LETTERA A UN CARO AMICO: ECCO QUELLO CHE CHIEDO PER TE


di Michele Pilla

Permettetemi, in questo pezzo, di esternare alcune considerazioni personali. Ciò che sto per scrivere è una lettera a un caro amico, un amico di una eccezionalità smisurata, una Persona con la P maiuscola. Non farò nomi, non è il caso, ma ho bisogno di scrivere e so che questo è il posto giusto. Mi auguro che tutto ciò possa servire, anche se in minima misura.

Essere uomini significa avere paura, significa chiedere aiuto nel momento del bisogno, significa guardare il cielo con un pizzico di speranza. Essere uomini significa saper stringere i denti e imparare a piangere, quando necessario. Essere uomini significa saper dare i consigli giusti e rivolgersi al cielo. Essere uomini significa anche incazzarsi con chi, Lassù, a volte prende decisioni che noi non capiamo e non tolleriamo. Ed è in quelle situazioni che vorresti abbandonare tutto e tutti, oppure chiedere a gran voce l’aiuto degli amici.
Io credo che Lassù ci sia Qualcuno che ci ascolta. Essere amici significa rivolgere al Signore di Lassù qualche richiesta – a volte definita "preghiera" – affinché svaniscano sofferenze e dolori. Le parole in certi casi sono vane, probabilmente inutili, ma in qualche momento possono far bene.
E’ l’unica cosa che posso fare, da qui. Scrivere. Rivolgermi al Signore di Lassù. Chiedere. Sperare. Incrociare le dita. E affermare con decisione che sono orgoglioso di averti conosciuto, caro amico, e che sarò con te, da qui, con poche possibilità di fare qualcosa di concreto che non sia una richiesta al Signore di Lassù, o rivolgerti qualche parola che possa risollevarti il morale. Anche perché, diciamocelo, c’è un incontro che dobbiamo fare. Dunque, caro amico, adesso è arrivato il momento di stringere i denti e sperare, piangere e rimboccarsi le maniche, chiedere, sperare, pregare e farsi forza. Perché spesso è la forza che è dentro di noi a vincere.
Non diamogliela vinta. Tu mi hai detto, pochi giorni fa, che ci sono cose per le quali non vale la pena sprecare del tempo. Non bisogna litigare. Non bisogna perdere attimi di felicità. Ecco. Avevi ragione. Meglio pensare a cose più importanti. In certi casi è il Signore di Lassù a decidere ma in certi altri è la nostra tenacia. La tua pellaccia è dura, la pellaccia di chi porta nel sangue un gene importante, quello di un paese che non ha eguali nel mondo.
Dai, amico, dai! 

2013-05-18 00:45:12

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