RIFIUTI, LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI IRPINE DAL COMUNE DI VALLESACCARDA


Per tanti cittadini della nostra provincia, anzi di tutta la Campania, la parola rifiuti è sinonimo di incapacità, interessi, veleni, sprechi, discariche. Insomma, è una parola che evoca ormai da tempo ansie, preoccupazioni, vergogna. Eppure, passa il tempo e la situazione non evolve verso una soluzione, verso una condizione di normalità. Anzi, da più parti, fonti molto attendibili, emergono sempre segnali preoccupanti per il futuro. L’unica cosa che sembra si sia riusciti ad ottenere, che non è poco, è la scongiura della apertura di nuove discariche in provincia.

Anche se è bene ricordare che ancora ci sono alte cariche dello Stato che spingono in questa direzione. Oggi, purtroppo, la parola rifiuti è ancora un coltello che si agita nella piaga quando viene accostata alla tanto ormai conosciuta società per azioni IrpiniAmbiente. Che cos’è IrpiniAmbiente? Dovrebbe essere una società mista pubblico-privato, che dovrà gestire la cosiddetta “provincializzazione” dei rifiuti nata su tre parole d’ordine che dovevano rappresentare il filo conduttore e strategico aziendale: Efficienza, trasparenza, economicità. Bene, a tutt’oggi su questa fantomatica società abbiamo visto ben poco se non una serie interminabile di ritardi, rinvii, ricorsi, vertenze, riunioni, promesse, studi, confronti, sentenze. E’ bene sottolineare che è una società che ha avuto l’affidamento cosiddetto “in house” del servizio quando, seppure il TAR ha detto il contrario, sembrerebbe che tale formula sia contro legge. Ma lasciamo questi aspetti ad altri. La cosa che vorrei evidenziare attraverso questo documento pubblico, scritto da una persona che parla da cittadino ed amministratore di una piccola realtà, di un piccolo comune come ce ne sono tanti nella nostra provincia e che proprio per essere tanti e piccoli probabilmente non contano assolutamente nulla, tanto è vero che alle varie riunioni tenutesi a riguardo pur essendo stati sempre invitati e sempre presenti si è potuto solo assodare che quello che qualsiasi amministratore cercava di dire, di suggerire, di evidenziare restava solo chiacchiere al vento, ininfluenti.
Tanto poi si sapeva che le decisioni sarebbero state calate dall’alto, da politici di alto rango, addirittura da tecnici e generali in pensione, manco fossimo in guerra! E riconoscendo di fatto una incompetenza ed incapacità politica ad affrontare, non risolvere, la questione. Noi amministratori locali, in questa problematica, così come per la sanità oggi e per l’acqua purtroppo domani , siamo “comparse senza ruolo”: questo il titolo in prima pagina recente di un noto quotidiano locale.
Ed a favore di tutti gli amministratori della provincia posso affermare che gli stessi si sono sempre premurati di affermare alcune cose di vitale importanza: che la nascita di tale società non rappresentasse la costituzione di un “nuovo carrozzone” che assorbisse tutti gli operatori del settore dei quali una metà sicuramente fa il proprio dovere ed un’altra metà sicuramente no, oltretutto perché parliamo di persone messe lì giusto per dargli un “posto politico”, magari dopo tanti anni di trafila e di attesa ma soddisfatti di aver raggiunto il tanto agognato posto pubblico, inteso spesso come punto di arrivo “dove c’è lo stipendio sicuro e non si fa niente”, che nell’immaginario collettivo della nostra realtà e non solo rappresenta il massimo della vita. Ovviamente, in questo momento il mio pensiero non è assolutamente riferito a tutte quelle persone che , e sono comunque tante, lavorano nel pubblico impiego e fanno più del loro dovere, quotidianamente, costantemente e con grande abnegazione. E tra le varie argomentazioni, forse a torto, io avevo avuto la sensazione che, considerato anche il periodo storico che si sta attraversando, fatto di crisi, di difficoltà economiche, di immoralità politica, di presa di coscienza che non si potesse più andare avanti in un certo modo, ci fosse stata una inversione di tendenza, mettendo al primo posto il cittadino, la persona, il servizio, l’efficienza, l’economia, la trasparenza appunto.
Ed invece, oggi cosa ci ritroviamo? Una struttura che finora i comuni hanno conosciuto solo attraverso comunicazioni scritte, cambi di intestazione, rinvii, proroghe, imposizioni, diktat, fatture da pagare senza appelli, minacce di revoche del servizio. Una struttura che, senza alcun motivo, ha propinato soltanto aumenti a catena, senza giustificati motivi a cui tutti abbiamo dovuto ovviare, sulle spalle dei cittadini.
