IL PAESE DI HEIDI CANCELLATO DALLA DEMOCRAZIA EMOTIVA


di Norberto Vitale*
Ogg Stim a Lu 28 D’Aust. Vai su Abbij Dacap (Home Page) e clicca su L’Cos Fatt (Eventi), L’Cos Nov (Novità), L’Cos Nost (Esclusive), L’Nutizij (Attualità), di una comunità di 478 persone e 270 famiglie a cui un comma delle misure anticrisi sta sfilando il titolo di Municipio. Benvenuti a montaguto.com, il sito di quella Italia che l’ordinamento ha deciso di considerare superflua, costosa, inefficiente.
Considerata piombo sulle ali di una economia che invece deve correre ai ripari. Una decisione di “incredibile faciloneria” denuncia l’Anci  che ha una più lontana e profonda spiegazione in quella che lo storico Marcel Gauchet, a proposito della crisi delle forme di governo occidentali, ha chiamato “le democrazie emotive” dove i facili richiami demagogici e populisti, l’affievolito  principio dell’eguaglianza, il ricorso alle emozioni e alla semplicità prevalgono sul ragionamento: “Gli uomini politici vorrebbero far credere che conoscono i problemi della gente, proponendo soluzioni semplificate… La politica ha perso quel poco d’autorità naturale ereditata dal passato che ancora le restava, perché i politici hanno fatto di tutto per mettersi all’altezza dell’uomo qualunque, inseguendo il senso comune, l’opinione diffusa, puntando sulla comunicazione e sulla seduzione”. Quando ciò si verifica, la scorciatoia del populismo è ad un passo e le decisioni che conseguono anziché funzionali si presentano come necessariamente drastiche, e poi scopriremo che lo sono inutilmente, ma che non fanno altro che perpetuare la fase “della stupefazione di fronte alla crisi”. Cosa è se non un movimento pietrificato, impaurito quello che dal mattino alla sera decide la cancellazione di 1.970 comuni su 8.094 sulla base di un parametro che stabilisce la sparizione per quelli sotto i mille abitanti tralasciando quelli di poche decine sopra che sono in numero maggiore di quelli che cancelli e non tenendo nel conto che il 75 per cento del totale ha meno di cinque mila abitanti? Fino a chiedersi, perché Cassano sì che di abitanti ne ha 996 e Trevico no che ne ha 89 in più? E degli altri 36 che in provincia di Avellino sono sotto i due mila abitanti? E come devono  prenderla in Piemonte dove i comuni a rischio taglio sono 597, la gran parte concentrati nelle Langhe, compreso il comune di Barolo, cioè in uno storico unicum territoriale, culturale e geografico in cui già da dieci anni sperimentano con successi di scala la gestione associata di servizi, polizia locale, difesa del suolo e quanto di altro? Insomma, a naso, stanno raschiando il fondo del barile mentre, ancora Gauchet, si imporrebbe “la fase della reinvenzione”, di intervenire cioè sulle inefficienze del sistema delle autonomie anziché metterne in discussione il valore e uscire dall’equivoco di un federalismo fiscale che anziché liberare imprigiona gli enti locali nei troppi vincoli che lo Stato impone agli enti locali. Una strada che produce danni enormi. Per cogliere irrilevanti risparmi, demoliscono quello storico patrimonio italiano “di differenze che la storia ha reso senza eguali in Europa –ha scritto Aldo Schiavone – l’identità di un mosaico dove l’intero è più della semplice somma delle parti”. 
 
   
  Luogo della poesia
 
Magari Montaguto non sarà “il classico paese di Heidi” come scrive Wikipedia in riferimento a boschi, acqua limpida e panorami lunghi che  da 750 metri di altezza spaziano dal Taburno al Terminio, dal Partenio all’Appennino Dauno con vista sul Tavoliere ma tra i diciotto comuni della provincia di Avellino a cui insieme al pennone toglieranno anche il codice Istat, qualcosa di speciale ce l’ha e si avverte. Per cinque anni questo reticolo di case lineari e parallele sotto lo sperone roccioso della montagna è stato sinonimo della frana che ha bloccato la statale per Foggia e poi anche la ferrovia. Un caso finito anche sui tg nazionali, l’ennesimo nell’Italia bucherellata da nord a sud ma vissuto qui ha significato isolamento, frustrazione, tracollo di una economia già asmatica insieme alla resa di autorità sorde e incompetenti tirate via l’anno scorso dall’impaccio, non dal disonore, dai genieri del Reggimento Guastatori e dalla Protezione Civile. Hanno resistito a Montaguto e adesso speravano in un nuovo inizio. D’altronde ne vennero fuori anche dopo il 1658 quando a presidiare il Mons Acutum rimasero “tre fuochi”, tre famiglie. Ma quella era la peste non una frana né una finanziaria bis. Franco Arminio da anni vive in simbiosi con i silenzi che parlano nei nostri borghi. A Montaguto ha dedicato un verso che comparirà nel prossimo suo libro per Mondadori sulla paesologia che dice pressapoco così: “E’ uno di quei paesi che quando ci sei dentro ti senti in colpa per non esserci andato prima”. In quanto a bellezza, luogo della poesia, ne farebbe “la Capitale dell’Irpinia” ma non si sottrae alla praticità. “Non ne faccio una questione di principio. Il problema vero è quello di salvare i paesi non i comuni, la loro forza identitaria, culturale, morale piuttosto che fare barricate per difendere sindaci e amministratori quasi sempre più piccoli delle comunità che gestiscono. Dobbiamo dircelo: anche questo nostro patrimonio, potenzialmente capace di accendere economia, ricchezza, è stato ed è amministrato male”.
 
