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primopiano: ESCLUSIVA MONTAGUTO.COM, GIOVINO: ''QUELLA NOTTE DEL 21 GENNAIO FU DEVASTANTE''
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Postato il Friday, 23 July @ W. Europe Daylight Time di mikey Un
percorso a ritroso nel tempo. Abbiamo attraversato i 12 milioni di
metri cubi di terra della frana in lungo e in largo, tornando ai
momenti decisivi, per tentare di capire qualcosa di più su tutto quanto
accaduto dal gennaio 2006 a oggi. Tante le zone d'ombra, ma ancor di
più sono i fatti che dovete necessariamente conoscere. Montaguto.com ve
li svela in esclusiva, con interviste e foto ai protagonisti di questi
quattro anni di disastri e, finalmente, di risoluzioni. Iniziamo da
Giancarlo Giovino, direttore dei lavori dal 6 luglio 2009 all'8 giugno
2010, il personaggio principale del momento più delicato di questi
quattro anni. Un racconto lungo che mostra tutto il lavoro "sporco"
realizzato nel periodo più difficile dei quattro anni della bestia. A
corredarlo, splendide foto scattate nella terra... (CONTINUA ALL'INTERNO CON GALLERIE FOTOGRAFICHE)
Undici
mesi coi piedi nel fango. Praticamente, da quando si è deciso di
fare veramente qualcosa. Dall'Abruzzo alla Campania in un sol giorno.
Da un disastro (tragedia) a un altro. Dal terremoto alla frana.
Giancarlo Giovino, l'uomo delle emergenze. Responsabile dei Campi di
accoglienza della Regione Campania in tre paesi colpiti dal
terrificante sisma dello scorso aprile: Filetto, Capitignano e Poggio
Picenze, dove c'era il campo base. Un'esperienza durata dal 25 aprile
al 5 luglio. Il giorno successivo fu mandato a Montaguto. Prima di lui, l'ingegner Michelino Zeoli, arrivato in somma urgenza il
2 giugno. Partì con 10mila metri cubi di terra al piede frana, ma era
solo un accenno. Poi in una settimana la situazione esplose. Si ritrovò
solo e scrisse una lettera ai sindaci e al prefetto, denunciando che la
frana stava scivolando verso la ferrovia e dunque prospettando uno
scenario realmente pericoloso. Per questo motivo, entrò in conflitto
coi vertici della Protezione Civile regionale. Fuori Zeoli, dentro
Giovino. Direttore dei lavori voluto proprio da Orrico, l'ingegner
Giovino ha vissuto i momenti più terribili della frana di Montaguto. E
ha capito che, probabilmente, c'era qualcosa che non andava. "Il giorno
più complesso, all'inizio, fu l'11 luglio, quando si era nel pieno
delle polemiche istituzionali. La strada statale 90 era stata chiusa lo
scorso 2 giugno. L'11 si verificò un'accelerazione del materiale
fluido, che ci costrinse a lavorare H24. La frana raggiunse al piede un
fronte di 400 metri, mai così esteso. Attivammo volontari di alcune
associazioni per la vigilanza. La frana aveva avuto una brusca discesa,
nonostante si fosse in piena estate". Quasi che avesse voluto farsi
notare. E così l'ingegner Giovino ha capito sin dall'inizio che non si
poteva perder tempo. "A metà agosto, la svolta - prosegue -. Il
materiale rallentava, il fronte appariva più asciutto. I terrazzamenti
permettevano al materiale di asciugarsi ancor meglio. Qui c’è stata la
svolta, e così il 29 agosto è stata riaperta la strada".
La
sera del 24 ottobre,dopo una settimana di pioggia incessante, arriva
una telefonata dai carabinieri di Greci. "Siamo corsi io, il geometra
Troise e l’ingegner Grimaldi, assistente del Professor Cascini, a
Montaguto perché mi avvisarono che c'erano stati scorrimenti d’acqua
notevoli, una vera e propria cascata di acqua e fango. Fu quella la
prima tracimazione del lago. E così siamo rimasti fino alle 3 di notte
a controllare la situazione". La strada viene chiusa immediatamente per
garantire la pubblica incolumità. Il giorno dopo, Giovino e il suo
collega, Saverio Troise, effettuano una ricognizione sul lago sommitale
rischiando di restare impantanati nelle “ sabbie mobili”. "Il lago
maggiore era completamente coperto d'acqua. La parete ci apparve subito
distorta e fluida e il lago, naturalmente, era in evidente
tracimazione. Ricordo che chiamai il professor Cascini, che era
preoccupatissimo. Era urgentissima la captazione delle acque". La
situazione si stava facendo critica, e non tutti, all’interno del
dipartimento regionale di Protezione Civile, ne erano consapevoli.
