‘Nel mezzo del cammin di nostra vita…’: il racconto della situazione da Amagasaki, in Giappone, dell’amica Lucia Andreano


Nel mezzo del cammin di nostra vita…

Eh già, proprio nel mezzo. Avevo appena festeggiato i 40. Grande festa. Una festona. In stile americano. Con tanto di filmino, canzoni live dedicatemi, dress code. L’inizio di una seconda vita, gli ANTA.  Era il 13 dicembre 2019 e ci stavamo scatenando tutti come matti, anche perché eravamo consci che in quel di Osaka la notte di san Silvestro non sarebbe stata altrettanto divertente: locali chiusi, niente festone, niente cibo fino allo sfinimento, niente fuochi.

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Auguri Lucia! Vedrai quante sorprese ti riserverà questo nuovo inizio!

Notte di san Silvestro 2019. Izakaya economico e scadente con pochi amici. Piccola e carissima festicciola all’Hotel Hilton, tutti seduti intorno a una grande tavola rotonda a chiederci cosa ci facevamo in un posto di lusso frequentato da gente snob a pagare con il sangue un bicchiere di spumante per brindare al nuovo anno. Poi pub fino al mattino. Tutto molto tranquillo. Tutto molto alcolico. Il primo gennaio la combriccola è moribonda. Si dorme tutto il giorno.

La sera del 2 gennaio: “Che si fa? Usciamo a cena?”. Kazu si sente stanco. Molto stanco. Va a dormire verso le 20:00. Io gli do del “vecchietto” e rinuncio a uscire.  3 Gennaio: kazu si sveglia con la febbre. E’ alta, supera subito i 38 e durante il giorno arriva sui 39. Lucia apre lo spaccio farmaceutico importato dall’Italia e trova la medicina adatta. Tachipirina 1000. Ma kazu rifiuta, dice che ha letto su internet che quest’anno gira una strana influenza e che prendere medicinali senza consiglio medico può portare effetti collaterali pericolosi. Ma gli ospedali nell’efficientissimo Giappone sono chiusi durante le vacanze di Capodanno, così come nel fine settimana. Quindi imperterrito Kazu decide di aspettare l’indomani per farsi visitare. Nel frattempo prova a dormire, ma incubi strani e un mal di testa estenuante glielo impediscono. La mattina seguente di buonora si alza, si veste e con la febbre alta sta per andarsene al pronto soccorso in macchina (perché l’ambulanza la devi pagare e anche perché l’ospedale è a 10 minuti a piedi da casa, ma la febbre non gli permette di reggersi in piedi). Lo accompagno. In sala d’attesa inizio ad avere un po’ di tosse. L’infermiera mi guarda malissimo e mi porge una mascherina. Il medico fa un tampone a Kazu: “probabilmente è un’influenza virale”.

Probabilmente. Gli prescrive comunque un antivirale e delle medicine per abbassare la febbre. Bisogna andare in farmacia a prenderle. Kazu torna a casa. Io faccio la spesa e lo raggiungo nel giro di una decina di minuti. Arrivo a casa. Ho freddo. Misuro la temperatura: oltre 38. Eccola là! Improvvisamente tosse, tosse, tosse come se dovessi svuotare i polmoni. Sono stata contagiata. Ma le medicine non bastano per entrambi. L’ospedale dove siamo appena stati chiude nel pomeriggio (non sono ospedali, sono uffici postali). L’altro ospedale è a 30 minuti di macchina. Kazu moribondo si mette alla guida, io non ho paura che si senta male e che facciamo un incidente, che tanto già mi sento morire e a furia di tossire mi manca il respiro. In ospedale mi misurano la temperatura. 39.6. Senza ulteriori visite mi dicono che sono stata contagiata da mio marito e mi prescrivono le stesse medicine. Prendo subito la capsula antivirale e torniamo a casa. La temperatura è fissa oltre i 39 nonostante le medicine. La tosse mi provoca spasmi e vomito. La testa sembra esplodere come quando Ken Shiro della scuola di Okuto ti tocca con un dito i punti vitali. La notte non si dorme. Piango. Così avanti per un altro giorno, senza toccare cibo, che tutto ha un sapore di…boh…niente.

