LETTERA APERTA AL DOTTOR BERTOLASO


Siamo di nuovo qui, a scrivere. Il tempo passa e, l’unica cosa che scorre – per smentire il Panta Rei di eraclitiana memoria, è la frana. L’unica cosa che si muove con una velocità impressionante. Lasceremo volutamente da parte le polemiche e gli "scarichi di responsabilità".
Sono di ieri le dichiarazioni del Capo della Protezione Civile, dott. Guido Bertolaso che, in una missiva inviata alle Istituzioni, accusa apertamente la Regione Campania. "E’ evidente, da un lato, il costante sforzo profuso da questo Dipartimento per il definitivo superamento della situazione di criticità in rassegna, dall’altro l’esclusiva responsabilità della regione Campania per la mancata messa in sicurezza del fronte di frana che ha successivamente determinato la riattivazione della stessa e i conseguenti, gravi, disagi arrecati alla popolazione residente nel territorio della regione Puglia". Di chi siano le colpe, adesso non importa. Noi preferiamo concentrarci sulla risoluzione del problema. Proprio per questo, inviamo il seguente messaggio al dottor Bertolaso… (CONTINUA ALL’INTERNO)

"Egregio Dott. Bertolaso,
sono Michele Pilla, direttore del portale Montaguto.com. Le scrivo proprio da qui, da Montaguto, da questo non più ridente ma sofferente paesino dell’Irpinia che, ahinoi, confina con la Puglia. Dico ahinoi perché, pur essendo l’ultimo comune della Regione, siamo pur sempre in una Campania che di felix non ha più nulla. Almeno, per quel che ci riguarda. Le scrivo da qui, le scrivo da questo posto che non ha mai conosciuto più notorietà di questo periodo. Per fortuna purtroppo. Già, perché se da un lato le telecamere e i taccuini incuriosiscono e, in qualche caso, fanno sorridere, dall’altro creano preoccupazione. Già, perché sono testimoni fedeli di una situazione che non solo si va facendo sempre più drammatica, ma che ci ricorda cinque anni di disagi di cui però nessuno parla. Il problema esiste da un mese e mezzo. Per l’Italia. Per noi, sono passati appunto cinque, lunghissimi, estenuanti anni. Se una cosa non si viene a sapere, mi hanno insegnato i miei primi maestri di giornalismo, professione che esercito oggi con tutto l’amore possibile verso questo paese, vuol dire che non è successa. Qui, per cinque anni, non è successo nulla. I montagutesi non hanno mai patito nulla. Montaguto? E cos’è? Così rispondevano i miei amici quando parlavo loro del mio paese. Adesso, invece, finalmente apprendo con gioia quest’altra risposta: “Ah, il paese della frana che ha bloccato le ferrovie”. Già. E’ avvilente constatare che questo gioiellino campano, che di campano ha poco o nulla, visto il menefreghismo totale, è diventato noto dapprima per la discarica e per gli scontri che ne sono conseguiti, e in seconda battuta, per questo mostro. La frana attiva più estesa d’Europa. Possibile che nessuno abbia mai pensato di avvisare i media? Possibile che questa cosa non abbia mai fatto notizia? E’ bastato interrompere l’attività redditizia di una società quale Trenitalia per destare scalpore. E cancellare in un sol colpo le sofferenze di questi cinque anni di una comunità di meno di cinquecento abitanti. Una goccia in un oceano.
Bene. E’ questa la logica dell’Italia. I morti del deragliamento di Merano hanno subito fatto scattare l’allarme, e così, le coscienze degli amministratori. Qui è difficile che ci scappi il morto, eppure si è fatto tanto perché accadesse. Grazie a Dio, non è mai avvenuto. Ma io Le chiedo: e se qualcuno si sentisse male? E’ possibile che in un paese civile (di proteste forti non ce ne sono state, non si è mai pensato di bloccare la ferrovia, cosa che avrebbe destato scalpore) l’ospedale più vicino sia a quaranta chilometri? Lei è un medico, dunque sa bene che in un paese a prevalenza di anziani il rischio è forte. E se qualcuno ci lascia le penne? Non si tratterebbe anche qui di omicidio? L’accusa può sembrare forte, ma è proprio così. Siamo tagliati fuori.
Nel 2006, quando Lei venne, ricordo quello splendido elicottero. Già, proprio quello che servirebbe a noi. Chiusa la strada, chiusa la ferrovia, dovremmo armarci di canotto e guadare il fiume Cervaro, per passare dall’altra parte. A meno che non si voglia percorrere la Ciccotonno. Una strada che inizia a fare le sue vittime. Bene, non mi dilungo più di quanto abbia già fatto. Non sto qui a cercare di capire di chi siano le colpe. In politichese, si chiamerebbe “scaricabarile”. A me piace piuttosto pensare che adesso, purtroppo dopo cinque anni, si stia iniziando a fare qualcosa. E così, con lo spirito di un inguaribile ottimista – non ci resta che questo, qui – mi accingo a farLe una richiesta. Torni qui. Si porti dietro un po’ di politici che contano. L’Italia funziona così, no? Facciamo capire loro di che cosa si tratta. Venite però in auto, per constatare il disagio del percorso. Non è giusto che si parli di un mese e mezzo di problemi quando in realtà, per noi, sono cinque. Non cancelliamo questi disagi che abbiamo patito e che, con amarezza, sappiamo che patiremo ancora.
Confidando in una Sua cordialissima risposta, nella speranza che sia positiva, Le invio i miei più cordiali saluti.

Con stima,
Michele Pilla
Direttore di Montaguto.com

2010-04-14 10:55:36

2

Commenti

comments

Lascia un commento