Lunedì 26 ottobre arrivano i tecnici della società Hydrodata di Torino.
Sulla spinta di questo evento improvviso, finalmente partirono i
lavori. I primi veri interventi di messa in sicurezza del sistema
franoso nel suo complesso, dunque, iniziarono proprio il 30 ottobre. Arriva
l’ATI, appaltatrice dei lavori, la Gr e la Eurocostruzioni di Eugenio
Pancione, che subentrano alla Idroeco che aveva operato per i lavori di
somma urgenza.
"Gli
operai di Eugenio erano dei maestri, sugli escavatori riuscivano a
cavarsela in situazioni estreme. Una volta, verso marzo, affondò uno
scavatore quando la frana finì sul binario. Riuscirono a tirarlo fuori
grazie a dei massi. E furono loro a creare la strada laterale. E ci
riuscirono in pochissimo tempo, tanto che rimasi allibito dalla
facilità con cui si spostavano". Ma la situazione, da novembre in
avanti, diventa sempre più critica. Con l'ausilio di quattro pozzi
di dissipazione in acciaio, di circa due km di tubazione in PEAD da
500mm, di un'idrovora e tre elettropompe sommerse, una dorsale, alla
sinistra idraulica, si era riusciti ad abbassare significativamente il
livello del lago e a riaprire al traffico la variante in data 1
dicembre. Un periodo duro, quello: nel pieno della lunga stagione
invernale, il che significava pioggia torrenziale , freddo e neve. "La
frana era diventata sempre più difficile da governare. Si erano formate
sabbie mobili, da soli non ci si poteva andare, neanche a piedi -
ricorda Giovino -. E devo ringraziare, oltre l’impresa esecutrice, con
la quale abbiamo condiviso momenti realmente drammatici, anche i Vigili
del Fuoco. Due furono, infatti le fasi in cui abbiamo avuto bisogno del
loro intervento: la fase iniziale a novembre 2009, quando fu messa in
funzione dal personale SAF del Comando provinciale VVF di Avellino il
sistema delle elettropompe nel lago, con l’ausilio di un gommone in
dotazione al gruppo soccorso fluviale del Corpo dei VVF; successivamente
nella fase di emergenza, a partire dal 21 gennaio 2010, attraverso
l’impiego del nucleo elicotteri e del personale SAF per il trasporto
delle tubazioni di emergenza e dei fusti di gasolio per garantire la
funzionalità delle idrovore per il contenimento del livello del lago".
Parlando
dei Vigili del Fuoco, Giovino ci racconta un episodio decisivo: "Il
giorno della frana sommitale il funzionario pilota G.Formato fece un
vero e proprio miracolo, portando fin lassù, a monte, l'elicottero
DRAGO 69. Fu chiamato mentre si trovava in servizio a Pontecagnano, al
nucleo operativo dei Vigili Del Fuoco, in una giornata non ideale per
il volo. Si rischiava di non fare l'intervento, perché le tubazioni di
emergenza e il gasolio potevano essere trasportati solo con
l'elicottero. Proprio per questo, nonostante le condizioni meteo,
decise di partire lo stesso. Non voleva che si rinviasse. C'erano
correnti d'aria anomale e aria rarefatta, data l’alta quota. Accendemmo
fuochi per constatare le reali condizioni del vento. Durante il
sorvolo, ci fu un attimo di tensione perché l'elicottero scese
bruscamente di due metri, per effetto di una corrente discensionale, ma
lui riuscì a recuperarlo. Un mito vero e proprio. Sembrava impossibile
portare quel materiale. Addirittura riuscì ad effettuare una
ricognizione a volo radente, qualcosa di difficilissimo considerate le
condizioni. Mettemmo delle tavole per depositare il materiale, onde
evitare che fosse trascinato via o affondasse nel fango. Poi, dopo aver
preso coscienza della situazione, andò a prendere il materiale
sull’area vicina al campo sportivo di Montaguto: i tubi, i fusti di
gasolio e il gommone, li sollevò in una rete fissata al gancio
baricentrico dell'elicottero e li trasportò sulla piazzola creata in
prossimità del lago. Mentre l’elicottero restava in "hovering", sospeso
sulle nostre teste da, terra il personale SAF provvedeva a sganciare il
materiale. Per fortuna c'erano i Vigili del Fuoco, in quel giorno che
portammo i tubi rossi". E così, fu bypassato il pozzo ed il tratto
di tubazioni demoliti dalla frana sommitale e innestate le tubazioni
rosse con quelle nere da 500. Questo perché Il livello del lago era
salito vertiginosamente per effetto delle piogge. Le tubazioni rosse
da 160, più piccole e più facilmente trasportabili erano in tutto 300
metri di lunghezza e solo con l'elicottero sarebbe stato possibile
portarle lassù, considerato che la frana aveva demolito anche la strada
di accesso.
