FRANA DI MONTAGUTO | Domenica 18 aprile 2010, l’ombra della camorra sulla frana…

La frana, per molti, potrebbe essere una mucca da mungere. Per spostare e mettere in sicurezza milioni di metri cubi di fango e detriti di ogni genere servono decine di escavatori e camion. Le ipotesi di spesa oscillano da 20 a 25 milioni. Un piatto goloso per le imprese legate alla camorra. Mario De Biase, commissario all’emergenza dal 19 febbraio al 16 aprile 2010 dice: «Io rispondo degli atti della mia gestione, sull’attività del passato ho chiesto ordinanze e documenti, ho avuto numerosi faldoni, altri arriveranno. Li studierò con cura e se le cose non sono state fatte con trasparenza non pagherò un euro. Per ora la priorità è un’altra, ripulire ferrovia e strada statale 90 e far ritornare la situazione alla normalità».

De Biase è stato sindaco di Salerno per 5 anni tra le due amministrazioni De Luca. Anche lui era chiamato «sceriffo». Lavora alla Regione dove si è occupato del partenariato con imprenditori e sindacati. Per capire come stanno le cose occorre leggere le carte. Il primo documento di sintesi sulle attività relative al sistema franoso di Montaguto è stato presentato a Guido Bertolaso.

La cronistoria degli interventi parte da giugno 2009: la frana si sveglia e vengono decisi i primi lavori di «somma urgenza» affidati all’Idroeco, un’impresa di Casapesenna, nel Casertano, che fa capo alla famiglia Piccolo. In realtà, l’emergenza frana comincia nel 2005, quando dal movimento della montagna, ad est di Montaguto, sulla sponda irpina, viene interessata la strada statale 90 delle Puglie. Nel 2006, a maggio, il governo Berlusconi dichiara la prima emergenza con la nomina a commissario di Bassolino, presidente della regione Campania. Tutti pensano che gli interventi procederanno più celermente e invece si sta fermi e zitti per anni. A opere di prevenzione finalizzate a evitare guai maggiori si preferisce l’attesa. Fino a quando la situazione della frana non peggiora e vengono adottati atti straordinari.

A decidere l’affidamento diretto dei lavori, cioè senza gara d’appalto, è Bruno Orrico, ingegnere e sub commissario nominato da Bassolino. Orrico non riscuote le simpatie degli amministratori locali. In particolare, nei paesi di Savignano, Montaguto, Greci e nella stessa Ariano Irpino ci si chiede perché i lavori non vengano affidati a imprese di zona. «A Napoli hanno deciso così», è la risposta.

Da giugno a ottobre 2009 vengono fatti lavori per movimentazione terra e regimazione delle acque. Costo complessivo, dice la relazione, 4,5 milioni. «Ad oggi – si legge nel documento del commissario all’emergenza frane in Campania – risulta formalizzato il contratto di appalto mentre nessuna somma è stata liquidata». L’uomo al quale Bassolino aveva affidato l’in – carico di sub commissario è coinvolto nell’inchiesta che riguarda il sottosegretario del Pdl, Nicola Cosentino per presunti legami con la camorra. Il 5 agosto 2009, dopo oltre tre anni, è finalmente pronto il progetto esecutivo. Ma anche questa storia è da raccontare. Nel 2006, il governo Prodi decide di assegnare alla frana di Montaguto 2,6 milioni. Bertolaso fa due trasferte, la prima con il governo Berlusconi, ad aprile, la seconda con Prodi, a luglio. «In tre o quattro mesi – promette – risolveremo i problemi». Il sub commissario, in quel periodo era Michele Palmieri, un dirigente dell’emergenza.

A gennaio 2006 la frana è a 300 metri dalla strada, ad aprile il fango sta già sulle corsie, tra il Km 42,8 e 43,4. La prima relazione tecnica è del 2007, la firma Francesco Maria Guadagno, un geologo stimato negli ambienti scientifici. «Attenti – dice – la frana è destinata ad arrivare alla ferrovia e al Cervaro. Dovete agire con rapidità, occorrono interventi drenanti nella parte alta della frana». Appello inascoltato. Non succede nulla. Occorre aspettare l’agosto 2009 per avere un progetto esecutivo realizzato da Leonardo Cascini, docente a Salerno. Alla struttura commissariale Orrico ha nel frattempo sostituito Palmieri. È Orrico quindi a predisporre gli atti della gara per spendere i 2,6 milioni. Il progetto prevede opere idrauliche di regimazione delle acque di ruscellamento superficiali e di controllo dell’invaso alla sommità del sistema franoso, la risagomatura del tratto terminale del corpo frana e la rimozione del fango del piede frana. Il procedimento di gara è tormentato. Alla fine la spunta un’associazione temporanea d’imprese, che fa capo alla famiglia Pancione Egidio, la Botta Eurocostruzioni di San Martino Valle Caudina, in provincia di Benevento.

La relazione parla di «gestione efficace» fino al 21 gennaio 2010, giorno in cui si registra un crollo nella parete orientale del vallone Fiego, nel quale la frana si è sviluppata, con la demolizione delle opere idrauliche e dei pozzetti. La frana, da questa data, accelera il suo percorso fino ad arrivare rapidamente alla ferrovia. C’è da registrare che il contratto con la Botta Eurocostruzioni non è stato sottoscritto e che non ci sono stati pagamenti. Si lavora quindi in una sorta di regime provvisorio e con una contabilità aperta. De Biase sostiene che è suo dovere «farsi carico della continuità amministrativa», anche quindi della gestione Orrico, e che però vuole vederci chiaro prima di decidere la spesa. Si sta formando quindi una stratificazione di gestioni e di fasi operative che non sarà facile sbrogliare e razionalizzare. E da lunedì parte un’altra gestione, quella di Bertolaso che ha voluto con sé il Genio militare. Resteranno le stesse imprese? Per ora si sta lavorando a un nuovo progetto esecutivo. Poi si dovrà decidere la modalità di assegnazione dei lavori. «Le decisioni spettano a me», ha detto Bertolaso. Domani la prima risposta.

Michele Pilla
Tonio Tondo

2010-04-18 17:33:43

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