‘Montaguto, un paese di geni’: la straordinaria ricerca del 2003


“C’è un piccolo paese, chiuso tra i monti dell’Irpinia, in Campania, che si chiama Montaguto. Nessuno lo conosceva al di fuori dei suoi abitanti finché un gruppo di scienziati lo scovò e lo trasformò nel protagonista dei propri studi…”

Inizia così un articolo di “Avvenire” datato 2003 (» LEGGI QUI). Quell’anno, la notizia fece il giro d’Italia e rimbalzò su tutte le maggiori testate nazionali. Per qualche mese, Montaguto si ritrovò sulla bocca di molti. Quello che più volte fu citato come uno “sperduto paesino dell’Irpinia”, conobbe un periodo di gloria che, si credeva, sarebbe durato a lungo.

 

“Il paese di cinquecento abitanti aiuta la ricerca genetica”. I titoli si sprecavano. Gli aggettivi pure. La storia della scienza accolse tra le sue braccia quello che fino ad allora era un luogo sconosciuto. Un evento. Con tanto di fanfara. E invece, trascorsi sei anni, tutto è tornato come prima. L’evento, prima che un evento in senso stretto, era un avvenimento di importanza fondamentale, dal punto di vista scientifico, per l’intera nazione. Solo l’Islanda era arrivata a tanto.

Il 9 giugno 2003 le maggiori agenzie di stampa lanciano una notizia, poi ripresa da tutti i giornali: “Inizia ‘mappa’ paese irpino a caccia di malattie”, scrisse l’Adnkronos.

“Genetica: paese Irpinia laboratorio ricerca geni malattie”, è il titolo dell’Ansa. “Salute: al via studio su geni popolazione irpina”, recitò l’Asca. “Ricerca genetica su abitanti Irpinia”, concluse il Televideo.

Il tam tam mediatico fu forte. Montaguto, definito l’“isolato genetico”, diventò uno scrigno preziosissimo da cui attingere informazioni per scoprire alcuni geni determinanti per malattie come diabeti e tumori. Scarsa immigrazione e isolamento geografico si aggiungevano all’“endogamia”, l’altissima frequenza di matrimoni nello stesso paese: questi, gli ingredienti che hanno convinto Biogem ad analizzare il sangue di tutti i cittadini.

Biogem, il centro di ricerca con sede ad Ariano Irpino, località Camporeale, una società consortile che riunisce due enti di ricerca: l’università Federico II di Napoli e la stazione zoologica “Anton Dohrn”, oltre a quattro enti locali.

La scommessa: così fu definito dal presidente di Biogem, Roberto Di Lauro, lo studio coordinato da Maria Grazia Persico, ricercatrice dell’Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica di Napoli, e condotto dalle ricercatrici di Biogem Marina Ciullo e Antonella Fierro.

Progetto GenUfita. “Potrebbe avere ricadute interessanti per il territorio, sia nel campo scientifico, sia in quello della prevenzione. E il DNA della popolazione di Montaguto ci permetterà di ottenere preziose informazioni sulle cause di molte malattie ereditarie”. Queste le parole del professor Roberto Di Lauro pronunciate nel 2003.

Prima di Montaguto, in Italia il piccolo comune sardo di Ogliastra aveva contribuito all’individuazione delle cause genetiche della calcolosi renale. Non solo, nel cilento la dottoressa Persico realizzò studi che portarono alla scoperta di una mutazione responsabile di un aspetto dell’ipertensione arteriosa. In Islanda, addirittura è la casa farmaceutica Hoffman-La Roche a finanziare tali ricerche.

Il lavoro di Montaguto sarebbe dovuto servire a scoprire le “radici” di almeno uno tra arteriosclerosi, diabete, cirrosi epatica, scoliosi, o tra le malattie degenerative e psichiche. “Sono ricerche da effettuare immediatamente. Tra una decina d’anni di paesi isolati genetici non se ne troveranno più”.

L’allarme avrebbe dovuto fungere da monito. Eppure, le ricerche si sono arenate. Il progetto si fermò a causa, purtroppo, della scomparsa della responsabile, dottoressa Persico, il 5 maggio 2007, a causa di un brutto male. Le sue ricerche e le sue scoperte nel campo della genetica molecolare hanno aperto le porte a nuovi studi di estremo interesse e dei quali si stanno ora occupando i suoi collaboratori, gruppi di giovani ricercatori. Per questo ed altri importanti traguardi raggiunti nel campo della ricerca scientifica, la dottoressa, durante gli ultimi mesi di vita, ebbe un riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Sono trascorsi tanti anni dal termine della prima parte del lavoro, che prevedeva la raccolta dati anagrafici per la compilazione dell’albero genealogico. Un lavoro che prendeva in esame 400 anni di storia montagutese. La parte successiva, quella clinica, non è mai stata iniziata. C’era anche un problema di finanziamenti, alla base. Tant’è vero che anche i lavori quasi al termine, non sono stati ancora completati. Nella speranza che possano essere portati alla luce, come chiedeva insistentemente la dottoressa Persico. Perché per guardare al futuro c’è bisogno di aggrapparsi al passato. “Tra una decina d’anni di paesi isolati genetici non se ne troveranno più”.

 

La rassegna stampa – 2003 (grazie al sito Montagutonline)

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2009-04-11 01:11:06

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