VIDEO E FOTO | ‘Macera’, la bella mostra fotografica del regista Silvio Spiniello che raffigura volti e paesaggi di Greci

Lo scorso 30 luglio il giovane regista irpino Silvio Spiniello ha inaugurato la sua mostra fotografica “Maçera” presso il Museo Archeologico di Carife: le immagini dell’artista, che raffigurano volti e paesaggi di Greci, sono state esposte fino al 30 agosto. Attraverso questa mostra, Spiniello intende promuovere il territorio dell’entroterra, nello specifico di Greci, attuando la metodologia dell’estetica della relazione.

Una missione comunicativa oltre che artistica la cui realizzazione è subordinata alla possibilità di creare rete tra il territorio e istituzione. L’efficienza del museo MAC Museo Archeologico di Carife è misura fondamentale per incanalare tale progetto nella comunicazione istituzionale e custodire la cultura Arbëreshë, nonché incanalarla nell’orizzonte multimediale.

Volti, suoni, paesaggi pietrificati nell’idioma Arbëreshë sono reperti archeologici, appunto maçera, termine che si connota come definizione di pietrame, un accumulo di pietre, una architettura primitiva basata sul senso di armonia che lega l’inanimato con la natura.

Il lavoro di ricerca svolto presso la comunità oggetto del documentario ha avuto inizio nel mese di settembre 2018, partendo dal desiderio di sviluppare un percorso narrativo sperimentale che tenesse insieme due elementi fondamentali: la lingua e l’architettura del comune di Greci, in provincia di Avellino.

Le esperienze e i percorsi formativi individuali degli autori hanno giocato un ruolo fondamentale nella costruzione di un codice che tenesse al centro della riflessione il carattere architettonico e linguistico unico di Greci. Da una parte, la formazione sociologica ha aiutato ad individuare gli elementi socio-urbanistici del territorio che potessero esprimere in modo esegetico l’identità grecese e dall’altra la conoscenza di un linguaggio cinematografico contemporaneo capace di desumere la realtà restituendo audio-visivamente un processo emozionale originale.

Il progetto segue il fluire precipitoso di non eventi eliminando il confine tra animato e inanimato. Protagonista diventa così la memoria oggettuale che aderisce ad un modus comunicandi trasversale. Le pietre, le stradine, le cantine dismesse, il legname incustodito parlano di cicli di partenze e ritorni.

La mission del progetto è proprio quella di far conoscere questa comunità anche a chi non ne fa parte mostrandone le sfaccettature più intime che mesi di ricerca hanno consentito di ottenere.

Silvio Spiniello si occupa principalmente di cinema e di fotografia e, dopo “In exodus” del 2018, sta attualmente lavorando al suo secondo documentario.

 

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