Il blogger
 
La sede del Municipio è in cima ad uno dei corridoi nobili che attraversano in parallelo il centro abitato. Pochi metri più avanti, il paese finisce in una piccola piazza rettangolare presidiata dalla chiesa parrocchiale e dalla torre campanaria, a cui sono addossate casupole di una sola stanza. Una è diventata filiale di un’agenzia di pompe funebri che sta a Grottaminarda. Hanno lasciato un cartello quello per il fittasi con indirizzo e numeri di telefono.E’ il luogo della tempesta perfetta, dicono con il sorriso malizioso a Montaguto. Perché e’ in questo posto che l’inverno annuncia il suo arrivo, anticipando le temperature in picchiata, fino a meno 16, le trenta giornate di gelo e le diciannove di nebbia permanente. Senza dire dei giorni di Bora che spazza a 50 chilometri l’ora e il vento di Nord est che si concede rare pause. Un clima che vallo a capire se fa bene ma di certo ha contribuito a fare di Montaguto un “isolato genetico”, come lo hanno chiamato le ricercatrice di Biogem. La comunità a causa dell’isolamento geografico e della scarsa immigrazione ha conservato nel corso dei secoli caratteri genetici omogenei e chiari rispetto a quelli di popolazioni aperte. Visto dall’esterno, è un palazzotto la sede del comune di Montaguto. Minuscolo cortile interno, le scale, le stanze. Fosse una abitazione, una famiglia di cinque persone ci starebbe stretta. Giuseppe Andreano è il sindaco. Agente di commercio in pensione, nell’ultima campagna elettorale aveva come avversario il quorum perché non si sono trovate altre dodici persone che avessero voglia di cimentarsi o semplicemente perché si è ritenuto che la lista di Andreano bastasse e avanzasse. L’articolo 16, comma 10, della Finanziaria bis, prevede che a Montaguto le elezioni si facciano per eleggere soltanto il sindaco. Una sorta di podestà ma non si capisce con quali poteri se nel frattempo il comune è stato accorpato. Il cruccio di Andreano: “Rendendolo obbligatorio ci tolgono ogni potere contrattuale lasciando a chi ci accorpa di fissare le condizioni”. Pensa a Savignano, approdo naturale tra i confinanti, e penserebbe a Orsara se non fosse già in provincia di Foggia. “Ci lasciano senza possibilità di scegliere ed è naturale che il sindaco di Savignano, dovendo ospitarci, sarà attento a non darsi zappate sui piedi”. Tra i cittadini, dice il sindaco, ancora non si è aperta realmente la discussione che invece prova ad accendere Michele Pilla, il giovane blogger con laurea in web giornalismo che è stato una preziosa sentinella sulla frana infinita. Insieme al portale ufficiale, ha inventato Montaguto Tg, il primo tg web in dialetto con sottotitoli che accese la curiosità, con i complimenti, di Biagio Agnes. Parte dal presente: “La situazione si fa sempre più critica. Sempre più ai margini della Campania, sia dal punto di vista geografico – è l’ultimo comune sul versante sud-est – che da quello sociale. Nessun collegamento a internet, se si esclude la vecchia connessione telefonica a 56k , sempre più ridotti i collegamenti autobus per Foggia e Ariano Irpino, sempre meno abitanti”.  La gente non ne parla, così ha colto il sindaco, ma se proprio accorpamento deve esserci, guarda con interesse alla Puglia, di cui Montaguto ha fatto parte fino al 1930. Pilla ne ha raccolto gli umori: “La popolazione guarda alla fuga verso la Puglia: in tanti dicono che sarebbe meglio passare con Orsara. Non solo più vicina ma anche perché
la Regione Puglia è prodiga di attenzioni e scelte a favore delle sue aree interne. Basta guardare proprio Orsara, che come noi è al confine della propria regione: da anni gode di servizi e opportunità per noi della Campania impensabili”. E quelle che sono state offerte, senza disegno, programmazione, concertazione, sono miseramente fallite, come il piano di insediamenti produttivi: “Abbiamo da anni un’area infrastrutturata molto vasta – aggiunge Pilla- costata quattro milioni che doveva smuovere un po’ di sviluppo promuovendo forme più avanzate per le attività artigianali della zona. Sta lì abbandonata”.
 
