Oggi, 8 maggio, si celebra San Michele: a Savignano c’era un luogo a lui dedicato


Michele Savignano, sul gruppo Sabinianum: dagli albori all’eclisse, celebra oggi San Michele Arcangelo con una chicca: un luogo dedicato al Santo, in territorio savignanese tra il VI e il XIV secolo: Sant’Angelo de Ingeniis. Ecco il racconto di Michele Savignano.

San Michele, Principe delle milizie celesti, una creatura angelica, un Arcangelo, è colui che per primo si è posto e si pone contro Lucifero e i suoi numerosi attacchi. Il nome in lingua ebraica “Mi ki el”, tradotto in latino “Quis ut Deus”: significa “Chi come Dio?”.

San Michele dalla Chiesa viene festeggiato sia l’8 maggio che il 29 settembre, ricorrenze legate tradizionalmente alle due principali apparizioni sul monte Gargano.

Secondo la tradizione, l’Arcangelo apparve una prima volta l’8 maggio del 490 al ricco pastore del Gargano Elvio Emanuele e una seconda volta, il 29 settembre del 492 al vescovo di Siponto per suggerirgli come dovevano difendersi dai soldati di Odoacre. Sul Gargano nacque così un Santuario che divenne una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, tappa di quella variante della Via Francigena oggi chiamata Via Sacra Langobardorum, sul cui i luoghi dedicati all’Arcangelo si susseguono a poca distanza.

Nel territorio di Savignano, un luogo a Lui dedicato è esistito dal VI al XIV secolo sul monte alle spalle del paese con il nome di Sant’Angelo che nella letteratura normanna era riportato come Sant’Angelo de Ingeniis (Sant’Angelo degli ingegni).

Sant’Angelo de Ingeniis, è stato abitato fin dalla preistoria, come documentato dai ritrovamenti postati dalla Sopraintendenza e al tempo dei normanni era un casale facente parte del territorio di Savignano. In un periodo anteriore al 1130 risulta che il Conte Dauferio aveva regalato il Casale a sua sorella Bethlemme, Badessa del monastero di Santa Maria di Benevento.

Nell’anno 1130, Gerardo II, signore di Greci e Savignano, e Brien, signore della Ferrara, querelavano la Badessa per non aver ricevuto dagli uomini di S. Angelo alcuni benefici, dovuti o pretesi, e ne disconoscevano anche la giurisdizione sul casale. La causa, nella quale la Badessa fu rappresentata dall’arciprete Ruggero, venne discussa nella corte di Salerno, alla presenza del giudice della città, e si concluse con la riconferma dei pieni diritti di Betlemme sul casale di S. Angelo, sulle sue pertinenze e sugli uomini del luogo, i quali, tuttavia, avrebbero dovuto compiere alcune “operae” per Gerardo e Brien, in occasione della semina, del raccolto e della riparazione del castello e dei mulino di Savignano (che denominiamo impropriamente “di Betlemme”). Nella donazione di Dauferio alla sorella erano comprese anche le chiese di S. Croce, S. Giuliana e S. Barbara, pertinenze del casale di Sant’Angelo de Ingeniis (Chronicon Romualdo Guarna, arcivescovo di salerno– 1845)

Per i savignanesi in tempi di sentite tradizioni, erano usuali i pellegrinaggi al Gargano e i nostri antenati non volevano mancarci perché diceria diceva che “A San Michele s’ nn ci vaj da vivo, ci vajì da muort” (a San Michele se non da vivo, si va da Morto!)

Una statua di San Michele è venerata nella Chiesa del Purgatorio: è una graziosa fattura stilistica col suo pennacchio da guerriero, è un simbolo pregiato di fine ‘700. In Savignano il Santo veniva festeggiato l’8 maggio, giorno della sua prima apparizione sul monte Gargano.

Ricordo la processione (l’ultima) del 1950 perché marinammo la scuola.

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