Il terzo giorno è resuscitato secondo le scritture.

Pur non essendo credenti convinti e praticanti, il terzo giorno resuscitiamo. Controllo febbre: mattina 37, pomeriggio 36.5. E’ finita. Tra l’altro il giorno dopo dobbiamo anche tornare al lavoro. Che fortuna! Seguono 2 settimane di mancanza di appetito, spossatezza, senso di affaticamento e poca voglia di uscire a divertirsi (quest’ultima tra l’altro non è più tornata).

Com’è che avevano detto? Ah sì: “Vedrai quante belle sorprese ti riserverà questo nuovo inizio”.  “Proprio un nuovo inizio! Cominciamo bene il 2020” ho pensato.  Un paio di settimane dopo iniziano a circolare notizie su questo virus che pare stia mietendo vittime in Cina nell’area dell’Hubei. Una nuova SARS, dicono. Kazu e il suo spiccato ottimismo già predicono che questa volta sarebbe stato diverso, ché i cinesi al contrario del 2002 adesso viaggiano in tutto il mondo per turismo o per lavoro e annuncia la profezia del disastro universale. Detto fatto (la prossima volta che spara sentenze lo mando a vivere con i vecchietti del vicinato).

Il Giappone fa orecchie da mercante. I politici restano impassibili, come se sapessero di essere a capo di un popolo immune, in quanto discendente della dea Amaterasu. O forse nella speranza che spirino molti vecchietti in modo da non pagargli le pensioni. Persone dotate di senso logico restano esterrefatte di fronte a tanta indifferenza da parte delle autorità. Se ricordo bene era fine Gennaio quando i primi giapponesi, un autista della città di Nara e una guida turistica di Osaka, venivano contagiati da questo nuovo virus mentre portavano in tour due autobus di turisti arrivati da Whuhan. E mentre Lucia e altri stranieri imprecavano in aramaico domandandosi come mai non avessero pensato di sospendere il suddetto tour, molti giustificavano la mancanza di misure forti con il fatto che il Giappone si trovasse in una relazione politica con la Cina tanto delicata da non potersi permettere delle prese di posizione estreme (perché bloccare un tour di cinesi infetti per proteggere il proprio popolo evidentemente è una misura estrema…)

Arriva poi la Diamond Princess, la prima nave diventata famosa per i contagi da COVID-19. E continuano a cadere le braccia. La nave non è giapponese, ma si trova in Giappone nel porto di Yokohama. Un passeggero (U N O) si era beccato il virus a Hong Kong. Giustamente tutti vengono messi in quarantena e non possono scendere dalla nave. Lasciando stare gli altri Paesi di appartenenza dei passeggeri che magari non hanno dato il giusto aiuto repentinamente, il Giappone prende in mano la situazione, mentre anche i bambini dell’asilo urlano “ma che cosa fai!!!” seguendo le operazioni in TV. Personale sanitario e personale della nave senza protezioni che tornano a casa e infettano i famigliari, la nave che tramite una corda viene divisa tra zona infetta e zona sicura, al cui interno in entrambi i casi i passeggeri si muovono tranquillamente, consumano i pasti insieme, ecc. I contagi aumentano (ma va’?). Capiscono che forse è il caso di farli restare nelle proprie cabine.

