INTERVISTA | Massimo Castelli, coordinatore nazionale Piccoli comuni: «Creare occupazione nei borghi, ecco le nostre proposte»


INTERVISTA AUDIO ESCLUSIVA MONTAGUTO.COM

Si è tenuta ieri, a San Benedetto del Tronto, la XVII Conferenza nazionale dei piccoli Comuni, in stretta collaborazione con Anci Marche. “Agenda controesodo, nuovi assetti e politiche per il sistema locale”: questo lo slogan ufficiale dell’evento, cui era presente anche il sindaco di Montaguto, Marcello Zecchino.

Argomento principale, la grande necessità attuale nel nostro Paese, e dei piccoli Comuni in particolare, di adottare politiche di promozione e di rilancio dello sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale delle aree più periferiche, in gran parte amministrate da Comuni piccoli in termini demografici ma con territori che rappresentano la gran parte della penisola.

Si è discusso delle politiche nazionali del governo centrale, che non sempre sono a favore dei piccoli comuni e che, anzi, negli ultimi anni hanno causato quello spopolamento che ha decretato la fine di moltissimi borghi italiani, che invece potrebbero risollevare la qualità della vita e addirittura l’economia del nostro Paese. Di tutto questo abbiamo parlato con il coordinatore nazionale dell’Anci – Piccoli Comuni, Massimo Castelli, sindaco di Cerignale (paesino di 150 anime in provincia di Piacenza), che la redazione di Montaguto.com ha intervistato in esclusiva. Il dottor Castelli, nel mese di giugno, è stato in visita a Montaguto, come ci ha riferito durante l’intervista.

 

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«È un bellissimo paese, bellissimo. Devo dire che un po’ tutti i borghi italiani sono belli.»

Borghi che però vivono situazioni difficili…

«Già, perché vivono quella disattenzione che li ha relegati a essere un’Italia di serie B quando potrebbe essere un’Italia di serie A. C’è stato un enorme spopolamento per mancanza di investimenti e a breve ci ritroveremo con metropoli e deserto. E noi ci siamo chiesti se è questo lo scenario che vogliamo. Il tema dei piccoli comuni è il tema dell’Italia: che tipo di Paese vogliamo? E questo deve far interrogare la politica nazionale, perché la desertificazione può creare problemi a livello nazionale. Questa è un’Italia dimenticata, scollegata e sconnessa, anche da un punto di vista della rete internet. Occorre ripensare a politiche diverse».

A ottobre sarà pronta l’agenda controesodo, in occasione dell’Assemblea Nazionale Anci a Vicenza. Ci saranno le politiche e le idee da mettere sul tavolo per invertire la tendenza.

«Il primo punto è il lavoro: occorre creare lavoro per creare comunità. Servono servizi. Se non ci sono persone non c’è lavoro, se non c’è lavoro non ci sono persone. Bisogna ricreare quelle connessioni che sono venute a mancare con l’abbandono della terra, dell’agricoltura… La società era nelle zone rurali. Gli stili di vita stanno mutando, si vede il territorio come risorsa dal punto di vista ambientale. Adesso c’è il tema, ad esempio, della siccità, dell’inquinamento. Il piccolo comune può diventare il laboratorio della società».

Sulle aree interne ci sono due milioni di case non occupate e si spendono 2,5 miliardi per riqualificare le periferie delle grandi città. «Occorre cambiare il paradigma dello sviluppo, la visione, ritrovando nei territori quella capacità di creare occupazione.

Come fare?

Partire dalla fiscalità di vantaggio: se un artigiano vuole aprire un’attività a Montaguto per 10 anni ha una fiscalità di un certo tipo. Creando occupazione lì crea Pil, crea occupazione in un’area e risolve dei problemi. Molti territori, come Montaguto, sono in deficit per lo stato perché produce pensione e pochissimo Pil. Bisognerebbe lavorare sull’Iva e non sull’Irpef. E invece quando si spopola un paese poi si paga un costo».

 

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