Rifiuti, scontri di Pustarza: oggi la sentenza dei giudici

Un ferita ancora aperta che brucia e fa male più di ieri quella di Pustarza. L’amico e collega Gianni Vigoroso l’ha vissuta sulla sua pelle, ormai otto anni fa. Scrive su Ottopagine: “Correva l’anno 2008, una brutta e triste pagina per l’Irpinia, che niente e nessuno potrà mai cancellare. Volti segnati dal lavoro e dal sangue, gente comune scesa in strada per difendere solo la propria terra oltraggiata da una nuova ondata di veleni dopo il grave inquinamento di Difesa Grande e la Smae in quel triangolo della morte al confine con la vicina Puglia. Nessun altro interesse, da parte di chi protestava giorno e notte in quei giorni terribili dove anche il diritto di cronaca venne più volte calpestato.

Stato se stesso, fasce di sindaci ignorate da chi impartiva ordini dall’alto, giornate d’inferno culminate in mobilitazioni imponenti tra Savignano, Ariano e Grottaminarda. Blocchi, manganellate, feriti, denunce, e per qualcuno come l’ambientalista Anselmo La Manna anche il Carcere oltre ad un pestaggio rimasto impunito. Vi era una sola urgenza in quei giorni, liberare la città di Napoli dai rifiuti e realizzare un nuovo immondezzaio, come se non bastasse ancora una volta nell’arianese, in quel territorio già ferito e violato dopo il grave scempio ambientale di Difesa Grande.

Dimostranti inermi, donne, anziani e bambini tra la folla di quei giorni neri, ambientalisti esasperati e preoccupati per i nuovi danni in arrivo alla salute e all’ambiente. Troppe morti per neoplasie che avevano generato timori e rabbia. I veri nemici di quei giorni erano i politici dalle passerelle facili. Una protesta che seppur abbia fatto registrare momenti di forte tensione non è mai degenerata, grazie anche alla mediazione tra gli stessi ambientalisti e le forze dell’ordine come ebbe a sottolineare in quei giorni anche l’ex Questore di Avellino Antonio De Iesu.

Domani in Tribunale a Benevento l’udienza conclusiva di un processo lungo e sofferto, con il completamento dell’istruttoria e la relativa sentenza. Accuse pesanti per alcuni dei manifestanti, che vanno dalla cooperazione di reato, violenza, minacce, resistenza aggravata a pubblico ufficiale e sequestro di persona. “Così i manifestanti a giudizio: “Confidiamo come negli altri processi, in cui siamo stati assolti, nell’operato della Magistratura. Il nostro bersaglio non erano le forze dell’ordine. La nostra unica lotta era quella di difendere il territorio da un nuovo grave inquinamento ambientale dopo lo scempio a Difesa Grande e da possibili infiltrazioni malavitose nell’affare rifiuti.” Difesa affidata a Domenico Carchia ed Enrico Riccio”.

(Fonte: Ottopagine)

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