VIOLENZA INAUDITA. E SE SCOMODIAMO LA STORIA…


di Michele Pilla

Quattro carri armati modello 59 del governo cinese, in fila, uno dietro l’altro, rallentano la propria marcia fino a fermarsi del tutto. Dal sesto piano dell’hotel di Beijing, da circa un chilometro di distanza e con una lente da 400 millimetri, Jeff Widener, fotografo dell’Associated Press, immortala la scena. E si accorge che a fermare la marcia dei Tank, così vengono chiamati i carri armati in inglese, è un ragazzo che si ferma al centro della strada sbarrandogli il passo. Il ragazzo ha due buste, una per mano. Appena i carri armati giungono allo stop il ragazzo sembra volerli scacciare. In risposta, i carri armati provano a girargli intorno, ma il ragazzo li blocca più volte, mettendosi di fronte a loro ripetutamente, adoperando la resistenza passiva. E’ il 5 giugno 1989 e siamo nella Grande Avenue di Chang’an, vicinissima a Piazza Tiananmen e lungo la strada verso la Città Proibita di Beijing, in Cina, il giorno dopo che il governo cinese incominciò a reprimere brutalmente la protesta degli studenti. Il ragazzo diventa famoso col nome di Rivoltoso Sconosciuto o, per dirla in inglese, "Tank Man", l’uomo del carro armato.

Di quella scena vi è un’altra immagine, quella del fotografo Stuart Franklin della Magnum Photos. La sua fotografia è più vasta rispetto a quella della Weider, e mostra più carri armati di fronte al ragazzo. Franklin vinse poi il World Press Awards per quella fotografia. Nel 2003 è stata inserita nella rubrica "Le 100 foto che hanno cambiato il mondo" del magazine Life. Varie versioni dell’immagine sono state trasmesse dalla CNN e la BBC, attraverso dei filmati, in tutto il mondo. Quell’immortale fotografia raggiunse tutto il mondo in brevissimo tempo. Divenne il titolo di testa di tutti i giornali e delle maggiori riviste, divenendo il personaggio principale di innumerevoli articoli in tutto il mondo; nell’aprile del 1998, la rivista Time ha incluso "Il Rivoltoso Sconosciuto" nella sua lista de "Le persone che più hanno influenzato il XX secolo".
Mantenendo le debite distanze da quello che è considerato un vero e proprio massacro (si parlò infatti di 7.000-12.000 morti) e chiedendo perdono per aver scomodato la storia e uno degli episodi più influenti di questo secolo, a diciannove anni e parecchi chilometri di distanza, precisamente nella ridente Irpinia, è andato in scena uno spettacolo simile a quello del 5 giugno 1989. Con la differenza che stavolta i carri armati (ovvero poliziotti in assetto antisommossa, con manganelli e scudo d’ordinanza) non si sono fermati di fronte a quelli che possono essere considerati gli Studenti Rivoltosi (ovvero padri di famiglia, operai, contadini e un giornalista che voleva semplicemente fare il suo lavoro). Che volevano soltanto difendere il proprio territorio, peraltro disarmati. Risultato: diversi feriti, persone randellate dalle forze dell’ordine nonostante avessero alzato le mani in segno di non-aggressività. Nulla a che vedere, come detto, con la protesta di piazza Tienanmen, che si concluse in un bagno di sangue.
Eppure, in un paese che si professa civile e che fa della democrazia il suo elemento cardine (l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, recita il primo articolo della Costituzione), troppo spesso ci si dimentica il vero significato di questa parola. Potere del popolo, indica la sua etimologia. A guardare le immagini degli scontri di Pustarza prima e Grottaminarda poi, viene difficile crederci. Soprattutto se si pensa, poi, che debba essere l’Irpinia a patirne le conseguenze. Domandiamoci per quale motivo a Pianura la situazione sembra stia volgendo al meglio. Domandiamoci perché lì le forze dell’ordine ci abbiano rinunciato. Paura? Difficile pensare il contrario. L’idea che ne vien fuori è quella che in Irpinia si può fare tutto, perché in Irpinia le forze sono inferiori. E allora, infierire diventa facile. Ma allora ci chiediamo: che senso ha parlare di paese democratico? "Due pesi e due misure" è forse l’immagine più giusta da adottare? Domande, solo domande. Cui non ci sono risposte certe. L’unica certezza è questa: di questi tempi, in questa Italia, il "tank man", o Rivoltoso Sconosciuto, avrebbe avuto difficoltà maggiori… Neanche lui che aveva fermato i carri armati sarebbe riuscito a fermare quelle bestie…

COMMENTA L’EDITORIALE NEL FORUM

2008-02-25 01:47:08

5

Commenti

comments

Lascia un commento