ZI NICOLA, ADESSO PUOI RIPOSARE IN PACE


Da lassù, non gli sarà difficile rivedere la casa natìa, i vicoli dov’era nato e cresciuto, le strade per le quali aveva corso, le fontane alle quali si era abbeverato e le abitazioni che aveva visitato. In una parola, il luogo che più di ogni altra cosa gli era rimasto nel cuore. Montaguto come la sua famiglia. Un amore viscerale. E forse è stata la sola persona che, più di tutti, è riuscito a esprimere meglio questo affetto. Il legame verso la sua terra è aumentato a mano a mano che trascorreva il tempo lontano da essa. Quarantatré anni di esilio finché, il 27 settembre, vi è ritornato definitivamente. La grandezza di un uomo si misura dalle sue azioni. E Montaguto non può che dirgli grazie e riconoscere la sua immensità. Nicola Cozza era in Canada quando ha chiuso gli occhi per l’ultima volta. Lontano da tutto ciò che era stato il suo mondo. Un mondo semplice, racchiuso nei diciotto chilometri quadrati che compongono il perimetro di Montaguto. Quel mondo che aveva smesso di essere suo nel lontano 1965 quando, insieme alla sua famiglia, ha lasciato l’Italia alla volta del Canada. Da allora, Montreal si è sostituita a Montaguto. Non nel suo cuore, però.

La vita insegna che le più intense storie d’amore sono quelle che durano nonostante le difficoltà. Ma la lontananza, che sicuramente per Nicola era una di queste, non ha scalfito l’intensità del legame col suo paese. La culla della sua vita è rimasta immune ai chilometri che li hanno tenuti divisi per così tanto tempo. Nicola Cozza è morto in Canada, ma riposa a Montaguto. Ed è un riposo di pace, quello che ha scelto. I tanti sacrifici fatti in vita lo ripagano adesso che è lassù, in cielo. Da cui veglia il suo amato paese.
La storia di questo grande uomo, stando al racconto del professor Antonio Angino, suo grande amico, inizia nel 1925. “Pastorello presso diversi massari di Montaguto fin dall’età di 7-8 anni e a Cupacore, non lontano da San Vito, per conto dei marchesi Maresca. Appena sposato si trasferisce a Giardinetto dove lavora alla locale farmacia di laterizi e ogni fine settimana torna dalla famiglia a Montaguto, dove la moglie Giuseppina Ferrara si dedica al lavoro della terra. Nel 1965, a quarant’anni, lascia l’Italia e insieme alla famiglia, la moglie e i due figli Michele e Paolina, emigra in Canada, a Montreal. Una terza figlia, Maria, già sposata, lo raggiungerà più tardi. Con grandi sacrifici e grande forza di volontà, riesce a farsi strada e a raggiungere una discreta posizione economica. Ma il suo cuore rimane a Montaguto, dove ritorna appena può per stare in compagnia della madre vedova dei numerosi parenti. Una volta in pensione, però, non passa quasi mai anno senza raggiungere il paese natio dove rimane solitamente per un paio di mesi. Ricorda sempre ai figli, ai parenti e agli amici che alla fine dei suoi giorni la sua dimora eterna deve essere Montaguto, da dove era andato via a malincuore e dove correva il suo pensiero tutti i giorni trascorsi in Canada. Ricordava con orgoglio la sua infanzia povera quando un uovo al giorno, una tazza di ceci arrostiti e un misero piatto di minestra erano la sua alimentazione. Bene ha fatto la famiglia a ricordarlo così: “Il lavoro fu norma costante della sua vita. Alla famiglia consacrò tutto sé stesso e lasciò la luce incorruttibile della sua umile bontà”.
Adesso, da lassù, zio Nicola è finalmente felice. Perché resterà per sempre a Montaguto.

Michele Pilla
(Hanno collaborato il prof.
Antonio Angino e Rocco Angino)

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Questo il commovente ricordo di Minguccio, altro montagutese emigrato in Canada:
"Today,Canada is little less! Grazie a Zio Nicola Cozza questo paese è quello che è. Il Canada è la mia casa, ora. Senza di lui, la nostra casa oggi è molto triste. Non voglio piangere, voglio celebrare la via vita. GRAZIE Zio Nicola per quello che hai fatto per noi immigrati che siamo venuti in questo paese dopo di te. Ho conosciuto Zio Nicola tanti anni fa quando Albertino "lu rusctiell" venne in Canada a trovare sua sorella.Mi fece sentire a casa a casa sua. GRAZIE. Oggi tutti noi, vicini e lontani, dobbiamo essere onorati che quest’uomo era uno di noi: "Nu muntautes luntan, cha vulut turnà addo n’n avev mai lassat". Questo dovrebbe essere una sveglia per tutt li Muntautis che conoscono solo l’odio. Vorrei poter essere solo la metà del grande uomo che fu lui. Grazie per le memorie, e molto di piu`Grazie di essere MONTAGUTESE.
Mi mancherà!

2008-09-29 12:26:39

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