PANNI, QUANDO ANDAR VIA DIVENTA UN’IMPRESA DIFFICILE


di Corrado Germinario*
Un’altra estate pannese è terminata. La mia seconda estate pannese. Salutando il paesello per tornare nella mia Molfetta non ho trattenuto le lacrime. Non ci sono riuscito e forse non ho voluto nemmeno provare a farlo. Ho salutato poca gente. Certamente meno di quella che avrei voluto. Ma non l’ho fatto con cattiveria. Non sono “riuscito” a dire ciao a tutti. Quando le prime lacrime sono spuntate sui miei occhi Maria Assunta, la donna più importante della mia vita e che mi ha fatto conoscere Panni.
E che mi ha detto dolcemente: “Ora capisci cosa provano tutti i pannesi che partono dopo l’estate… forse sei diventato un po’ pannese anche tu”.
Forse ha ragione. Questo paese mi è entrato nel cuore. Assieme a tutti coloro che lo vivono quotidianamente o solo per pochi giorni ad agosto. Giorni che tutti vorrebbero non finissero mai. Il primo saluto l’ho portato a Nonna Filomena che, per il mese di agosto dalla verandina della sua casetta in corso Vittorio Emanuele fa la “guardia” pronta a salutare chi arriva e chi parte. E che non si stanca mai di raccontare della sua masseria, del lavoro dei campi e della corriera che partiva dalla taverna portando via tanti figli di questa terra così cara e allo stesso tempo avara. Racconti che sfidano il dolore mai lenito dal tempo e che le lacrime che sgorgano dai suoi piccoli occhi incorniciano. Salutando lei, che pure tra pochi giorni rivedrò nella sua casa di Barletta, mi è sembrato di salutare i tanti anziani del paese che pian piano sto imparando a conoscere ed a voler bene: zia Maria sempre pronta ad accogliere i più giovani in casa e ad offrire una calda risata… e non solo, zia Santina che dalla taverna alla chiesa fa su e giù così tante volte in una giornata da perdere il conto. Ed ancora Zia Lina, “cumbà” Peppe nel suo salone da barba, la contagiosa risata di Zio Nardino. E poi i tanti amici che per età potrebbero a me essere genitori: Peppino che sa nascondere dietro il baffo un cuore grande e Costanzo “tuttofare”. Poi il variegato mondo delle “autorità” locali: da Ivano capace di nutrire cuore e stomaco con la sua pizza al pomodoro, a Michele e Valeria che in quanto a nutrimento non hanno nulla da invidiare ai più grandi ristoranti d’Italia. Da Elio che con caffè e giornale da il buongiorno a residenti e villeggianti a Giulio che con il profumo dei cornetti saluta le fresche serate di quanti si incamminano per raggiungere il Castello. Per arrivare al sindaco Pasquale che mi ha dato l’onore di parlare all’interno della sala del Consiglio Comunale e al caro assessore Rocco con cui non mi stancherò mai di discutere di tradizioni locali e sogni da realizzare. Fino agli amici, i tantissimi amici con cui percorrere infiniti giri attorno al Castello, mangiare e bere fino a tardi, ridere rispolverando giochi da tempo sepolti tra i ricordi dell’infanzia. Per con concludere con un caro collega, come te caro Pietro che con la tua “missione” rendi onore al lavoro e alla caparbietà di Panni e dei pannesi. A Panni tornerò presto, molto presto, ma ogni volta che si va via voltarsi indietro fa male. Perchè sono volati via giorni da custodire gelosamente nel cuore. Tra i ricordi più cari. Tra i ricordi pannesi. Arrivederci caro e inimitabile “paesello”.
*direttore del giornale "L’altra Molfetta"
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E questa è la risposta di Pietro De Michele (direttore de "Il Castello" di Panni)
Già… come tu stesso asserisci "caro ed inimtabile paese", il nostro Panni, che è onorato e felice di includere figli come te, caro Corrado, lenendo così la grande sofferenza di quei tanti giovani pannesi costretti ad emigrare in terre lontane e sconosciute ma, con grande forza e sacrificio, hanno saputo costruire lì il proprio avvenire e quella delle loro famiglie. Essi restano e sono pannesi autentici… come te caro Corrado. 
Nella foto, da sinistra, Michele Pilla, Pietro De Michele ("Il Castello") e Corrado Germinario ("L’Altra Molfetta")

2011-08-30 11:43:09

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