Antonio Iatarola - Foto Famiglia Cristiana

MONTAGUTESI ABROAD | Su Famiglia Cristiana la storia di Antonio Iatarola, montagutese scampato alla tragedia di Marcinelle

L’amico Antonio Schiavone, autore del libro “Quando in America si parlava montagutese” e curatore della rubrica “Antonio Schiavone racconta…”, ci segnala un articolo apparso lo scorso anno su Famiglia Cristiana a firma del giornalista Marco Giorgetti.

Antonio Iatarola, si legge nell’articolo, “ha 81 anni ed è un uomo arzillo, pieno di energie con una memoria invidiabile. Nato a Montaguto in provincia di Avellino, a 16 anni emigra in Francia per lavorare in agricoltura.

Arriva nei pressi di Nancy dove inizia a lavorare in una fattoria come mungitore, ma dopo alcuni anni i suoi occhi continuano a guardare verso altri orizzonti. «Si lavorava molto e la paga era buona», continua Iatarola, «ma le voci che circolavano tra noi immigrati, portavano i miei desideri verso le miniere del Belgio: Marcinelle e Charleroy erano i luoghi più gettonati. Sapevo che il lavoro sarebbe stato durissimo ma la paga era nettamente più alta che in agricoltura. Avevo 21 anni e lo spirito di tutti i giovani a quella età, ti fa sentire invincibile e immortale»”.

L’articolo di Famiglia Cristiana racconta i primi anni di Antonio Iatarola in Belgio. Poi, la spiegazione del motivo per cui si è salvato dalla tragedia di Marcinelle.

«La sera del 7 agosto», racconta ancora Iatarola, «erano circa le otto di sera, ero in fila con gli altri per il ritiro della materiale personale. Quando arrivò il mio turno, mi dissero di farmi da parte, consegnarono il corredo da lavoro a tutti e successivamente mi presero in disparte. I funzionari della miniera mi contestarono un timbro della Gendarmeria francese, sul mio passaporto, solo parzialmente visibile. Non si leggevano tutti i numeri di una matricola della polizia di frontiera. “Lei è un clandestino!”, mi dissero. “Questo timbro è falso!”. Mi si gelò il sangue. Ma loro mi invitarono a tornare subito in Francia a regolarizzare la mia posizione, se avessi presentato un documento che attestasse il mio passato di regolare lavoratore, il posto in miniera mi sarebbe stato restituito».

Antonio fa in fretta i bagagli, saluta gli altri e si mette in marcia verso la Francia. «Era mezzanotte, ho attraversato il confine per ottenere un documento o timbro “intero” che mi permettesse di lavorare. Era l’8 agosto e in attesa che aprissero gli uffici della Gendarmeria mi fermai a fare colazione, a Maubeuge; mentre ero lì la padrona del locale, ascoltando la radio, ha iniziato a urlare che a Marcinelle c’era stata una tragedia e che molti italiani erano rimasti coinvolti (262 i morti di cui 134 italiani, ndr). Era il turno di lavoro da cui ero stato escluso».

La disperazione e l’orrore presero il sopravvento, un insieme di sensazioni ed emozioni si intrecciarono in quegli attimi. «Ero disperato», conclude Iatarola, «per quelle giovani vite che avevo conosciuto in quei pochi giorni. Alcuni erano ancora minorenni. Nello stesso tempo, mi rendevo conto di essere scampato alla tragedia per un timbro stampato male. Lasciai subito la Francia, volevo allontanarmi il più possibile da quei luoghi, andai in Svizzera dove ripresi a fare il contadino».

Antonio Iatarola ha successivamente lavorato nelle acciaierie di Costanza e Francoforte, acquisendo anche piccoli ruoli di responsabilità, uno dei tanti italiani ignoti che hanno reso onore al nostro Paese, con il loro lavoro, in ogni parte del mondo.

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Antonio con altri due minatori italiani, nella baracca della miniera. La foto è dei primi giorni di agosto, pochi giorni prima della tragedia.

 

Antonio Iatarola oggi, con le foto dei giorni di Marcinelle

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