La
data del 21 gennaio 2010 rappresenta lo spartiacque. "In una notte ci
fu una vera e propria devastazione - spiega l'ingegner Giovino - a
causa delle fortissime piogge. Si deformò tutta l’area sommitale, la
frana si era portata via il primo pozzo ed un tratto della tubazione,
dove defluiva l'acqua dell'idrovora fino a Tre Confini". Inoltre, la
parete di contenimento del lago con i suoi 18.000 mc evidenziava segni
di cedimento, si rischiava un potenziale effetto Vajont. Giovino,
allora, prende una decisione: "Chiamai la sede della Protezione Civile
regionale per avvisare di diramare una comunicazione urgente e disporre
la chiusura della strada e attivare la vigilanza sulla ferrovia. Non
c'erano le condizioni di sicurezza necessarie". E invece, la chiusura
tardò ad arrivare per resistenze istituzionali. Solo la fiducia tra
Giovino e il responsabile dell’Anas, l'ingegner Marco Murolo (tra i due
correva un rapporto di stima reciproca maturata nei mesi di esperienza
sulla frana) porta all’ordinanza di chiusura, "sentito il Direttore dei
lavori", dopo che si era perso tempo. Il giorno dopo sulla strada si
riversa un fiume di acqua e fango e, nel pomeriggio, viene addirittura
a nevicare. Da quella data la strada non è stata più aperta per
l’evoluzione della frana. Nel frattempo, il compito della struttura
commissariale era scaduto il 31 dicembre e, di fatto, l’ingegner
Giovino si ritrova solo, senza supporto tecnico né amministrativo. Per
tale motivo, il 18 febbraio rassegna le dimissioni da responsabile dei
lavori e soltanto l'opera di convincimento di Mario De Biase, nuovo
commissario nominato dal Governo, rimette le cose a posto. Nel
frattempo si continua a lavorare sempre con la ditta Eurocostruzioni,
in una situazione complicatissima. A marzo, chiusura della ferrovia: la
frana supera ogni limite. La situazione è esasperata. Fino all'arrivo
della Protezione Civile Nazionale. Bertolaso viene nominato nuovo
commissario (è il quarto dal 2006) e De Biase nominato soggetto
attuatore. Giovino collabora inizialmente con il DPC e fornisce ai
responsabili tutte le indicazioni e i "segreti" del mostro appresi sul
campo. L'8 giugno, però, anche il compito di Giancarlo Giovino termina. Qualche
ricordo riaffiora con prepotenza, mentre ammiriamo dalla variante della
SS90 la frana. "Come quando, quel giorno di febbraio, portammo il
gommone con i Vigili del Fuoco in sei persone, sotto una pioggia
battente". Di Montaguto, adesso, resterà un mal di schiena incipiente,
ricordo doloroso, dovuto alle tante "immersioni" nella terra. Per ora,
Montaguto è lontana, anche se, di tanto in tanto, qualche ricognizione
'turistica' è gradita. E magari, più in là, anche una vacanza. D'altra
parte, i montagutesi hanno imparato ad apprezzarlo. "Desidero ringraziare - conclude - tutto coloro che ci sono stati vicini. Il comune di Montaguto, il Genio Militare, l'Anas, i Carabinieri di Greci, il professor Antonio Di Santo, presidente dell'Autorità di Bacino della Puglia, Montaguto.com e tutti i colleghi giornalisti che ci hanno seguito in questi mesi e tutti i cittadini che ho incontrato e che hanno compreso i grossi sforzi che abbiamo fatto. Grazie al professor Cascini e alla sua squadra ed ai colleghi Aib Regione Campania. E rinnovo il mio in bocca al lupo ai colleghi del Dipartimento Protezione Civile". In fondo, per più
di un anno è stato proprio lui l'uomo che ha dichiarato guerra alla
frana. E, in un modo o nell'altro, è riuscito a vincere la battaglia
più difficile.
Michele Pilla
Una veduta aerea scattata dall'elicottero dei Vigili del Fuoco
Agosto 2009 - Ecco la situazione durante gli interventi di somma urgenza
Novembre 2009 - La stradina laterale letteralmente ricavata nella terra dall'Eurocostruzioni
Il drammatico scenario del 21 gennaio 2010, quando la pioggia causò il movimento peggiore
21 gennaio 2010 - Il pozzo completamente divelto dalla terra...  22 gennaio 2010 - Una foto del lago con la neve...  Giancarlo Giovino, a sinistra, insieme a Michele Pilla
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