SAVIGNANO SALUTA MARIO MANZO


Campane a lutto a Savignano Irpino. La Valle del Cervaro perde l’uomo delle grandi lotte. Se n’è andato e per sempre Mario Manzo. Tracciare in poche righe un suo profilo non è facile. Mario era e resterà una sorta di istituzione del suo paese. Attivamente impegnato nella battaglia contro i rifiuti negli anni più difficili e bui di Savignano da quando nel 2004 vi furono gli scontri a contrada Ischia per difendere a denti stretti quel fazzoletto di terra tra Panni e Montaguto, minacciato dalle ruspe e successivamente quattro anni dopo a Pustarza dove in barba ad ogni vincolo, le popolazioni furono costrette ad arrendersi tra soprusi e violenza.
Non rimase in silenzio Mario, di fronte a quelle scene di dolore, non poteva, era un uomo tenace, caparbio, dai sani principi che amava la sua terra. “Stiamo aspettando la morte, è questo che oramai ci rimane – ci aveva detto in una intervista quando davanti alla sua pizzeria in segno di lutto dopo l’avvio dei lavori a Pustarza espose un drappo nero. La politica ci ha tradito, non è mai stata dalla parte dei deboli.” Parole che tuonano ancora oggi, dopo quello scempio voluto dall’alto ma anche dai politici locali, nessuno escluso. Era rimasto distante negli ultimi anni da ogni scenario politico, disgustato, proprio per questo motivo Mario, lui che nella sua vita non ha mai chiesto niente a nessuno per andare avanti. Si era rialzato come Cristo sotto il peso di una croce, con le sue forze da ogni caduta. Due anni fa subì per invidia anche un ingiustizia, ma non si arrese e continuò con sacrifici enormi il suo lavoro pur di portate avanti una tradizione. Lascia una famiglia onesta, unita, semplice e umile che ha seguito fino in fondo i suoi insegnamenti di padre, uomo e grande lavoratore. Come lui possono camminare a testa alta, sempre, questa è la cosa più bella. Passione sin da giovane per il ferro battuto, mestiere in estinzione oggi. I suoi capolavori da artigiano dalle mani doro sono sparsi in tutta l’irpinia. In quel vicoletto a pochi passi dal corso principale per anni intere generazioni hanno fatto tappa non solo per gustare la pizza insuperabile di Marco e Maria ma per godersi insieme a Mario, qualche momento di allegria che solo lui riusciva a regalare nella sua semplicità e spontaneità, accompagnato da un immancabile brindisi. E quando decideva che la serata doveva volgere al termine, non esitava a dire in maniera schietta e simpatica: “ Mo vi nata i…….”Questo era Mario Manzo, camicia, jeans, gilet e cappellino, guai indossare giacca e cravatta, non erano per lui, neppure ad una cerimonia. La sua semplicità si misurava anche nel modo di vestirsi e a tutti piaceva così. L’estate 2012 verrà ricordata come le più tristi a Savignano. La sua assenza in quel vicolo di pace l’avevano avvertita tutti negli ultimi mesi, da quando quella malattia incalzante si è accanita su di lui senza scampo. Mancava quel suo giro affettuoso tra i tavoli, la pacca di spalla ad un amico, la barzelletta e il ridere a squarciagola fino a notte fonda. E’ stato accudito con tanto amore da tutto il personale della struttura sanitaria del Don Orione, dove ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita. Così sua figlia Emilia: “Ha nascosto la sua sofferenza, i suoi dolori, pur di non darli a noi. Ci ha lasciato, non è più tra noi, ma vivrà per sempre nei nostri cuori. Ha ricevuto la solidarietà e il calore di tante persone che ringrazio a nome di tutta la famiglia.” Si è spento nel sonno Mario proprio come egli avrebbe voluto, per non dare fastidio a nessuno. Lascia l’anziana madre Emilia, la moglie Maria, una donna straordinaria che lo ha accudito fino all’ultimo istante, i figli Emilia, Giovanni e Marco, oltre a Patrizia e Lorenzo. A tutti loro il compito di andare avanti e non mollare. Stamane alle 10.30 nella chiesa Madre la comunità di Savignano gli rivolgerà l’ultimo abbraccio.
Giornalista di Ottopagine

2012-08-12 16:47:52

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