Perché è bene sapere che la legge impone alle amministrazioni che tutte le spese relative al ciclo dei rifiuti devono essere coperte al 100% dai cittadini, pena addirittura la decadenza dei sindaci stessi. E quindi per ogni euro di aumento i cittadini sono chiamati a compensare. E quasi tutti i comuni, soprattutto quelli fino a questo momento più virtuosi e parsimoniosi nello gestire tale servizio, sono stati costretti, loro malgrado, a recapitare ai propri cittadini delle bollette con dei rincari elevatissimi, vere e proprie mazzate per le casse già deboli legate alla disoccupazione ed al momento di crisi generale. E con tanta sopportazione e spirito di sacrificio, a parte alcune isolate proteste, i cittadini hanno “capito” ed accettato, oltretutto non vi erano altre possibilità. E di questo vanno apprezzati e ringraziati. Ma a conti fatti, oggi, un comune come il nostro, Vallesaccarda, dopo una anno e mezzo di rinvii si ritrova con il personale ancora a proprio carico, il servizio di raccolta e spazzamento a proprio carico e con una comunicazione da parte della fantomatica IrpiniAmbiente dalla quale si evince che, dopo l’aumento di circa il 35% che abbiamo dovuto praticare per il 2010, a conti fatti, saremo costretti ad aumentare per il 2011, entro tra l’altro termini minacciosamente perentori, di un ulteriore 50-60% la tassa oltre alle spese per eventuale spazzamento ed altre variabili.
Come giustificheremo noi questa cosa ai nostri cittadini?
Come potremo continuare ad invogliare i cittadini a buone abitudini per praticare la raccolta differenziata, fatta ormai da tanti anni e con percentuali elevatissime?
A cosa serve tutto ciò, solo a far aumentare i costi sulle spalle dei cittadini?
E cosa dovremo rispondere a tutti quei disoccupati, magari con figli ed affitti a carico, che non hanno nessun sostentamento e che non possono pagare neanche la bolletta della luce o dell’acqua?
I vari presidenti, assessori, amministratori e “generali” queste domande se le sono poste? Tutti abbiamo apprezzato l’iniziale determinazione dell’Assessore Gambacorta, del Presidente Sibilia e di chi da loro preposto per esser stati i primi in Campania ad indicare una strada. Ma oggi, occorrono risposte ed azioni concrete. O quanto meno dessero la possibilità almeno a quei pochi comuni con capacità finanziarie proprie, di sopperire con diversi impieghi delle risorse e coprire almeno in parte tali aumenti.
Aumenti poi dovuti a cosa?
Per quale motivo si è dovuto scombussolare il tutto per raddoppiare o addirittura triplicare mediamente il peso sulle spalle dei cittadini?
A cosa servono tutti questi soldi in più?
Quante consulenze, quanti tecnici, quanti dirigenti, quanta gente deve mangiare a sbafo a discapito della povera gente?
E’ il momento di iniziare a dire basta, la situazione diventa sempre più insostenibile e la politica, anzi i politici di alto rango, di professione, si allontanano sempre di più dai cittadini preoccupandosi soltanto di alimentare i propri tornaconti e foraggiare le persone vicine, poi chi vivrà vedrà.
E questo a tutti i livelli, non solo parlamentare. E quali strade rimangono per tutto l’esercito di amministratori locali che quotidianamente con passione, con attaccamento al proprio territorio sano, vero, sono costretti a fare i salti mortali per conciliare le cose e poter assicurare, e non sempre è facile, la fornitura anche della sola carta igienica alle scuole?
Pertanto, per rispetto dell’umile ruolo a cui i cittadini ci hanno delegato, già sapendo che solo con l’unione potrebbe essere possibile ottenere qualche risultato, il sottoscritto propone una mobilitazione generale, la costituzione di un comitato provinciale di controllo avallato e supportato da quanti più amministratori locali possibili, per entrare nelle decisioni, per avere la possibilità di tutelare gli interessi dei cittadini, dei più deboli, senza dover salvaguardare posizioni di comodo a destra e sinistra. Già da oggi sarà operativo un gruppo su facebook denominato “NoAlloSpreco” con l’intento di verificare la sensibilità di chi leggerà questa lettera, amministratori, cittadini, esponenti della società civile. E magari intraprendere azioni forti e legittime.
Solo per tutelare l’interesse dei cittadini.
Visto che tutto ciò che si continua a fare per creare lavoro, per contrastare la
disoccupazione sembra vano, che il divario tra ricchi e poveri diventa sempre più marcato, che la gente, dopo tanti anni, tanti investimenti, tanti sprechi, è ancora costretta ad abbandonare le nostre terre tra l’altro oggi senza nessuna certezza neanche altrove, è tempo almeno di essere parsimoniosi, di risparmiare e non aumentare le tasse.
Noi irpini siamo un popolo umile, abituato da sempre a soffrire, a prestarci con abnegazione, a dare spesso senza chiedere. Non abituiamoci alle rassegnazione.

Gerardo Cipriano
Sindaco di Vallesaccarda

2011-02-27 15:26:21

0

Commenti

comments

Lascia un commento