Gira su Youtube un video in Giapponese e in inglese di un medico esperto in malattie contagiose chiamato da Kobe (vicino a Osaka, perché a Tokyo uno bravo non c’era? ) per salire sulla nave e vedere la situazione. Tale medico racconta di essere stato costretto a salire senza mascherina per mostrare che non ci fosse alcun pericolo e descrive una situazione sulla nave assolutamente non adatta a contenere l’epidemia. Il suddetto video pare non sia più disponibile. Molti giapponesi lo hanno trovato poco attendibile, si sono chiesti come mai fosse ugualmente salito sulla nave nonostante fosse a conoscenza dei rischi. I contagi sulla nave arrivano a 700. Le persone vengono fatte scendere quando il tampone risulta negativo, tornano alla loro vita di sempre senza un secondo tampone e senza quarantena. Alcuni stranieri sulla nave addirittura si rifiutano di essere rimpatriati perché se restano in Giappone non devono farsi la quarantena, come invece viene preteso dalle proprie Nazioni. 700 contagi, ma non si contano: non è giapponese la nave.  Gli unici contagiati che contano secondo il sol levante sono ancora il povero autista e la povera guida.

Mentre ogni giorno la mandibola diventa più pesante seguendo gli sviluppi della Diamond Princess e la bocca subisce una paralisi rimanendo costantemente spalancata, il Giappone piano piano pullula di virus. Vorrei vedere il contrario! Sono andati a prendere i connazionali bloccati a Wuhan. Erano tantissimi. La maggior parte erano lì per lavoro.   Mentre l’Italia e gli altri Paesi avevano scomodato l’esercito, i giapponesi erano stati riportati a casa tramite numerosi aerei di linea. Avevano viaggiato senza misure di sicurezza, erano atterrati all’aeroporto civile di Haneda, il secondo aeroporto di Tokyo ed erano stati portati nella prefettura di Chiba per passare la quarantena in albergo. L’autobus aveva fatto delle soste sull’autostrada per permettere ai possibili contagiati di andare a ungere bagni pubblici e autogrill. L’albergo che doveva ospitarli non aveva abbastanza camere disponibili. Sconosciuti si erano ritrovati insieme nella stessa camera e si erano contagiati. 

 Insomma, da quando erano giunte le prime notizie del covid-19 che ancora così non era stato denominato, un fallimento dopo l’altro aveva dovuto per forza farci diventare tutti degli appestati inconsapevoli. Da qui il dilemma: ridere o piangere? Qualche giapponese comincia a dire che forse sono idioti. Io comincio a sperare che sia una tattica per far infettare tutti, come inizialmente avevo sperato che il Covid-19 fosse stato creato in laboratorio e non portato da un povero pipistrello di cui i cinesi si sono cibati.  Sarebbe risultato più dignitoso per entrambi i Paesi.

Ad ogni modo, dopo questi episodi non ci sono dubbi che il Giappone diventerà presto come Whuhan, le mascherine cominciano ad andare a ruba, anzi neanche a rubarle, che proprio non si trovano. Sparisce la carta igienica. Perché? Vorrei chiederlo agli australiani, visto che anche loro si sono azzuffati nei supermercati con la paura di non potersi pulire il didietro. Invece, quando già credevo di dover andar in giro come i cinesi, con le bottiglie di plastica infilate in testa come scudo a proteggere il viso, ecco che in Italia arriva la fine del mondo e in TV non si parla d’altro se non di Coronavirus e di noi appestati. “Per fortuna che in Giappone non c’è il virus. Per fortuna che in Giappone il sistema sanitario (che ora ti manda a casa se non hai la febbre da almeno una settimana) funziona bene! Noi i posti letto (le brandine) ce li abbiamo, in Italia hanno tagliato i fondi alla sanità, non hanno posti”, dicevano, “però per sicurezza prolunghiamo le vacanze di primavera delle scuole da inizio Marzo fino ad Aprile (di solito iniziano a metà Marzo le vacanze).

Per ironia della sorte un brutto giorno il Covid arriva in America.  A proposito, in Italia questo lo si diceva?: “Quest’anno l’influenza in America sta facendo un sacco di morti”. E dopo la scoperta del coronavirus: “Eh, ma l’influenza in America fa più morti…?” L’avete detto o sentito anche da quelle parti? Qui era come un mantra. Nel paese del sol levante con queste parole la gente si consolava e continuava felicemente la sua vita da popolo immune perché discendente divino. Finché l’America è invasa dal Corona, anzi annuncia che probabilmente la mortale influenza altro non era che il corona.

