‘Voglia di vivere’, Monica racconta la sua esperienza (2a parte)


Pubblichiamo la seconda parte il racconto della tragica esperienza dell’amica Monica de Mita, fortunatamente conclusasi per il meglio, che ha deciso di condividere con tutti i lettori del “suo” Montaguto.com.

In ambulanza tanta confusione, tanta paura e allo stesso tempo tanta tranquillità: ero in buone mani, potevo pure dormire. Mi sono risvegliata ad Ariano, sempre come prima, in stato confusionale, però sempre vigile, perché ero “curiosa” perché avevo paura di quello che mi stava accadendo. Perché proprio a me?, era  la domanda che mi veniva in mente. Sbirciavo gli infermieri, i dottori, le reazioni dei miei familiari, che si erano precipitati lì. C’erano i miei fratelli e mio marito… chissà quanta paura per me che poche ore prima avevo preparato il tiramisù per il compleanno di mamma.

Infatti il 31 gennaio è il compleanno di mamma. Avevo chiamato la mia amica parrucchiera par farmi i capelli e andare da mamma con il vassoio del tiramisù, visto che i  bambini dovevano fare il tempo prolungato. Dopo si è sballato tutto, per Angelica e per me. Comunque i miei erano lì; in seguito mia sorella mi ha raccontato della corsa con l’ambulanza, della confusione che c’era al pronto soccorso, il pianto… deve essere stato difficile per loro e mi dispiace tanto, vi chiedo scusa, non volevo che soffriste per causa mia.

Ad Ariano mi hanno fatto una tac e poi hanno ordinato il trasferimento in un altro ospedale. Mio marito allora ha scelto San Giovanni Rotondo (più vicino a Foggia) o Avellino. I dottori, dopo una serie di telefonate, hanno deciso per Avellino. Ecco allora la seconda corsa verso Avellino con le sirene spiegate e con i miei sempre con me… mio marito dietro, con mia sorella maggiore, che non riusciva a star dietro l’ambulanza e che la seguiva seguendo il segnale della sirena. Mio fratello Alessandro con mia sorella Marianna, ancora più dietro, che vedevano da molto lontano l’ambulanza e che pregavano tutti insieme, che non si spiegavano il perché. Pensate che mio fratello Ale aveva pensato che non fosse niente di grave, una semplice gravidanza, però quando mi ha vista si è ricreduto. Ad un certo punto le sirene si spengono, e tutti pensano al peggio.

Arriviamo in ospedale e non ricordo più niente per i due giorni successivi se non una scena: Angelo e Mary uscire da una sala piangendo, e Concetta vicino a me, che mi diceva di non preoccuparmi. Ma come facevo a non preoccuparmi, hai voglia lei a rassicurarmi! Il primo pensiero era che non c’era più niente da fare. E questo pensiero mi ha perseguitato per mesi. Nonostante tutto, poi mi sono ripresa, diciamo ripresa… Dopo quel flash devo aver dormito, o meglio non ricordo niente di quello che ho fatto per alcuni giorni. Concetta mi ha detto che mi hanno messo le flebo, che non volevo niente, che toglievo tutto quello che mi mettevano, che mi hanno dovuto legare al letto, che mi ha dato per i primi giorni gli omogeneizzati. Non so, può darsi, ma io non ricordo.

Ricordo i miei due angeli infermieri, Maurizio ed Alba, e poi Stefania, Mirella, Lorenzo e tutti gli altri che mi sono stati vicini e dico GRAZIE a loro perché più che infermieri sono stati amici per me e ancora di più per la mia famiglia. Un GRAZIE al dottor Gabriele Carrabs e alla sua equipe… un GRAZIE che ricorderanno con la foto-immagine che ho lasciato loro, affissa al muro di quel reparto che per un mese o giù di lì mi ha accompagnato nel mio percorso. È stato un mese duro e non sapevo che era solo l’inizio. Quanti amici in quel mese duro e indimenticabile. Ho incontrato altri che come me avevano problemi, chi più, chi meno, ma sono stati tutti magnifici, mi sono stati accanto, mi hanno dato forza. Questo è il lato positivo, tanti, ma proprio tanti amici. Forse in quel periodo sono stata il caso più critico, ma grazie al personale e ai pazienti del Moscati, ho avuto la forza per continuare!

Ps: notare la scritta del quadro!

cristo

Monica de Mita – Fine della seconda parte

(LEGGI LA PRIMA PARTE)

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