LA RIFLESSIONE | Discarica di Pustarza, una ferita mai rimarginata che addolora gli emigranti


Da Ottopagine riportiamo una toccante riflessione di Carmen Matullo,  figlia di Delfina La Porta, sposata al nord, a Verona, suo padre Ennio, è stato sindaco a Savignano Irpino negli anni 60 entrambi di origini arianesi.

È impacchettata nella verde vallata la bestia nera di Pustarza, chi l’avrebbe mai immaginato un destino così ingiusto per questo fazzoletto di terra a confine tra Savignano, Ariano e Monteleone di Puglia un tempo invidiato da tutti nella ridente Ferrara.

Chi ha trascorso l’infanzia in quella zona meravigliose può testimoniarlo.

Una delle sciagure più grandi per il popolo savignanese, costretto a subire in silenzio e a colpi di manganellate una  barbaria inaudita voluta da una politica scellerata, inconcludente e complice di tale scempio.

La rabbia e l’indignazione di chi vive fuori dalla Valle del Cervaro, ma non si è mai distaccato col cuore dalle proprie origini.

Ecco un passaggio della riflessione di Carmen Matullo: la prima parte è scritta in riferimento a video, volti e testimonianze della trasmissione andata in onda su Rai Storia.

Oddio, che emozione, conosco gli intervistati, gente del mio paese! Mi viene da piangere, scusate l’emozione… Gente che fa in un certo senso parte della mia esistenza, di cui conosco e posso ricordare i sacrifici di una vita vissuta lontano dalla famiglia e dal proprio paese, perché  tante volte, ho potuto condividere le lacrime dei loro figli, miei coetanei. Famiglie divise negli affetti e nelle relazioni per andare ad affrontare l’ignoto destino al Nord o all’estero. Le persone intervistate hanno avuto la fortuna di ritornare al proprio paese e di ricongiungersi alla famiglia. Ma tanti altri non sono più tornati o sono tornati in una bara. Ed io ho un vivo ricordo di alcune di queste persone, vicini di casa e della tragedia che dal quel momento in avanti colpiva la famiglia: mogli, madri, figli, senza più un reddito sicuro, alla mercè  del destino, crudele anche con loro quanto con il proprio congiunto tornato morto da una terra misteriosa,, lontana, sconosciuta.

Gente del Sud, dignitosa, onesta, disposta a qualunque sacrificio pur di poter sfamare i propri figli, profondamente consapevole di essere stata ricca di una terra che offriva loro tutto, ma che un giorno di un lontano passato, mai dimenticato intimamente, gliel’hanno distrutta, assassinata, derubata, incendiata, massacrata in nome di una ipocrita Unità d’Italia, in nome di una fratellanza Caina, con l’unico obiettivo di rubarne le risorse, il denaro e la manodopera.

Chiusi nella propria dignità e nel proprio orgoglio, i meridionali hanno accettato qualsiasi tipo di sopraffazione e di umiliazioni, pur di potersi un giorno riscattare e di poter garantire ai propri figli un futuro migliore, un futuro dove non ci fosse un padrone a comandarli, né un negoziante col cartello di divieto d’ingresso a cani e a meridionali, nonostante proprio quei “cani di meridionali” fossero state le braccia che hanno arricchito l’ingrato Nord, e dove non ci fosse nessuno a chiamarli dispregiativamente terroni, né alcun posto dove si potesse leggere il cartello: “Benvenuti a….  Comune deterroniizzato.  I loro figli dovevano studiare ripagando in tal modo i sacrifici e le offese ricevute dai padri..

Oggi sembra si stia tornando,ma forse non si è mai smesso, a far sì che quei figli e quei nipoti siano di nuovo costretti ad emigrare, questa volta non con la valigia di cartone nel pugno, ma con una laurea in tasca.

E la Storia si ripete, si ripete all’infinto perché  al Sud, politici senza scrupoli, anche meridionali, hanno assegnato il destino di essere una colonia del Nord. Infatti oggi questa colonia viene usata,abusata, violentata e sfruttata quale sua grande discarica, e il mio paese Savignano Irpino, ne è una dolorosa quanto ignorata testimonianza. E ci viene anche quotidianamente ricordato o vigliaccamente rinfacciato che la colpa è solo nostra, perchè siamo terroni, un destino crudele costruito su misura che ci consegna alla retorica della Storia dei banchi di scuola,quali figli di un dio minore! Ma la verità è un fiume carsico: prima o poi affiora e può essere anche difficile arginarlo! Sì, forse non si è mai smesso del tutto di emigrare, ma oggi più di un tempo siamo consapevoli di continuare ad arricchire il Nord o altra nazione di quell’apporto culturale, umano e sociale che ha sempre distinto la gente del Sud! Salvini insegna quanto ce ne sia ancora di bisogno!

Così Michele Savignano, da sempre molto attento nel documentare la sua terra:

La Zona tra Pustarza, Ferrara, Difesa grande e Monteleone era un immenso bosco tanto da far parte della celebre Silva Marca dove Roberto il Guiscardo tenne la  seconda Assise di Ariano nel 1142. A  quell’assise partecipò tutta la nobiltà  I 44 paragrafi delle Assise trattavano del diritto e della giurisdizione ecclesiastiche (in cui un ruolo importante era riservato al Re,  di diritto pubblico e di potere regio, ma anche di diritto privato (il matrimonio e il ius primae noctis) e di diritto penale, di amministrazione fiscale, di regolamenti commerciali. Si trattava di un’opera di sintesi tra le tradizioni franche e normanne, bizantine e musulmane. L’equilibrio fra il potere regio, feudale, ecclesiastico, e burocratico costruito dalle Assise avrebbe retto il meridione d’Italia per i successivi sette secoli.

Subito dopo aver promulgato le Assise, Ruggero introdusse una nuova moneta unica per tutto il Regno longobardo che allora già comprendeva quasi tutto il meridione compreso la Sicilia.

Si trattava della prima volta che veniva creata una moneta nazionale che avrà corso fino al 1860 meridionale.

Gianni Vigoroso per Ottopagine

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