E Trump dice ad Abe : “Abel-lo, le Olimpiadi te le giochi da solo. Noi non veniamo”. Tanti saluti. Olimpiadi rimandate al 2021. Il giorno dopo si comincia a parlare di situazione critica in Giappone dovuta al covid-19. Improvvisamente la pandemia arriva anche in Giappone. I posti letto negli ospedali magicamente stanno per esaurirsi. Il premier Shinzo Abe comincia una serie di comunicati stampa dove passa dal dire “gli ospedali sono pieni, ma ce la facciamo ancora” a dichiarare lo stato di emergenza nel giro di pochi giorni. E bum! Tutto il Giappone si rende conto che non è sicuro uscire, ma lo Stato non ha dichiarato il lockdown. Nessun blocco. Tutto rimane aperto, giusto qualche orario ridotto dei negozi. Quindi si continua a prendere i treni ammassati nei vagoni per andare a lavorare. Si chiede alla gente di evitare di uscire per andare a divertirsi. Ma contemporaneamente non si chiede ai locali di chiudere.  Il business nel campo della ristorazione e dell’intrattenimento precipita.

Pare che nella Costituzione del Giappone, scritta per mano degli USA alla fine della seconda guerra mondiale, sia vietata ogni forma di coercizione che vìoli la libertà individuale, quindi il governo giapponese altro non fa che chiedere per piacere di fare attenzione, senza però alcuna sanzione per chi non si attiene alla richiesta. Tuttavia da quando è stato dichiarato lo stato d’emergenza l’atmosfera anche qui è cambiata. Poca gente in giro, anche nei quartieri più affollati, treni affollati solo nell’ora di punta per andare e tornare dal lavoro, supermercati depredati.

I giapponesi hanno capito che il coronavirus c’è anche qui (meglio tardi che mai) e ora hanno paura. Resta una domanda che non riesce ancora a trovare una risposta logica: perché nonostante le tantissime azioni irresponsabili sopra citate, il numero dei morti in Giappone per coronavirus è così basso?  Hanno più brandine divise da tende negli ospedali, ma non un numero di respiratori così tanto superiore al nostro. Si rifiutano di curare la gente, la mandano a casa pure se positiva, facendola tornare anche con i mezzi pubblici. Il numero di tamponi effettuati fino ad oggi è effettivamente molto basso: hanno tentato di mostrare che il Giappone era un Paese sicuro, cercando fino all’ultimo di tenersi le Olimpiadi, ma anche con un numero bassi di controlli, le morti non si possono nascondere. Questo è un dubbio che ci affligge e a cui ancora nessuno sa rispondere.

L’altro grande dubbio dell’umanità è: “ Ma vuoi vedere che a Capodanno il covid-19 l’abbiamo inaugurato io e Kazu, quando ancora nessuno fuori dalla Cina ne sapeva l’esistenza?” In Italia pare vogliano fare test a tappeto per controllare se le persone abbiano sviluppato gli anticorpi. Vi posso mandare un campione di sangue?

Insomma da Mercoledì 8 Aprile fino al 6 Maggio siamo in stato di emergenza. Ah, ma non tutto il Giappone, solo 7 prefetture, tra cui ovviamente Tokyo e Osaka che sono tra le più grandi e affollate. Io e kazu ci teniamo alla larga dalla gente nel possibile. Lui va a lavoro in macchina. Io la scuola l’ho chiusa e faccio lezioni online. Non usciamo nel fine settimana se non per andare in campeggio con la nostra tenda e il nostro gatto in mezzo alla natura. Certo la libertà di fare una passeggiata non te la toglie nessuno. E questa è una grande cosa. Giunge voce che voi il picco lo avete raggiunto, qui non si capisce perché, pare stia cominciando tutto adesso. Siamo arrivati a 6633 contagi e 128 morti in tutto il Giappone. Cifre irrisorie se paragonate alle vostre. Teniamo duro. Andrà tutto bene.

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