Renato Carpentieri, da Savignano Irpino ai David di Donatello: storia di un pilastro (della nostra terra) della recitazione italiana


Correva l’anno 2012 quando il consiglio comunale di Savignano Irpino decise di conferire la Cittadinanza Onoraria all’attore e regista teatrale Renato Carpentieri, nato proprio a Savignano Irpino, il 2 aprile 1943. Da quel giorno ne è passata di acqua “per Cervaro”, come si usa dire dalle nostre parti, e due sere fa, ai David di Donatello 2018, Renato Carpentieri è stato premiato come Migliore attore Protagonista per il film “La tenerezza” di Gianni Amelio, lungometraggio tratto dal romanzo di Lorenzo Marone “La tentazione di essere felici”, pubblicato nel 2015.

Carpentieri era visibilmente emozionato alla consegna della statuetta da parte di Diane Keaton: per lui si tratta primo David alla tenera età di 75 anni, una vera e propria ovazione da parte del pubblico e un momento di commozione da parte dell’attore. “La tenerezza è una virtù rivoluzionaria – ha detto l’attore – Inoltre voglio ringraziare Gianni Amelio e i produttori che dimostrano che a volte il rischio paga. Ci sono tanti attori bravi, bisogna rischiare”.

La redazione di Montaguto.com si unisce al coro di complimenti per un pilastro della recitazione italiana, che affonda le sue radici nella nostra terra.

Formatosi artisticamente a Napoli per studiare architettura, si occupa di teatro dal 1975, anno in cui è socio fondatore, insieme con R. Ferrante, M. Lanzetta, L. Serao, O. Costa, A. Fiore, A. Forte, P. Stravato del Teatro dei Mutamenti di Napoli, di cui fa parte fino al 1980. Il primo spettacolo da lui diretto ed interpretato con O. Costa, A. Neiwiller, M. Lanzetta, P. Stravato, L. Serao è “Maestri cercando” tratto dal racconto di Elio Vittorini “Le schiavitù dell’uomo”, 1977. Seguono, testi di Karl Valentin, Elio Vittorini, Bertolt Brecht ed altri.

Nel 1995 diviene direttore artistico del Libera Scena Ensemble, compagnia con la quale offre i testi della drammaturgia “alta” in una versione fruibile alla maggior parte del pubblico, nei quali la trasposizione in dialetto napoletano diviene la lingua di comunicazione principale. Nello stesso anno e nel seguente fu chiamato da Aldo Vella allora sindaco di San Giorgio a Cremano, a dirigere due laboratori teatrali: “Il Giardino del teatro” e “Il teatro del fuoco” che anticiparono il Premio Massimo Troisi. Carpentieri si è prodotto anche come attore in serie tv e al cinema: interprete di numerose pellicole ha vinto nel 1990 un Premio Sacher per Porte aperte di Gianni Amelio e un Nastro d’Argento al migliore attore non protagonista nel 1993 per la partecipazione a Puerto Escondido di Gabriele Salvatores.

Da ricordare le partecipazioni nell’episodio “Isole” in Caro diario di Nanni Moretti, nel segmento “Diavolo in bottiglia” de I vesuviani di Pappi Corsicato ed in Teatro di guerra di Mario Martone, nonché il ruolo del giornalista Amato Lamberti in Fortapasc di Marco Risi.

Per quanto riguarda le fiction televisive, Renato Carpentieri ha recitato ne La Squadra e in Don Matteo 3. In Don Matteo ha interpretato il Vescovo nella terza stagione, mentre per quanto riguarda La squadra, Carpentieri è tra i veterani di questo telefilm, poiché ha interpretato il vicequestore Valerio Cafasso in tutte le otto stagioni della fiction. In più ha interpretato il Marchese Monaldo Granieri Solaro nella fiction La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa. Nell’estate del 2008 è stato protagonista di una serie di spot della trasmissione televisiva Ballarò, in onda su Rai 3.

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