TERREMOTO 23 NOVEMBRE 1980, DOPO 32 ANNI L’IRPINIA NON DIMENTICA


di Lucia Cafazzo
Passano velocemente gli anni ma la ferita di quel terremoto così devastante resta ancora oggi aperta e difficile da rimarginare. La terra quella sera del 23 novembre 1980 si squarciò, interi paesi polverizzati dopo un boato tremendo che in un minuto provocò circa 3000 morti. Una delle più grandi sciagure dell’Irpinia che nessuno potrà mai cancellare nella mente. Quelle scene restano ancora vive in ognuno di noi.

Non è facile dimenticare un evento tragico del genere. A ogni minima scossa, il pensiero torna inevitabilmente a quei giorni. L’Alta Irpinia in modo particolare è stata la terra che ha pagato di più, in termini di morti, feriti e sfollati. Meno critica la situazione nell’Arianese e nei comuni del circondario. La generosità della gente è stata grandiosa. Aiuti umanitari arrivarono da ogni parte del mondo. Ma vi furono anche sprechi, ritardi nell’opera di ricostruzione e inchieste. Fienili trasformati in grandi ville e di contro qualche baracca rimasta tale. Non è stato facile, guadagnare l’immagine di una terra pulita, dopo le accuse piovute dal nord. Oggi, a distanza di ben 32 anni da quella catastrofe, vi è una politica di prevenzione diversa che lascia ben sperare. Lo testimonia l’esercito di volontari in dotazione all’Irpinia, terra in cui è nata la protezione civile. In ogni angolo del’Irpinia oggi verrà acceso un cero per le vittime di quella tragedia. Una luce di speranza, per non dimenticare.

2012-11-23 10:48:29

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