‘Voglia di vivere’, Monica racconta la sua esperienza (4a parte)


Oggi mi chiedo perché doveva accadere tutto questo per vedere tanto interessamento per me. Perché doveva cambiarmi la vita e quello che facevo da sola e di cui ero soddisfatta. Cosa mi trovo ora che sono ritornata a casa mia. Cosa ho ora. Niente.

Io preferivo la vita che avevo, senza dire niente a nessuno, con la mia libertà. La libertà  che ho conquistato piano piano, con i miei figli, con il sito di Montaguto, con il lavoro, con il sindacato, con i miei amici. Purtroppo tutto mi è stato tolto per l’ennesima volta e quello che posso fare è riprendermi il più possibile.

Innanzitutto riprendere a guidare, perché per chi non lo sapesse, è indispensabile per chi, come me, abita qui, in un piccolo paese, della Campania, con trecento anime, senza scuole, senza divertimenti per i bambini. Io prima, infatti, stavo sempre in macchina, per accompagnare i miei figli, di qua e di là, a chilometri di distanza per avere una vita sociale. Oppure per andare a fare i servizi, dalla pediatra, al sindacato, all’asl, insomma per tutto. Per questo mi voglio riprendere e per questo ho fatto un percorso riabilitativo grande e lungo.

Per questo mi sono trovata a Sant’Angelo dei Lombardi, per questo ho stretto i denti e lontana dalla mia famiglia, dai miei amici, da tutti quelli che erano stati nel mio mondo. All’inizio non è stato facile, ma subito dopo mi sono affezionata a tutti. Dai dottori: i grandi dottori Sturchio e Speranza, garanzia e sicurezza. La caposala Alba, precisa e puntuale, ma anche una grande amica. Il fisioterapista Antonio, che per strappare un sorriso devi lavorare tanto a poi non ti abbandona più. Agli studenti universitari Domenico e Giovanna, Vanja per gli amici, che mi prendevano oggi giorno, cercando di farmi esercizi e imparando con me e per me; da loro ho capito che il lavoro del fisioterapista lo devi avere nel DNA.

Non basta farlo perché promette bene per un futuro, bisogna volerlo, bisogna diventare un tutt’uno con il paziente. Le logopediste, Marcella e Michela, che devono essere le prime  a farti sentire che piano piano puoi parlare di nuovo anche se magari più lentamente, insieme con le aiuto logopediste Alessia, Alessandra, Luigia, degli angeli. Grazie a tutti voi, per essermi sentita in famiglia, per tanto tempo era indispensabile, e voi ci siete riusciti benissimo, non mi avete fatto pesare di stare là da sola e piano piano mi sono ripresa, in parte.

Quando sono entrata lì non mi aspettavo tanto, ma grazie a voi ce l’ho fatta, grazie all’essere per me amici prima di essere terapisti. Grazie anche ad Antonello ed Antonella, i miei due infermieri preferiti, però tutti e dico tutti erano bravi. E poi la mia parrucchiera, Patrizia, che mi ha fatto da confidente e grazie a cui avevo i capelli sistemati, e per me che ci tengo era una gran cosa! Scherzi a parte, in questo lungo periodo di una cosa sono contenta:di aver trovato tanti ma proprio tanti amici che altrimenti non avrei trovato per questo dico grazie a Dio, da una negativa è riuscito, come solo Lui sa, a tirare fuori una cosa positiva, per questo vi chiedo di non abbandonarmi, ci siete e ci sarete, sono felice e onorata di avervi conosciuto…

Monica de Mita

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