PICCOLI COMUNI, UNA MINIERA D’ORO


La suggestione del paesaggio e il cibo eccellente, va bene: ci sono milioni di depliant turistici che lo dimostrano. L’inquinamento basso, d’accordo: ma ci mancherebbe anche che un villaggio valdostano avesse più smog di Milano. La criminalità, certo: ma a chi vuoi che venga in mente di mettere in piedi un racket tra monti e valli? C’è dell’altro, molto altro, che rende oggi i piccoli comuni italiani una miniera d’oro, una riserva di futuro per l’intero paese.

Applicazioni tecnologiche, investimento in campo energetico, sfida ai mercati globali attraverso produzioni artigianali considerate in declino: quello che non avviene nelle grandi città, spesso trova spazio sugli Appennini e sulle Alpi, in quella periferia d’Italia che sono i centri con meno di 5.000 abitanti dove vivono oggi 11 milioni di persone.

Le previsioni parlano di un avvenire di spopolamento e invecchiamento, di marginalità, ma c’è chi prova a scrollarsi di dosso questi spettri e anche l’etichetta di Disneyland per turisti in cerca di emozioni formato cartolina. Lo studio Certo, il punto di partenza non è incoraggiante. Uno studio dell’Anci, l’associazione dei comuni d’Italia, prevede per i piccoli centri una stagione difficile almeno fino al 2010. La ricerca (che si è avvalsa di un panel di esperti del quale fanno parte il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, l’attuale ministro Renato Brunetta e persino il segretario della Cei monsignor Betori) tracciava una tendenza alla «polarizzazione » tra il meglio e il peggio. In uno scenario dove la crisi economica farà sentire i suoi effetti, dove l’aiuto dello Stato rischia di diradarsi e dove le leve finanziarie a disposizione delle amministrazioni locali saranno scarse, se la caverà, secondo l’Anci, solo chi ha già un tesoro in casa: ad esempio chi può garantire alta qualità della vita, residenze di livello, tradizioni turistiche e gastronomiche d’elite attraverserà la crisi con meno danni. Sempre secondo lo studio dell’Anci, le grandi società non si sveneranno per trasferire nei paesi reti tecnologiche a causa della bassa convenienza dell’investimento; non si ripeterà insomma quanto avvenuto negli anni ’60, con la tv a ridurre le distanze. Sul piano demografico, però, l’Anci prevede per i prossimi anni un saldo positivo nei paesi: il mercato immobiliare qui sarà meno esoso, molte fasce di popolazione, arrivate il termine dell’età lavorativa, potrebbero decidere di tornare ai paesi d’origine, lasciando le case di città ai figli.

A loro potrebbe aggiungersi, ma in una forma che lo studio definisce «sbriciolata », una borghesia benestante, colta, in fuga dalla città. A completare un quadro poco incoraggiante c’è una ricerca svolta da Regione Lombardia nel 2007, secondo la quale l’85% dei piccoli comuni del territorio vive una situazione di «sofferenza medio-elevata ». E allora: c’è un destino già segnato per il 65% dei comuni d’Italia (tanti sono quelli collocati in aree marginali)? E come si spezza questo cerchio? La reazione, qua e là, è cominciata, a testimonianza che nulla ancora è scritto. Il cyber villaggio Di buono, al paese di Marzio, in provincia di Varese, era rimasta la vista incantevole sul lago di Lugano, la natura intatta e qualche residenza d’antan. E 200 abitanti. Da qualche tempo la tendenza si è già invertita grazie a una scommessa tecnologica: portare a 800 metri d’altitudine in una zona sperduta, là dove nessun colosso della Rete avrebbe investito un euro, internet di ultima generazione, la banda larga. Nella speranza di richiamare professionisti pronti a lavorare lontano dal caos cittadino. Così è stato. Nuovi residenti a parte, anche alcune aziende di software si sono già insediate in zona.

Le autostrade informatiche possono fare molto di più di quelle di asfalto, questa è la chiave. E costano molto meno. Il concetto non lo hanno capito solo i lombardi di Marzio ma anche gli abruzzesi di Rapino (Chieti): gli abitanti del paese hanno mandato in pensione certificati, ticket, biglietti e anche la carta moneta. Un bel po di burocrazia risparmiata grazie alla «carta dei servizi»: niente più di un bancomat ricaricabile che può essere usato per tutti i rapporti con la pubblica amministrazione. Il buono mensa per i figli, i biglietti dell’autobus, le iscrizioni a corsi comunali, le marche da bollo dei certificati: gli abitanti di Rapino fanno tutto grazie alla card comunale. In materia di servizi sociali merita una citazione anche l’esperimento tentato a Cirigliano (Matera) dove grazie all’informatica vengono curati a distanza tutti gli anziani e i cardiopatici del paese. Energia infinita «Gli obiettivi di Kyoto sono già una realtà in molti comuni di piccole dimensioni — sostiene Francesco Ferrante, direttore nazionale di Legambiente — perché il territorio ha in mano una leva fondamentale: politiche energetiche sostenibili». L’esponente ambientalista pensa sicuramente a Varese Ligure, centro dell’entroterra spezzino: avendo costruito sul suo territorio due centrali eoliche e due impianti fotovoltaici, il piccolo paese copre al 100% e in maniera assolutamente pulita il fabbisogno energetico di tutti i suoi abitanti. Il business lo hanno fiutato anche gli amministratori di Faeto (Foggia); consentendo l’installazione di 30 torri eoliche hanno incrementato il bilancio comunale di 117 mila euro l’anno, con la prospettiva di aumentare l’introito a 270 mila. Che per un comune di 800 abitanti non è male. Alloro ambientalista anche a Selva di Val Gardena (Bolzano): ha il record italiano di sfruttamento dell’energia solare, avendo installato 2.000 metri quadrati di pannelli, 792 ogni mille abitanti. Una direttiva Ue impone a ogni comune, entro il 2010 di far funzionare almeno 240 metri di pannelli solari ogni 100 abitanti. In Val Gardena sono avanti col programma. I fratelli minori danno l’esempio a quelli più grandi: il comune più riciclone d’Italia, nel 2006 è risultato Maserada (Treviso) che pure supera di poco la soglia dei 5.000 abitanti.

Vogliamo parlare di eccellenze alimentari? Scontato. Le aree vinicole della Toscana o del Piemonte esportano ovunque. Difficile raggiungere lo stesso obiettivo se non hai alle spalle grandi tradizioni. Non resta che buttarsi su altri settori. Montisola (Brescia) è un cono di vegetazione che emerge dalle acque del lago di Iseo; per secoli ha vissuto di pesca e le reti erano cucite a mano dalle donne del paese. Sembrava un’attività a perdere, fino al colpo di genio: convertire la produzione in reti per campi da calcio e pallavolo. Da Montisola oggi partono le reti per tutti gli stadi italiani e per quelli mezza Europa e le 9 aziende del paese hanno filiali in Asia e Sudamerica. Una storia tutta al femminile è invece quella di Bolsena (Viterbo): le donne sono maestre nell’arte del ricamo; la loro fama ha varcato tutti i confini e le più brave ogni anno salgono su un aereo che le porta in Giappone dove tengono corsi seguitissimi. Quante di queste occasioni può ancora sfruttare l’Italia?

Claudio Del Frate – Corriere.it

2008-07-25 12:25:25

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