, Luigi De Leonardis. Ho poi saputo che c’erano anche altri feriti, ma che non si sono fatti refertare. Sono rimasto al pronto soccorso fino al primo pomeriggio, sotto osservazione. Mi hanno sottoposto ad una Tac insieme agli altri: tutti avevamo ferite alla testa e per tutti è stato diagnosticato il trauma cranico. Poi siamo stati dimessi, tranne De Rienzo e Antonio Volpe, quest’ultimo consigliere comunale a Savignano». «E’ una brutta pagina quella scritta oggi (ieri per chi legge, ndr). Una squallida azione quella di cui siamo rimasti vittima, che si poteva evitare, se non altro perché De Gennaro ha sempre parlato di dialogo negli ultimi tempi. Ma invece sembra di essere tornati a 50 anni fa, quando c’erano le continue lotte in strada con i celerini.» «Ho ricevuto la solidarietà da parte di tantissime persone, colleghi, politici, ma prima di tutto da parte dei giornalisti di tutte le testate irpine e nazionali, che ringrazio. Ma mi ha colpito anche una telefonata affettuosa da parte del colonnello Giammarco Sottili, comandante provinciale dei carabinieri di Avellino, proprio a testimonianza del grande rapporto di collaborazione che esiste invece in Irpinia tra forze dell’ordine e stampa. Ringrazio anche i sindaci di Ariano e Savignano tutte le persone che anche non conoscendomi mi hanno inviato sms di solidarietà. Ritengo che sia stata un’azione mirata nei miei confronti. Forse perché ero l’unica voce in quel momento insieme ad Antonio Perna (“Big Wave”) di Radio Canale 4, anche lui costretto a lavorare con notevoli difficoltà difendendosi dagli attacchi delle forze dell’ordine. Già sabato scorso evidentemente eravamo diventati scomodi nel raccontare la vicenda di Pustarza. Ma non si può impedire un diritto di cronaca. Anche Francesco Lignite è rimasto coinvolto in serata negli scontri con le forze dell’ordine al casello di Grottaminarda. Anche lì Francesco ha documentato quanto stava accadendo, riprendendo gli scontri nei quali è rimasto gravemente ferito Anselmo La Manna: a lui esprimo la mia solidarietà. Mi auguro che sia fatta piena luce su quanto è accaduto».

2008-02-19 16:32:50

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