L’ARRIVO DEI SINDACI PUGLIESI E DI BERTOLASO LO SCORSO ANNO


Il 17 aprile 2010, esattamente un anno fa, l’allora Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso veniva a Montaguto e prendeva in mano le redini della situazione. Dopo la protesta dei sindaci pugliesi, arrivati allo scalo con un autobus, una breve conferenza si svolse nel pomeriggio sul versante della frana opposto al bivio di Montaguto.
I montagutesi volevano chiarimenti ma restarono delusi dal fatto che l’incontro, in programma proprio all’ingresso del paese, fosse stato spostato di colpo dall’altro lato.
Dopo il fallimento della Regione Campania, cui fu appioppata la patata bollente, e le relative dichiarazioni di colpevolezza, Bertolaso decise di riprendere in mano la situazione.
“Chi comanda, ora?”, gli chiese Tonio Tondo, collega della Gazzetta del Mezzogiorno.
“Io”, rispose senza titubare Bertolaso. “E il commissario De Biase sarà un mio valido collaboratore. Insieme a lui, i miei ingegneri, Dell’Acqua (Direttore generale dell’Ufficio previsione, volontariato e prevenzione dei rischi naturali della Protezione Civile, e Pepe”.
Dunque, forti cambiamenti in vista. In sostanza, cambiò radicalmente lo scenario. "I soldi non saranno un alibi. Faremo di tutto per recuperarli, ma siamo pronti a lavorare anche senza". I soldi, ovvero i finanziamenti promessi nell’ordinanza del Cdm del 19 febbraio 2010, i famosi 38,2 milioni di fondi Fas Campania. Il discorso si spostò poi sugli interventi da effettuare: “Bisogna togliere l’acqua a monte”, rivelà Bertolaso. “E occorrerà reperire siti di stoccaggio poco distanti da qui”. De Biase docebat…
Il summit, cui presero parte il Presidente della Provincia di Avellino, Cosimo Sibilia, il Prefetto di Avellino Ennio Blasco, l’assessore all’Ambiente, Domenico Gambacorta e il portavoce di Bertolaso, Luca Spoletini, durò una mezz’ora abbondante, durante la quale la frana ebbe un brusco sussulto.
Sin dalla mattina si era avuta la sensazione che qualcosa sarebbe mutato: si erano infatti viste le prime camionette dell’esercito, gli uomini dell’Undicesimo Reggimento Genio Guastatori di Foggia, diretti dall’allora comandante, colonnello Ezio Bottoni. Ai loro posti gli operai che lavoravano per conto delle Rfi, che stavano operando sul binario, e la ditta Pancione, impegnata nei lavori di ripristino della bretella. Si aggiunsero a loro anche gli uomini della Protezione Civile Nazionale.
Si sarebbe provveduto a montare delle torri faro per la zona perché, assicurò Bertolaso, si doveva lavorare H24, giorno e notte, per liberare la tratta ferrata entro fine maggio. E assicurare il normale percorso dei treni. E la strada? In quell’occasione non fu detto. Bertolaso non ne parlò. In quel momento era fondamentale rispondere alle pressanti richieste delle istituzioni pugliesi, che ieri mattina si erano radunate in massa al bivio di Montaguto.
“Lo stato d’emergenza dichiarato dal Cdm è fondamentale, ma è assurdo che sia arrivato a 37 giorni dalla chiusura della ferrovia”, tuonò il sindaco di Bari, Michele Emiliano. Parlò invece di “inquietante silenzio della Regione Campania” l’organizzatore della manifestazione di protesta, il Presidente della Provincia di Brindisi Massimo Ferrarese. “Di fatto, la più massiccia sfilata di autorità giunte dalla Puglia, anche da seicento chilometri di distanza”. Era un crogiuolo di istituzioni e giornalisti, quello che si vede nelle prime ore del mattino, a Montaguto. Tutti a invocare la riapertura del binario per consentire la normale circolazione dei treni sulla tratta Roma-Bari. Ma nessuno, dalla Regione Campania (“Caldoro ancora non si è insediato, non può venire”, fanno sapere), dalla Provincia di Avellino (“Adesso faremo qualcosa”, dichiarò qualche giorno fa il presidente Cosimo Sibilia) e dai comuni irpini (esclusi quelli limitrofi) si era ancora preso la briga prima di allora di proferire parola.

Michele Pilla

2011-04-17 11:24:55

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