Tra Orsara e Savignano
 
Il sindaco Andreano immagina un altro scenario, nel quale è contemplata la riduzione degli eventuali danni derivanti dall’accorpamento. Si lascia guidare dalla teoria del male minore. "Con Orsara non avremmo voce in capitolo. Avremmo più forza se con Greci e Savignano ci unissimo per utilizzare al meglio le eccellenze di ognuno e metterle a disposizione di tutti”. Quel che sarà il destino, anche, di Montaguto lo vedremo ma non sfugge l’approccio razionale che anima i destinatari. Stanno provando a ragionare sul futuro e al cospetto di un provvedimento sbilenco al quale adeguarsi, non si attaccano al campanile, non predispongono rivolte ma cercano una scia positiva, una opportunità, se c’è, da cogliere. Su una cosa il sindaco non transige e a modo suo dà ragione a Marcel Gauchet, imprecando contro la “democrazia emotiva” che finisce per far passare i piccoli comuni come scialacquatori sopportati per troppo tempo. Hanno invece quasi tutti i conti in ordine i trasferimenti statali subiscono tagli puntualmente ogni anno. “Anche il bilancio 2011 sarà in attivo –spiega Andreano- nonostante lo Stato mi dia 290 mila euro (dieci mila in meno dell’anno precedente). Grazie alle pale eoliche, il comune ne incassa altri 300 mila. Abbiamo soltanto sei dipendenti, quattro impiegati, un vigile urbano e un netturbino. Anche un esterno, che paghiamo a metà con Greci, con cui siamo associati per la raccolta in proprio dei rifiuti”. Sui costi della politica, a Montaguto molto cosiddetti, si infiamma. “Il massimo dell’indennità che ho percepito, e per un breve periodo, è stata di 930 euro al mese. Da anni è ridotta a 450. Non va meglio per il vice-sindaco e i due assessori: hanno raggiunto il massimo di 93 euro al mese, scesi oggi a 47. Quando c’è consiglio comunale, agli otto consiglieri va un gettone sotto i 15 euro a seduta”. In un anno, il consiglio comunale di Montaguto si riunisce al massimo cinque volte.Quando dico ad Andreano che lo stipendio medio di un dipendente comunale è la metà di quello di un dipendente ministeriale, che in media i Comuni hanno un dirigente ogni 52 impiegati contro un rapporto di 1 a 20 nei ministeri, che scende a 1 a 14 in quello dell’Economia e a 1 a 7 alla presidenza del Consiglio, ha esattamente l’aria sbigottita di chi si sente preso per i fondelli.  Evito di aggiungergli che i 21.593 tra consiglieri e assessori costano tutti insieme l’equivalente di 27 deputati. I costi della politica dunque non c’entrano con la soppressione dei piccoli comuni dove invece regge un prezioso capitale sociale di impegno civico a costi bassissimi. Il lusso che non possiamo permetterci è altro, quello delle diseconomie di scala legate alla gestione complessivamente polverizzata dei servizi locali che un decreto legge del 2010 ha reso obbligatoria per i comuni con meno di cinque mila abitanti. Senza però cavare il ragno dal buco. I servizi gestiti in forma associata sono pochi e poco importanti e lo sono ancor meno al Sud dove il 70 per cento delle Unioni dei comuni gestisce meno di 5 servizi in convenzione, contro gli oltre 20 nel centro-nord. Anziché rafforzare il processo avviato dal decreto dello scorso anno, come nel dettaglio spiegano Antonio Misiani, parlamentare del Pd, e Francesco Frieri, direttore dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna,  per far diventare le Unioni e le Comunità Montane “ il perno di una radicale  riorganizzazione del sistema dei servizi comunali”, si è scelta la strada dello smantellamento dei piccoli comuni probabilmente anche per l’immediato ritorno mediatico che se ne ricava. “Il cambiamento -colgo da Walter Veltroni che le cose le sa dire e un po’ meno le sa fare- genera disordine ma costringe anche fare salti e a riprogettare, a pensare in grande”. D’accordo se non fosse per il fondato sospetto che sia il disordine a dettare, inutilmente, cambiamenti illusori destinati presto a cedere il posto ad altre illusioni. Funziona così nelle democrazia emotiva. 
*Corriere dell’Irpinia – 28-08-2011

2011-09-04 18:52:08

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